I 10 migliori artisti in gara a Sanremo 2021

di Maurizio Ermisino
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Sarà un Festival di Sanremo diverso da tutti gli altri, quello che andrà in scena dal 2 al 6 marzo 2021. Ma non solo per i motivi che tutti sappiamo. Sarà un Sanremo mai visto che per il cast che, tutto d’un botto, lascia a casa i cantanti “sanremesi”, quelli che stavano in freezer per un anno intero e venivano scongelati giusto la settimana del festival, e prova a portare in scena la musica nuova, quella che fa tendenza, che viene davvero ascoltata sulle piattaforme, visualizzata sui social, quella che riempirebbe – se fossero aperti – i locali da concerto. Indie, rap, trap, ma anche il… liscio (!). Il cast di Sanremo 2021 è molto stimolante. Abbiamo scelto quelli che sono, secondo noi, i 10 migliori artisti in gara a Sanremo 2021, quelli che, quando passeranno sul palco dell’Ariston, dovreste fermarvi e seguire.

10. Extraliscio feat. Davide Toffolo

Sentite che squadra: Moreno il Biondo arriva dall’Orchestra Casadei, Mauro Ferrara è la voce di Romagna Mia e Mirco Mariani ha suonato con Rava e Bollani. Insieme hanno dato vita agli Extraliscio, progetto che vuole sdoganare il liscio, renderlo postmoderno, dando vita un “punk da balera”. Davide Toffolo invece è davvero punk, è il leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti da Pordenone. È anche un noto fumettista e ha fatto della sua band un fumetto, perché da anni si esibiscono – e lui lo farà anche a Sanremo – con delle maschere da teschio sul volto. Il misto tra liscio e punk rischia di essere esplosivo. La loro Bianca luce è una canzone d’amore, ma parla delle sue contraddizioni. E siamo sicuri che punk e liscio sia una contraddizione?

9. Bugo

Bugo non ha bisogno di presentazioni. È stato il vero vincitore, insieme a Morgan, dello scorso Sanremo, perché dopo la loro lite e l’abbandono del palco, non si è parlato che di loro. Certo, il Festival quest’anno avrebbe potuto avere entrambi l’un contro l’altro armati, ma ha deciso di non prendere il leader dei Bluvertigo. Bugo, in ogni caso, con l’exploit dello scorso anno, riscuote la fama che una carriera ventennale da indie (quando il termine voleva dire davvero indipendente) non gli aveva dato. La canzone che porta quest’anno, E invece sì, ammicca un po’ al mondo di Vasco Rossi, che è uno dei suoi modelli. Dov’è Bugo? Ci chiedevamo l’anno scorso. Bugo è qui: godiamocelo.

8. Måneskin

Il rischio di non conoscerli nel loro caso non si pone. Sembrano dei veterani, tanta è stata l’esposizione mediatica dopo la loro partecipazione a X Factor del 2017 (secondi in gara, ma i veri vincitori), ma hanno poco più di vent’anni. Il rock crossover dei Maneskin aveva funzionato molto bene lì dentro, con cover di grandi rockband, un po’ meno fuori dove si sono adagiati un po’ sulle melodie italiche, come Torna a casa (che era la colonna sonora della prima stagione della serie tv Baby). Adesso a Sanremo portano la loro “rabbia giovane” e un rock alla Rage Against The Machine con la loro Zitti e buoni, in cui ci vogliono dire che no, i ventenni di oggi zitti e buoni non vogliono proprio esserlo. Con il sex appeal di Damiano e Victoria, che non guasta mai.

7. Noemi

A proposito di sex appeal, e a proposito di X Factor, Noemi è una delle poche uscite dal talent (allora era Rai, oggi è Sky) a poter dire di avercela fatta. E a noi è sempre sembrata davvero sexy. I media parlano della sua nuova linea, ma in Noemi, che è sempre stata bellissima anche con qualche chilo in più, era sexy il temperamento, la chioma rossa, lo sguardo. E la voce, quella voce blueseggiante, graffiata e graffiante, che era capace di cantare il soul come trasformare Albachiara di Vasco Rossi e Amandoti dei CCCP. A Sanremo c’è stata diverse volte, e quasi sempre ha lasciato il segno. Quest’anno porta Glicine, che promette di essere uno di quei brani dal ritornello killer.

6. Annalisa

Chiudiamo il lato sexy del Festival con Annalisa, anche lei creatura da talent, ma dall’altra metà del cielo: ad Amici ci aveva incantato tutti con la sua versione di It’s Oh So Quiet di Bjork. Ma, uscita dal talent, è riuscita a costruirsi un’immagine fatta di classe ed eleganza – innate ma anche studiate accuratamente – che nessun’altra ha oggi in Italia. Alla voce limpida e pulita si unisce il suo volto pulito, i suoi enormi occhi verdi, la figura minuta e il suo look raffinato. Anche lei al Festival è ormai un’habitué, ma le ultime apparizioni, Il mondo prima di te (nel 2018, in gara), che sembrava un pezzo dei Morcheeba, e il duetto con Achille Lauro ne Gli uomini non cambiano (l’anno scorso, da ospite), hanno lasciato il segno. Lo lascerà anche la canzone di quest’anno, Dieci? A lei un “dieci” lo daremmo sempre.

5.Lo Stato Sociale

Lo Stato Sociale, da Bologna, torna sul luogo del delitto, dopo il successo del 2018, per portare quel po’ di sano svacco che non deve mancare ad ogni Festival. Con Una vita in vacanza, divertissement tra Vasco e Rino Gaetano su base da New Order, avevano avuto un grande successo sul palco dell’Ariston, complice anche “una vecchia che balla”. Quest’anno Lo Stato Sociale arriva con una canzone, Combat Pop, con un titolo che ha il sapore dei Clash, e una canzone che vuole essere una critica sociale, ma con una vocazione pop, cioè popolare, e qualche sapore di Edoardo Bennato. Ci sarà da divertirsi, da ballare, da pensare. Ne abbiamo bisogno (e mai come ora avremmo bisogno di Una vita in vacanza).

4. Willie Peyote

E la critica sociale c’è tutta anche nella canzone di Wille Peyote. Amadeus aveva detto che nessuna canzone avrebbe parlato di pandemia, e la sua non è dedicata al tema. Ma, insomma, come stanno le cose lo dice eccome in quei versi “riapriamo gli stadi, ma non i teatri né live / magari faccio due palleggi, mai dire mai”. La sua Mai dire mai (la locura) non era stata pensata per Sanremo, e lui ha accettato di venire a patto che potesse cantare proprio questa canzone. Torinese, forte di collaborazioni con i Subsonica (e tanti altri artisti), volto da cinema con quei baffi e gli occhiali, Willie Peyote si muove tra rap e cantautorato, jazz e pop, impegno e ironia, forte di una scrittura intelligente. La sua grande forza è nelle parole. E per uno che apre il suo pezzo con una citazione di Boris non possiamo non fare il tifo. Perché “Questa è l’Italia del futuro, un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”.

3. Madame

Inutile negarlo. È tra le più attese all’Ariston. Madame, al secolo Francesca Calearo da Creazzo, Vicenza, è la via femminile alla trap. È esplosa nel 2018 con la sua canzone Sciccherie, e ha già collaborato con vari artisti. Il suo nome l’ha scelto grazie a una pagina Instagram che generava automaticamente nomi per drag queen, e alla sua amica era capitato Madame Wild. Ha pensato che fosse un gran nome d’arte, e poi scelto solo Madame. Madame è la voce narrante delle storie di un’adolescente, prende le esperienze più belle di Francesca e romanza quelle negative. A Madame non piace fare le canzoni semplici, quelle con le formule prestabilite, quelle con qualcosa di già sentito. A Sanremo parlerà di amore omosessuale con la sua Voce. Intanto ha già vinto il Premio Lunezia per Sanremo per il testo. “Per una lirica basata su sentimenti adolescenziali, sfumati tra follia e grandezza: sopravvivi a te stessa e diventerai quello che sei” la motivazione di Dario Salvatori.

2. La Rappresentante di Lista

La Rappresentante di Lista è il curioso nome d’arte di Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, che arrivano da Palermo. Definiscono la loro musica “Queer Pop”, evocando un mondo di fluidità sessuale e libertà. E il loro è un pop elettronico, raffinatissimo, sensuale, ipnotico: suoni di livello internazionale e testi degni del miglior cantautorato italiano. E poi c’è Veronica, voce altissima e pulita, presenza sensuale e inconfondibile. Non a caso Paolo Sorrentino li ha presi e portati nella colonna sonora di The New Pope. A Sanremo la voce di Veronica suonerà ancora potente con Amare, in cui si parla di amore universale e del suo potere salvifico. Ma alla maniera de La Rappresentante di Lista, ovviamente…

1. Coma_Cose

Se Sanremo è il Festival dell’Amore, qui dentro c’è quello vero: Fausto Zanardelli e Francesca Mesiano, da Milano, sono una coppia sul palco e nella vita. Amore e affinità elettive hanno dato vita a una delle realtà più forti del panorama musicale italiano. I Coma_Cose sono rap, sono pop, sono elettronici, e lo sono in modo rétro, un po’ anni Novanta. E per noi è un complimento. Sono Ninenties per il ritmo dei loro beat, per certi tappeti e certi riff di tastiere, per come alternano rap e cantato. Testi come “Garibaldi aveva solo mille follower” sono geniali. Ma il punto è che le loro melodie sono irresistibili, sono puro pop, ti avvolgono e non ti lasciano più. E il tocco pop ce l’hai o non ce l’hai. A Sanremo portano Fiamme negli occhi: una canzone d’amore, ma a modo loro.

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augusto Agosto 30, 2021 - 11:11

in questo tempo delle serie proccupazioni, sto cercando di tenerle lontane( non dimenticarle )cercando di distrarmi con temi molto più leggeri, e in questo mi hanno aiutato ieri notte attraverso il programma RAI tv 1 Teche teche tèdue grandissimi cantantiItaliani anni 65/ 70 come Gianni Morandi e Massimo Ranieri, che a 18 anni avevano venduto oltre 18 milioni di dischi, nel programma sono state riproposte indimenticabili brani musicali espressione massima sia nella musica ( melodia/ ritmo ) che nei testi,mai banali, vuoti, indicibili come quelli che da troppo tempo ci stanno prodigando parolieri musicisti e voci assurde che non danno emozioni tipo Mamohud, Levante,e altri cheNON mi sento di citare per nonfare loro pubblicità, si sono potuti ascoltare bellissime canzoni che ancora malgrado siano over 70 danno ancora emozioni.Mi rendo conto purtroppo che parolieri come Mogol,Dalla,DeAndre,Conte,Battisti,Migliacci,Costanzo,Morra,M.Fabrizio sono perle rare in via di essere perduti
PS:Nel mare di queste negatività , si salvano Noemi, Madame che sono belle voci, bravissime interpreti

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