Le 5 migliori canzoni di Diodato

di Elisa Torsiello
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Diodato

Se Lucio Dalla (alle cui migliori canzoni abbiamo dedicato un articolo di approfondimento) riusciva a raccontare quel sentimento pensato, desiderato, rimasto spesso bloccato in potenza sul nascere e realizzarsi, e cantautori come Samuele Bersani e Francesco Guccini danno vita al nostro complicato mondo interiore sotto forma di poesia in musica, Diodato si è ben presto imposto nel panorama musicale come perfetta unione di questi due stili. I suoi sono racconti, storie di vita, di amori e amicizie che vanno e vengono, sentimenti interrotti, cuori che battono o che si arrestano lasciando spazio alle lacrime.
Nato ad Aosta il 30 agosto 1981, cresciuto a Taranto e poi a Roma, Diodato è cittadino del mondo e nomade dei sentimenti. Ogni emozione provata, toccata, assimilata l’ha tradotta in canzone, dando spesso vita anche a emozioni e pensieri altrui, in una giostra caleidoscopica lasciata scorrere tra le tracce di dischi commoventi e spesso infarciti di (caustica) ironia.
Con la vittoria a Sanremo nel 2020 con Fai Rumore, Diodato ha finalmente ottenuto quel riconoscimento unanime che si meritava da tempo, lasciando ai propri ascoltatori una galleria di prose musicali in cui immergersi e ritrovarsi nota dopo nota.
Scopriamo quindi insieme le 5 migliori canzoni di Diodato.

1. Fai rumore

È il brano che lo ha consacrato, lanciandolo in una spirale di riconoscimenti e apprezzamenti tanto dalla parte dei critici, quanto soprattutto dal grande pubblico: stiamo parlando di Fai rumore.
Dopo Sanremo la nostra vita è stata avvolta da una bolla di silenzio. Vite interrotte, sospese, chiuse all’interno di casa nostra, nell’attesa – come canta lui stesso in un altro brano, Un’altra estate – di scoprire che effetto fa anche solo tornare al mare e, soprattutto, ritornare a vivere.
Quella storia di una coppia bloccata nel silenzio dell’incomunicabilità, ferma nell’incapacità di parlarsi e dialogare, si è elevata dunque a inno di intere esistenze che hanno capito quanto importante sia fare rumore, con la bocca e con il cuore, con le persone a cui teniamo.

2. Non ti amo più

Nel film 500 giorni insieme, il protagonista Tom chiede a Summer come fosse possibile che da ragazza che non voleva essere la fidanzata di qualcuno, si è ritrovata a esserne la moglie. Con sincerità la protagonista gli risponde che un giorno si è semplicemente svegliata e lo sapeva. Sapeva ciò di cui con Tom non era mai stata sicura. Ed è dal cuore di quella insicurezza che nasce quel dolore lancinante, quel pensiero che allontaniamo e rimandiamo, come un compito assegnatoci e che non vogliamo portare a termine. Tante volte anche noi ci alziamo e per quanto doloroso sia, ci accorgiamo di non amare più la persona che abbiamo a fianco. La fiamma che prima ardeva, illuminando la nostra mente di sogni e speranze, adesso è stata spenta. Traendo linfa vitale da quel fumo che si innalza là dove bruciava la fiamma, Diodato scrive Non ti amo più, brano contenuto nel suo ultimo album Che vita meravigliosa, e saggio di quella presa di coscienza di un amore che non esiste più. Dietro a quel ritmo solo apparentemente dinamico e allegro, si nasconde infatti il racconto di un sentimento che è scomparso, la trasformazione di sguardi e gesti che prima ci facevano battere il cuore a mille, e che adesso non sono altro che sintomo di indifferenza o – peggio ancora – di fastidio. Una sincerità di racconto che rende questo brano vero, realistico, di tutti e per tutti, ma soprattutto per quegli innamorati che si ritrovano a rimandare a domani una dichiarazione di resa, ma mai di sconfitta.

3. Babilonia

Era il 2014 quando un giovane Diodato scende le scale di Sanremo presentando nella categoria Giovani Babilonia. La storia ci dice che non vincerà, superato da Rocco Hunt con Wake Up, ma quello che ha lasciato il cantautore con la performance di quel brano è un ringraziamento sentito, commosso, verso quella persona che nonostante tutto ci lascia appoggiarsi a lei, sostenendoci nei momenti più bui, senza farci mai cadere. Una facilità di intenti e di azione, che lascia sorpreso chi canta, e con lui l’ascoltatore, pronto a chiedersi come coloro che gli sta accanto, con sensibilità e amore, non lo lasci mai solo, trascinarono dal baratro del buio. Il lento declino storico che ha intaccato la città antica di Babilonia si riflette adesso su coloro che hanno paura di toccare il fondo, per poi essere sempre raggiunti da quello sguardo e da quella mano che li trascina via, riportandoli sempre su.

4. Mi si scioglie la bocca


Non è zucchero, ma è un ingrediente amaro quello che scioglie la bocca di coloro che, bloccati tra il fare e non fare, il dire e non dire, vogliono urlare i propri sentimenti per la persona amata in segreto, per poi trattenersi e divorarsi dentro. La paura del rifiuto, dell’idea di rovinare tutto è un’ombra che si alimenta delle nostre paure e che Diodato ha saputo raccontare con fare poetico in Mi si scioglie la bocca. È una ballata nata sui residui dei nostri timori ancestrali, questo brano contenuto nell’album Cosa siamo diventati. Un cammino che inizia al ritmo dei primi battiti di un incontro per poi esplodere spezzando il cuore con quel “L’ho dato al vento, il mio tormento per te, perché ho temuto che il fuoco potesse ridurmi in cenere”. Fuoco e desiderio, speranze e lacrime. Il tutto lasciato cullare dal vento e dal brano di Diodato, uno dei più sinceri, sublimi e per questo commoventi brani del suo repertorio.

5. Che vita meravigliosa

Come colonna sonora del film di Ferzan Özpetek, La dea fortuna, Che vita meravigliosa ha vinto tutto. Un successo meritato per un brano che ci sospinge a guardare in alto, verso quel cielo infinito e da lì trarre la forza per andare avanti, vivendo e assaporando giorno per giorno queste pagine di un libro avventuroso chiamato vita. Una vita che sorprende con infiniti colpi di scena e colpi bassi, dolori e gioie. Canto di un uomo perso tra le onde di un mare in tempesta, che con la sua zattera ha perso la retta via, Che vita meravigliosa è anche inno a non lasciarsi andare, imparando piuttosto a farsi cullare da quelle onde, tributo a questa vita meravigliosa, dolorosa sì, ma fortemente seducente e miracolosa.

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