Le 10 migliori canzoni di Sanremo 2021

di Maurizio Ermisino
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Il duo milanese Coma_Cose

Cari amici vicini e lontani (sì, è proprio così che Nunzio Filogamo introduceva i primi Festival tanti anni fa), il Festival di Sanremo 2021 è arrivato al termine. Che Festival è stato? Un flop, come dicono gli ascolti? O un “pop”? Diciamo così perché, al netto di un cast che, com’era prevedibile, ha disorientato il classico pubblico di Rai 1 e di Sanremo, c’è stata dell’ottima musica. Musica “pop” nel senso di popolare, ma anche immediato e raffinato. Insomma il senso più nobile del termine. La domanda che dobbiamo farci qui è: ma le canzoni come sono? Ce ne sono di molto belle. La settimana scorsa, ancora a scatola chiusa, vi abbiamo presentato I migliori 10 artisti in gara a Sanremo 2021, puntando sullo stile e l’appeal di alcuni possibili protagonisti, quelli più attuali, innovativi, coraggiosi. Alcuni di loro hanno confermato le attese, altri no. E allora andiamo a raccontarvi le migliori canzoni di Sanremo 2021; poi avremo la classifica ufficiale, che, già lo sappiamo, ci lascerà scontenti, e poi quella vera, la classifica di vendita e quella dei passaggi in streaming. Insomma, chi avrà vinto Sanremo, lo scopriremo solo vivendo.

10. Ti piaci così (Malika Ayane)

Ha un che di disco music Ti piaci così di Malika Ayane, un gusto rétro e la solita eleganza ma su bpm più sostenuti rispetto alle altre canzoni portate a Sanremo. Il timbro di Malika è inconfondibile e fa sì che la cantante faccia subito sua una canzone che, nel ritornello, ricorda i voli vocali di Mandinka di Sinead O’Connor. Ti piaci così è una canzone che parla di accettazione. “E ti piace sì, ti piace così. E ti piace com’è. È ora che ti vedi. Non era non sarà. Ci pensi. E ti piace com’è. Lo senti che cedi. Come lo sguardo al fulmine”.

9. Bianca Luce (Extraliscio e Davide Toffolo)

Detto che il loro momento più alto è stato nella serata delle cover, dove hanno presentato un medley tra il Casaciok e Rosamunda, in cui mancavano solo le birre da litro dell’Oktoberfest, anche la canzone in gara degli Extraliscio e Davide Toffolo, Bianca luce, non ci ha deluso. È una sorta di pop etno-punk, una ballata alla Goran Bregovic che starebbe benissimo in un film di Emir Kusturica, che nelle ritmiche ha un certo incedere rock. “Senza te io da solo qui morirei, perché ho paura di camminare se perdo la tua luce bianca, se perdo la tua luce nera”. È una storia d’amore, di chiaroscuri e di contrasti. Ma raccontata in modo unico. “Sembra di essere ad una sagra del polpo in spiaggia tutti mbriachi e innamorati” recita un commento su YouTube. E lo quotiamo perché è perfetto.

8. Dieci (Annalisa)

Annalisa, come si dice, potrebbe anche cantare l’elenco del telefono e sarebbe impeccabile cristallina, elegante, sensuale. Come un altro artista che troverete fra poco, la sua Dieci non ci sembra la sua canzone migliore, soprattutto se confrontata con altri brani in cui la scrittura e i suoni erano più contemporanei. Con Dieci la cantante di Savona torna a una melodia più classica, all’inizio lascia un po’ perplessi, ma cresce con gli ascolti. E, soprattutto, quando la voce di Annalisa decolla e vola alta – senza alcuno sforzo – le emozioni arrivano. Come sono arrivate nella serata cover in cui, con Federico Poggipollini alla chitarra, magicamente La musica è finita di Umberto Bindi e Ornella Vanoni è diventata Feeling Good di Nina Simone in versione Muse. Certi amori non finiscono, diceva una famosa canzone, e Dieci parla proprio di questo: di tante ultime volte che sembrano chiudere un amore, ma che ultime volte, in fondo non lo sono mai. “Ma l’ultima volta è sacra. L’ultimo bacio in strada. Tu scrivimi tra un’ora. Serviranno ancora. Dieci ultime volte, tra un’ora…

7. Lezioni di volo (Wrongonyou)

Questa canzone arriva dai giovani, ma sta a pieno titolo nella nostra classifica e nei piani alti. Abbiamo conosciuto Wrongonyou, nome del progetto di Marco Zitelli, quando, anni fa, a Roma suonava nei locali e nei festival. Cantava in inglese, e con suoni molto più duri. La sua evoluzione è stata notevole, ora canta in Italiano, ma non ha perso il suo respiro internazionale. Lezioni di volo ha un incedere e una melodia irresistibili, potrebbe essere un rock da FM americano, ma anche una canzone dei migliori Oasis. Quarto tra i giovani, ma Premio della Critica Mia Martini. E scusate se è poco. Ma il volto di Marco è appena iniziato…

6. Mai dire mai (la locura) (Willie Peyote)

Vi avevamo presentato Mai dire mai (la locura) come una delle possibili sorprese del festival. E così è stato. Wille Peyote, su un riff rock costruisce una canzone tra rap e pop dal testo tagliente e ironico che non le manda a dire. Né alle nuove star della trap e dell’hip-hop (“Ora che sanno che questo è il trend tutti ‘sti rapper c’hanno la band. Anche quando parlano l’autotune, tutti in costume come gli X-men. Gridi allo scandalo, sembrano Marilyn Manson nel 2020. Nuovi punk vecchi adolescenti, tingo i capelli e sto al passo coi tempi”) né all’indie e le star social (“Sta roba che cinque anni fa era già vecchia ora sembra avanguardia e la chiamano It-pop. Le major ti fanno un contratto se azzecchi il balletto e fai boom su Tik-tok”). Mai dire mai si apre con la citazione di Boris (“questa è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”), ma a metà canzone cita anche “le brutte intenzioni… che succede” (ascoltate attentamente a 1:48) citando il caso Morgan-Bugo. Il tutto con un tono disincantato, senza mai prendersi troppo sul serio.

5. Amare (La Rappresentante di Lista)

Veronica Lucchesi, la metà (l’altra è Dario Mangiaracina) de La rappresentante di Lista è la nostra Florence Welch, un personaggio totalizzante, che ha l’arte e la musica dentro. E Amare, una canzone tra le più attese al Festiva, vive in quel mondo lì, un pop sognante, internazionale, ricco (ascoltate le percussioni e tutti i suoni che la compongono), sfaccettato. Amare sta tra il musical e il rave, e racconta il potere salvifico dell’amore. “Amare senza avere tanto. Urlare dopo avere pianto. Parlare senza dire niente. Come il sole, mi consolerà”. Canzone appena appena sotto il podio solo perché La Rappresentante di Lista hanno fatto cose molto migliori. Ma, come dice Fabio Pin, hanno fatto cose migliori sicuramente ma le loro peggiori sono comunque migliori di molte cose migliori degli altri. Il loro “queer pop” ha raggiunto vette molto alte anche durante la serata delle cover, con Splendido splendente cantata insieme a Donatella Rettore.

4. Zitti e buoni (Måneskin)

Forse aver scomodato i Rage Against The Machine per Zitti e buoni dei Maneskin è troppo perché non si nomina il nome di Tom Morello invano. Ma non è che siamo tanto lontani. In tre parole: rock anni Novanta. Un po’ crossover, un po’ grunge. Ed è meraviglioso che ci siano ragazzi di vent’anni che oggi fanno rock quando sembra la cosa più fuori moda. E poi la canzone ha quegli slogan come “La gente purtroppo parla, non sa di che cosa parla” e “Siamo fuori di testa, ma diversi da loro”. Sono quegli slogan, tipo “Non mi avrete mai come volete voi” e “Fuck you, I won’t do what you tell me” che nel rock funzionano sempre. La presenza scenica di Damiano David è innegabile, e l’ha dimostrata anche nella serata delle cover, cantando Amandoti dei CCCP con Manuel Agnelli. 

3. Musica leggerissima (Colapesce e Dimartino)

C’è quel fischio, che se volete fa tanto Leone-Morricone, se volete fa tanto Litfiba. Ma è solo l’antipasto di una canzone coinvolgente, che ti si attacca alla pelle come la crema solare d’estate. In questo momento storico forse c’è proprio bisogno di una Musica leggerissima, e Colapesce e Dimartino ci hanno regalato questo. È un brano retrò, un po’ Battiato, un po’ Alan Sorrenti e un po’ lo Julio Iglesias di Se mi lasci non vale, Musica leggerissima è una di quelle canzoni che ormai non si facevano più e avercela portata è un gran dono. “Metti un po’ di musica leggera. Perché ho voglia di niente. Anzi leggerissima. Parole senza mistero. Allegre ma non troppo. Metti un po’ di musica leggera. Nel silenzio assordante. Per non cadere dentro al buco nero Che sta ad un passo da noi”. È una canzone che surferà su un’onda lunga che arriverà fino all’estate. Dove speriamo di viaggiare non solo con l’immaginazione. “Pezzone da limoni in spiaggia il 12 di agosto” recita infatti un commento su YouTube, il migliore che abbiamo letto.

2. Voce (Madame)

Se, per caso, vi foste sintonizzati su Rai 1 senza sapere che ci fosse Rai 1 e che fosse il Festival di Sanremo (cosa impossibile, lo sappiamo), alle prime note di Voce, la canzone di Madame, vi sarebbe sembrato di essere da tutt’altra parte. I suoni che introducono Voce sembrano arrivare da un altrove, magari la California dove è cresciuta Billie Eilish. Voce è un pezzo urban ed elettronico, e allo stesso tempo è accorato e struggente, drammatico. Madame è un’aliena all’Ariston: vestita di lustrini, in un abito maschile con il guanto alla Michael Jackson, o in un lungo abito metallico e trasparente, i piedi nudi, arriva davvero da un altro mondo. Voce parla della voce come elemento che ci definisce, come specchio dell’anima, destinato a rimanere anche oltre noi. “Negli occhi delle serrande si stenderanno e io sparirò. L’ultimo soffio di fiato e sarà la voce ad essere l’unica cosa più viva di me. Voglio che viva a cent’anni da me. Fumo per sbarazzarmi di lei. Ma torna da me”.

1. Fiamme negli occhi (Coma_Cose)

Aspettavamo tanto Fiamme negli occhi dei Coma_Cose e non siamo rimasti delusi. In un mondo che stratifica suoni e ammassa autori e produttori hanno fatto tutto loro due. Una melodia semplice, parole bellissime e originali, e loro che si guardano negli occhi per dirsi “Resta qui ancora un minuto se l’inverno è soltanto un’estate che non ti ha conosciuto”. Fiamme negli occhi è un brano vagamente Sixties, squisitamente pop, una Sunday Morning dei Velvet Underground che prende vita nell’hinterland milanese. “Galleggio in una vasca piena di risentimento e tu sei il tostapane che ci cade dentro, grattugio le tue lacrime, ci salerò la pasta, ti mangio la malinconia così magari poi ti passa” Fausto e Francesca si dicono tutto questo guardandosi negli occhi: tu li guardi e capisci che è tutto vero. La verità, vi prego, sull’amore.

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