Le 12 migliori canzoni di Tina Turner (le indimenticabili)

di Stefano Lo Verme
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Pochissimi personaggi, nella storia del rock, possono vantare una longevità e soprattutto una forza iconica paragonabili a quelle di Tina Turner: un’artista che ha saputo cavalcare diverse epoche e stili, facendo conoscere il proprio nome e la propria voce a un pubblico che comprende almeno tre generazioni differenti. Dagli esordi alla fine degli anni Cinquanta al sodalizio professionale con Ike Turner, da cui avrebbe preso il cognome e al quale sarebbe stata legata anche da un matrimonio rivelatosi a dir poco turbolento, per poi reinventarsi negli anni Ottanta come una delle massime superstar dell’industria discografica, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “regina del rock”. La vita e la carriera di Anna Mae Bullock, in arte Tina Turner, costituiscono un binomio estremamente affascinante, che lei stessa avrebbe esplorato nel 1986 nel libro Io, Tina – La storia della mia vita, alla base del film biografico del 1993 What’s Love Got to Do with It, con una superba interpretazione di Angela Bassett.

A distanza di quasi vent’anni, a rievocare il percorso di Tina Turner è anche Tina, il documentario realizzato da Dan Lindsay e T.J. Martin e disponibile dall’8 luglio in DVD, Blu-Ray e digital download: un racconto che passa inevitabilmente per gli abusi subiti da parte del marito Ike, la loro separazione e il riscatto di Tina, con una folgorante carriera da solista che l’avrebbe portata a vendere settanta milioni di dischi, ad aggiudicarsi sette Grammy Award e a riempire stadi e arene con cifre record in occasione dei suoi tour, fino al ritiro dalle scene nel 2009. Il 16 luglio, inoltre, sarà ripubblicato in edizione speciale uno dei suoi album più famosi, il mitico Foreign Affair del 1989, in un cofanetto contenente quattro CD e un DVD. Per i fan di lunga data e per chi volesse riscoprire il talento di questa straordinaria rockstar, di seguito vi proponiamo dunque, in ordine cronologico, dieci fra le migliori canzoni di Tina Turner, quelle che più hanno contribuito a trasformarla in una delle figure più amate dello show business mondiale.

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1. It’s Gonna Work Out Fine

A un anno dal loro debutto con A Fool in Love, nel 1961 Ike & Tina Turner penetrano per la prima volta nella Top 20 delle canzoni più vendute degli Stati Uniti (e si guadagnano la loro prima nomination ai Grammy Award) con It’s Gonna Work Out Fine. Si tratta di un brano che già mette in luce le incredibili capacità vocali di Tina: la rabbiosa intensità della sua performance è tutta un programma, mentre il parlato di Ike si inserisce tra i versi a completare il dialogo con la sua partner.

2. River Deep Mountain High

Dopo qualche timida incursione nelle classifiche all’inizio del decennio (A Fool in Love, It’s Gonna Work Out Fine), è nel 1966 che Ike & Tina Turner, sotto la supervisione del mega-produttore Phil Spector, realizzano il loro primo, indimenticabile cavallo di battaglia: River Deep Mountain High, un pezzo firmato dallo stesso Spector e a cui la poderosa voce di Tina conferisce un’energia inconfondibile. Prima hit del duo a scalare le classifiche oltreoceano, in America River Deep Mountain High all’inizio passerà invece inosservata, salvo poi diventare un autentico classico, inserito nel 2004 da Rolling Stone al trentatreesimo posto nella classifica delle migliori canzoni di tutti i tempi.

3. Proud Mary

Composta da John Fogerty, nel 1969 Proud Mary era stata un grande successo per i Creedence Clearwater Revival; ma è due anni più tardi, nel 1971, che la canzone sperimenta una rinnovata fortuna grazie all’incisione di Ike & Tina Turner, che la lanceranno al quarto posto della classifica americana con un nuovo arrangiamento, destinato a ‘spodestare’ nella memoria collettiva la versione originale: una prima parte più lenta a cui fa seguito un’improvvisa accelerazione del ritmo, scandito dall’effetto trascinante del «Rollin’ on the river» del ritornello. Ricompensata con il Grammy Award per la miglior performance vocale di gruppo r&b, la cover di Proud Mary sarebbe stata anche il secondo brano di Ike & Tina ad essere incluso nella lista di Rolling Stone delle cinquecento grandi canzoni della storia.

4. Nutbush City Limits

Quel tocco funk conferito da Ike & Tina Turner a Proud Mary viene ripreso due anni dopo, nel 1973, per un altro titolo fondamentale del loro repertorio: Nutbush City Limits, che sarebbe diventato una grande hit in tutta Europa. Questa volta l’autrice della canzone è Tina stessa, che prende spunto dalle proprie radici: Nutbush è infatti il nome di un’area non incorporata della Contea di Haywood, in Tennessee, in cui la ragazza era nata e cresciuta. Una versione remixata di Nutbush City Limits sarà poi reincisa dalla Turner nel 1991 per la sua antologia Simply the Best.

5. Let’s Stay Together

Nel 1983, Tina Turner è una ex star di quarantaquattro anni che per un decennio non ha più messo piede nelle zone alte delle classifiche e, pur continuando ad esibirsi con regolarità, è considerata ormai poco più di una “vecchia gloria”. Quasi nessuno può immaginare che, da lì a poco, sarebbe stata la protagonista di una delle più spettacolari rivincite nella storia del rock: una rivincita iniziata proprio con Let’s Stay Together, cover del celebre classico del 1971 di Al Green. Grazie alla grinta vocale della Turner e alla produzione di Martyn Ware degli Human League, questa nuova versione di Let’s Stay Together avrebbe riportato di colpo Tina all’attenzione del pubblico, aprendo la strada al trionfo dell’album Private Dancer.

6. What’s Love Got to Do with It

È il maggio 1984 quando Private Dancer arriva sugli scaffali dei negozi, accompagnato dal singolo What’s Love Got to Do with It, una ballata pop che si interroga cinicamente sul ruolo dei sentimenti, servita alla perfezione dall’espressività della voce di Tina Turner. Il successo sarà immediato e gigantesco: Private Dancer si rivela un fenomeno di portata mondiale, con tredici milioni di copie vendute, mentre What’s Love Got to Do with It conquista il primo posto negli Stati Uniti, dove Billboard la decreterà come il secondo maggior successo del 1984 (dietro When Doves Cry di Prince). Ricompensata con ben tre Grammy Award (miglior registrazione, miglior canzone e miglior performance vocale femminile pop) e inclusa nella classifica di Rolling Stone delle migliori canzoni di sempre, What’s Love Got to Do with It sarà il brano-simbolo della resurrezione artistica dell’indomabile Tina.

7. Private Dancer

A dare il titolo all’album di Tina Turner è Private Dancer, un suggestivo brano scritto da Mark Knopfler per i suoi Dire Straits, ma regalato alla Turner in quanto più adatto a un’interprete femminile: la canzone è raccontata infatti dal punto di vista di una squillo d’alto bordo, e la Turner, accompagnata da Jeff Beck alla chitarra, vi infonde una sensualità elegante e irresistibile. Dopo What’s Love Got to Do with It e Better Be Good to Me, Private Dancer sarà il terzo singolo tratto dall’omonimo album a raggiungere la Top 10 della classifica americana.

8. We Don’t Need Another Hero (Thunderdome)

Dopo la sua apparizione come Acid Queen in Tommy di Ken Russell nel 1975, dieci anni più tardi Tina Turner si cimenta in un vero e proprio ruolo d’attrice: Aunty Entity, feroce sovrana del deserto, nel kolossal post-apocalittico Mad Max oltre la sfera del tuono, diretto da George Miller e George Ogilvie e interpretato da Mel Gibson. Oltre a recitare nel film, Tina incide anche due brani per la colonna sonora: One of the Living, premiata con un Grammy Award, e la celeberrima We Don’t Need Another Hero (Thunderdome), una ruggente power ballad con tanto di coro della King’s House School che si unisce alla voce di Tina nella parte finale. We Don’t Need Another Hero (Thunderdome) si è imposta fra i maggiori successi del 1985, dominando le classifiche mondiali e arrivando al secondo posto negli Stati Uniti.

9. Typical Male

Sono passati poco più di due anni da Private Dancer quando nel 1986 Tina Turner, ancora sulla cresta dell’onda, dà alle stampe il suo nuovo album, Break Every Rule, che replicherà in buona parte il successo del predecessore. Ad anticipare il disco è Typical Male, un ritmatissimo pezzo pop che vede la partecipazione di Phil Collins alla batteria; la canzone si piazzerà al secondo posto della classifica americana e contribuirà a rendere Break Every Rule uno dei best-seller della discografia della Turner.

10. The Best

E in questa discografia, un posto di assoluto rilievo è occupato senz’altro da The Best: un brano che, al di là degli ottimi risultati registrati all’epoca della sua uscita, ha visto la propria fama crescere con il tempo, anche per merito di quell’esplosivo ritornello reso immortale proprio dalla performance di Tina Turner. The Best, in realtà, non è una canzone originale: a inciderla per la prima volta era stata nel 1988 la popstar gallese Bonnie Tyler. Nel 1989 The Best viene recuperata dalla Turner per il suo leggendario album Foreign Affair, trainato in cima alle classifiche proprio da questo pezzo formidabile, che da allora sarebbe sempre stato associato a Tina e alla sua voce magnifica.

11. GoldenEye

In una carriera già così gloriosa, quale miglior ciliegina sulla torta di una Bond song? Nel 1995 Tina Turner viene scelta infatti per registrare GoldenEye, tema principale dell’omonimo film sull’agente segreto 007, qui impersonato da Pierce Brosnan. Composta da Bono e the Edge degli U2, GoldenEye è una delle Bond song più efficaci di sempre: perfettamente in linea con la tradizione dei brani che l’avevano preceduta e in grado di evocare un profondo senso di tensione e di pathos, sia grazie all’arrangiamento, sia per l’interpretazione della Turner, che un anno dopo l’avrebbe inclusa anche nell’album Wildest Dreams.

12. When the Heartache Is Over

Concludiamo questo nostro itinerario nella discografia di Tina Turner con il singolo che, nell’autunno 1999, accompagna la pubblicazione del suo album in studio, Twenty Four Seven. Prodotta dallo stesso team che, un anno prima, aveva riportato Cher sulla cresta dell’onda con il fenomeno Believe, When the Heartache Is Over è infatti un accattivante brano dance aggiornato allo stile di fine millennio, nonché l’ennesima conferma della longevità artistica di una Tina neo-sessantenne, ma sempre pronta a occupare le classifiche con la sua strabordante energia.

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