Sting: le 10 migliori canzoni

di Maurizio Ermisino
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Sting in un concerto dal vivo

A Sting vogliamo così bene che gli abbiamo perdonato quell’uscita sul “rock nullità reazionaria” che agli amanti del rock ha fatto un po’ storcere il naso. Sting, dopo aver fatto rock ad altissimo livello nei Police, con quella miscela tra punk e reggae davvero unica, nella sua carriera solista ha cercato da subito di non limitarsi al rock, ma di evolversi e di esplorare vari generi. Questo lo ha portato a collaborare con tanti artisti. Alcune di queste collaborazioni sono raccolte nell’album che esce oggi, 19 marzo: Duets è una raccolta delle più celebrate collaborazioni collezionate da Sting durante la sua carriera, tra cui quelle con Mary J. Blige, Herbie Hancock, Eric Clapton, Annie Lennox, Charles Aznavour, Zucchero, Mylène Farmer, Shaggy, Melody Gardot, Gashi e molte altre. In occasione dell’uscita verrà pubblicato inoltre uno speciale singolo digitale della versione di Englishman/African in New York con l’artista africano Shirazee, un messaggio di positività e speranza in questi momenti difficili. La pubblicazione verrà accompagnata anche da un video. Per l’occasione abbiamo scelto le 10 migliori canzoni di Sting. Quelle senza i Police. Perché quella è un’altra storia.

Russians

Nel primo album da solista, The Dream Of The Blue Turtles (1985), Sting fa di tutto per dimostrare che non è solo un musicista rock: jazz. funky, musica africana, reggae, nel disco c’è di tutto. Il primo singolo, If You Love Somebody Set Them Free, è un successo clamoroso. Ma in questo viaggio vogliamo partire da Russians, uscito come quarto singolo, nel 1985, e diventata una delle canzoni simbolo dello Sting degli anni Ottanta, quella che Sting ha cantato a Sanremo nel 1986. Su un tema musicale di Sergej Sergeevič Prokof’ev (Lieutenant Kije Suite, Op. 60), Sting canta un accorato appello ai potenti del mondo, i leader di USA e URSS, allora le due superpotenze militari. Erano gli anni della Guerra Fredda, che da lì a poco sarebbe finita. Russians è un brano maestoso, sinfonico, intenso. “Non esistono guerre che possono essere vinte / è una bugia a cui non crediamo più“, canta Sting. E si augura che “anche i russi amino i loro bambini”.

Moon Over Bourbon Street

Il quinto singolo tratto da The Dream Of The Blue Turtles è Moon Over Bourbon Street, un brano jazz delicato, sospeso e notturno. È ispirato alla storia del vampiro Louis nel romanzo Intervista col vampiro di Anne Rice, e colpisce per l’orchestrazione e per l’uso dei fiati. Nel primo disco solista di Sting è forse il brano che più si allontana dal mondo dei Police. È un brano forse “minore” nel repertorio di Sting, ma solo nel senso che non è tra i più famosi. Sting lo ha comunque eseguito spesso dal vivo, e lo ha incluso nell’album live Bring On The Night.

Englishman In New York

Anche il secondo album di Sting, …Nothing Like The Sun (1987), ha un suono eclettico e sfaccettato, ed è un enorme successo. Una delle canzoni simbolo è Englishman In New York, caratterizzata da un ritmo in levare che lo avvicina alla musica reggae, ma che il sassofono di Brandford Marsalis avvicina al jazz e rende qualcosa di unico. Englishman In New York è ispirata all’attore e scrittore (e icona gay) Quentin Crisp: nacque nel 1986, quando Sting si recò nell’appartamento newyorkese di Crisp, che gli raccontò la vita di un omosessuale nella omofobica Gran Bretagna dagli anni venti agli anni sessanta. Ma la canzone è un inno universale a essere se stessi, come invita il mantra “Be yourself, no matter what they say”, “Sii te stesso, non importa ciò che dicono”. “Occorre più che saper combattere per fare un uomo / Più che una licenza per un’arma / Affronta i tuoi nemici, evitali quando puoi / Un gentiluomo camminerà ma non corre mai” recita il testo. Il successo di Englishman in New York è dovuto anche a un grande video in bianco e nero. Non poteva essere altrimenti: è stato diretto da David Fincher.

Fragile

In un disco dove ogni canzone è una perla, l’altro brano simbolo è Fragile, il quarto singolo estratto da …Nothing Like The Sun. Delicata, basata sul suono di una chitarra acustica, è stata incisa anche in spagnolo e in portoghese, con i titoli Fragilidad e Frágil, entrambe inserite nell’EP ...Nada como el sol. È ispirata a Ben Linder, un ingegnere civile statunitense ucciso dai Contras nel 1987 mentre lavorava su un progetto idroelettrico in Nicaragua. Ma è diventata anche simbolo di un’altra tragedia. La sera dell’11 settembre 2001, Sting aveva in programma un concerto privato nella sua tenuta in Toscana. Una volta saputo della notizia, dopo molti dubbi, decise di tenere lo stesso il concerto. Disse che avrebbe cantato solo Fragile, per onorare le vittime dell’attentato. Ma l’accoglienza del pubblico lo convinse a portare a termine tutto il concerto. E quel “how fragile we are” acquistò ancora un altro significato.

They Dance Alone

Un altro brano storico di Sting da …Nothing Like The Sun (il quinto singolo), They Dance Alone (Cueca Solo) ha un forte significato politico. Parla del modo tutto particolare di potare il lutto delle donne cilene che ballano la Cueca, la danza nazionale del Cile, da sole con nelle mani le fotografie dei loro cari scomparsi. La canzone è un atto di di protesta contro il dittatore cileno Augusto Pinochet. Anche questa canzone ha una sua versione spagnola, Ellas Danzan Solas (Cueca Solas). They Dance Alone ha un andamento solenne e una dolcezza unica nella melodia, un’atmosfera cupa che si apre a un afflato di speranza. Vede la partecipazione di Mark Knopfler, Fareed Haque e Eric Clapton alla chitarra, e una parte recitata in spagnolo da Rubén Blades.

Mad About You

The Soul Cages (1991), il terzo album solista di Sting, nasce da una crisi creativa. Il musicista era bloccato, non riusciva a scrivere canzoni. E così è stato per tre anni. Fino a che ha capito che, per ritrovare l’ispirazione, doveva guardare indietro. Così è nato The Soul Cages, ispirato al padre, scomparso nel 1989. Dall’album abbiamo scelto Mad About You, una canzone d’amore con delle influenze mediorientali nella melodia e nel testo, in cui si fa riferimento a Gerusalemme. Mad About You è diventata poi Muoio per te, con il testo italiano scritto da Zucchero. “There are no victories, in our histories, without love” è diventata “non ci sono vittorie nelle nostre storie, senza amore”.

It’s Probably Me

Uno dei più bei duetti di Sting (e non a caso è incluso nell’album Duets) è quello con Eric Clapton, It’s Probably Me. Scritto per la colonna sonora di Arma letale 3 nel 199,2 è un brano ipnotico e soffuso, stratificato. Si basa sulla ritmica del suono di un accendino campionato, che fa da “batteria” alla canzone, su cui si innesta la chitarra acustica e virtuosa di Eric Clapton e, man mano che il pezzo procede, l’orchestrazione dei violini. Eric Clapton arriverà anche con le svisate della sua chitarra elettrica, mentre la voce magnetica di Sting, calda e carismatica, dà l’impronta al pezzo, realizzato in collaborazione con Michael Kamen e David Sanborn. La canzone, reincisa senza di loro, è entrata nel disco seguente di Sting, Ten Summoner’s Tales, ma in qualche modo perde la sua particolarità. In molti vorrebbero che Sting tornasse a lavorare con questo team.

Fields Of Gold

Ten Summoner’s Tales (1993) è il quarto album solista di Sting, e viene lanciato dal singolo If I Ever Lose My Faith In You, potente ed epico, ma la canzone del disco rimasta nell’immaginario è la suggestiva Fields Of Gold, un brano di grande atmosfera, dall’incedere solenne e impreziosito dal suono di una cornamusa del Northumberland (suonata da Kathryn Tickell). Le immagini del brano sono vivide e potenti e nascono dai colori al tramonto di un campo d’orzo vicino alla casa che aveva appena acquistato. È una canzone dedicata alla moglie, Trudie Styler, ed è una delle sue preferite.

Seven Days

Sempre da Ten Summoner’s Tales scegliamo Seven Days, una canzone che si regge su una grande prova alla batteria di Vinnie Colaiuta, che suona su un tempo dispari, e porta la canzone verso un crescendo molto suggestivo. Il testo della canzone cita alcuni versi di Every Little Thing She Does Is Magic, il singolo dei Police del 1981. Guardate il video, e guardate all’opera Vinnie Colaiuta. La sua prestazione è un capolavoro nel capolavoro.

A Desert Rose

A Desert Rose è tratta da Brand New Day (1999), il sesto album di Sting, un grande successo, che per la prima volta vedeva Sting lavorare con campionamenti ed elettronica. A trainare il successo dell’album è A Desert Rose, il secondo singolo estratto, realizzato in collaborazione con il cantante algerino Cheb Mami, che con la sua voce porta la canzone verso atmosfere e mondi nuovi. Il testo della canzone è ispirato al romanzo Dune di Frank Herbert, che nel 1984 era diventato un film, diretto da David Lynch, nel quale Sting aveva recitato. Anche A Desert Rose è inclusa in Duets.

Ecco la tracklist completa di Duets.
1. Little Something with Melody Gardot
2. It’s Probably Me with Eric Clapton
3. Stolen Car with Mylène Farmer
4. Desert Rose with Cheb Mami
5. Rise & Fall with Craig David
6. Whenever I Say Your Name with Mary J. Blige
7. Don’t Make Me Wait with Shaggy
8. Reste with GIMS
9. We’ll Be Together with Annie Lennox
10. L’amour C’est Comme Un Jour with Charles Aznavour
11. My Funny Valentine with Herbie Hancock
12. Fragile with Julio Iglesias
13. Mama with Gashi
14. September with Zucchero
15. Practical Arrangement with Jo Lawry
16. None Of Us Are Free with Sam Moore
17. In The Wee Small Hours Of The Morning with Chris Botti

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