Le 15 migliori canzoni di Lucio Dalla

di Elisa Torsiello
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Vive tra gli spazi di un battito di cuore, la musica di Lucio Dalla. Le sue parole non si limitano a raccontare occhi che si perdono nello sguardo degli altri, ma danno vita a quel periodo sospeso, di un amore rimasto sulle punte di una lingua tremolante. Decretare le più belle canzoni di Lucio Dalla è un’impresa titanica. Sono sentimenti non ancora dichiarati, embrioni emotivi di un battito cardiaco accelerato che non riesce a raggiungere la bocca e tramutarsi in parola quelli che vivono nelle pause dei suoi versi. Le sue canzoni sono della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni a occhi aperti, di chi si perde nei movimenti dell’altro, amato silenziosamente.

Sono pensieri generati dalla fucina emotiva di coloro che si ritrovano incapaci di fare un passo avanti, di tradurre in realtà quel desiderio bruciante che li lascia attoniti, bloccati in un eterno “forse”. Quello di Dalla era e resta un mondo di parole ammantate di dolci armonie, poesie vestite di note che sussurrano al ricordo del primo batticuore, specchi che donano viso e anima agli ultimi della società. Barboni e innamorati, sacro e profano, carne e spirito santo: è un mondo di opposti, di dicotomie che si uniscono come labbra di amanti distanti, pronti a riunirsi, ritrovarsi, o lasciarsi per sempre sulla scia di un ricordo. Un viaggio delle meraviglie, il suo, che perfino la morte non è riuscita ad arrestare. E finché ci saranno orecchie disposte ad ascoltare, e cuori a battere all’unisono, la voce di Dalla non morirà mai, proprio come le sue canzoni.

Ripercorriamo la carriera di questo eterno artista con le migliori canzoni di Lucio Dalla, mostrando anche il video.

1. Canzone

Cosa si prova a non incrociare più il proprio sguardo con quello della persona amata? O a sentire il peso della distanza come un macigno che schiaccia con forza sopra il cuore? Si prova tristezza, dolore, malinconia, emozioni disparate che a volte una canzone, alimentata dal ricordo, può alleviare, fino a sprigionarsi e volare oltre ogni confine e arrivare alla mente e al cuore di chi aspetta quelle parole sussurrate e cantate.
Scritta da Samuele Bersani, (di cui Dalla fu il mentore e scopritore) Canzone è il primo singolo estratto dall’album Canzoni, uscito il 5 settembre 1996. Un brano che tenta con la forza della propria melodia di azzerare le distanze, ricucire un cuore a pezzi, giungere alle orecchie di chi si lascia, ricordando che è impossibile sbagliare il bersaglio, perché “se rimane indifferente non è lei”.

2. Cara

È un singhiozzo trattenuto, mille e più farfalle nello stomaco che volano leggiadre, un gioco a perdere dinnanzi alla forza dell’attrazione, Cara. Una dichiarazione d’amore tenuta sospesa sulle pagine di un foglio, di chi parla al condizionale perché troppo impaurito dal dichiararsi. La fantasia corre veloce in questo brano, lasciato impresso nella memoria collettiva soprattutto dopo essere stato scelto da Carlo Verdone per il suo Borotalco.

3. Domani

Non sarà una delle prime canzoni che ci balena in testa quando si pronuncia con ammirazione il nome di Lucio Dalla, ma in Domani vive un respiro di vita, di speranza di riabbracciarsi, ritrovarsi e cucire le distanze come nuvole nel cielo che mai come in questo periodo sussurrano alla nostra mente e alla nostra fantasia. La stanchezza di restare lontani viene alleviata da una promessa fatta a musica, la stessa che gli innamorati si scambiano tutti i giorni, andando oltre la rabbia, o i litigi, per amarsi ancora di più, perché “lo sai, che sei dentro di me”.

4. Anna e Marco

Chissà se stanno ancora danzando, o in in viaggio su un motorino, Anna e Marco. Manifesto del primo batticuore, la canzone di Lucio Dalla ha dato voce agli amori puri, nati per caso ed entrati negli interstizi epidermici dei suoi giovani protagonisti. Un legame indissolubile, come indissolubile è il sogno di stare insieme. Lucio Dalla con Anna e Marco ha dato prova della sua invidiabile abilità di dare vita – fino a rendere tangibili – i personaggi che in punta di piedi entrano tra gli interstizi delle sue partiture. E così, prendendoci per mano, i due giovani innamorati ci rendono testimoni dei loro sogni, dei loro cuori che battono all’impazzata, nell’attesa di un domani che chissà cosa regalerà.

5. L’anno che verrà

Impossibile non lasciarsi coinvolgere da L’anno che verrà. Quel suo incipit così malinconico, e allo stesso tempo colmo di speranze, si è fatto negli anni contenitore di sogni e desideri. Insieme a Lucio Dalla noi tutti ci affacciamo al nuovo anno scrivendo su fogli immaginari le nostre speranze, per poi inviarle ad amici lontani, mancati, persi o ritrovati. Registrato in un 1978 costellato di tragedie nazionali (il delitto Moro, il terrorismo, la morte naturale di papa Paolo VI e quella misteriosa di Giovanni Paolo I) agli Stone Castle Studios, a dominare il testo sono gli anni di piombo a cui Dalla fa esplicitamente riferimento. I versi “Si esce poco la sera compreso quando è festa” alludono effettivamente alla paura della violenza terrorista e malavitosa che spinse alla chiusura in casa delle famiglie italiane, anticipando profeticamente un’altra chiusura, come quella che ci ha spinto a vivere all’ombra della nostra routine quotidiana tra le mura domestiche pre e post-quarantena. L’anno che verrà interpreta benissimo un diffuso sentimento popolare, un rigurgito di stanchezza, violenza e difficoltà economiche che sembra tenere ancora sotto scacco il nostro Paese negli ultimi cinquant’anni. Un po’ come sarà Ciao! manifesto sulle difficoltà precarie di coloro che sbarcano alla ricerca di un futuro migliore tra l’indifferenza generale, già con L’anno che verrà Dalla si è elevato a precursore dei tempi; un testimone visivo non solo dell’anno, ma della storia che verrà.

6. Telefonami tra vent’anni

Ai sorrisi di cuori che palpitano nell’attesa di una conferma, o di un rifiuto, capita che Lucio Dalla abbia saputo mettere nero su spartito la separazione di due innamorati. In Telefonami tra vent’anni troviamo stralci di vita ordinaria, abbigliati di poesia e intrecciati da una promessa: chiamarsi tra vent’anni, un invito a prendere le distanze e al tempo stesso non dimenticarsi, strappato durante i titoli di coda di una storia ormai al capolinea, ma impossibile da rimuovere dalla propria memoria personale .

7. Piazza Grande

Scritta insieme a Ron, Piazza Grande fu presentata per la prima al Festival di Sanremo del 1972 classificandosi quinta. Per anni erroneamente confusa con Piazza Maggiore (di Piazza Grande a Bologna non ve n’è traccia) come dichiarato da Gianfranco Baldazzi nel corso della puntata de La storia siamo noi su Lucio Dalla, la canzone, dedicata a un senzatetto, non si riferisce né a Piazza Maggiore né alla Piazza Grande di Modena, bensì a Piazza Cavour di Bologna, dove il cantautore ha abitato da giovane. Il testo parla infatti di panchine e di erba, assenti sia in Piazza Maggiore che a Modena, e di gatti che non han padrone (in nessuna delle due piazze sembra esserci mai stata alcuna “colonia felina” degna di nota).

8. Rispondimi

Un amore fugace, sperato, sognato. Tutto condensato in una richiesta che vive di speranza: Rispondimi. Il brano, interpretato insieme a Tosca, contiene forse uno dei versi più sinceramente strazianti della musica italiana, ossia quel “un amore è un amore anche se non ha da domani” nel quale ritrovare la forza di una passione mista a sentimento ormai insidiatasi in ogni singolo atomo di un innamorato.

9. 4/3/1943

Doveva inizialmente intitolarsi “Gesubambino”, ma quella che per la volontà della censura divenne 4/3/1943, con il passare degli anni ha abbattuto gli ostacoli dello spazio-tempo di generazioni di ascoltatori, coinvolgendoli, emozionandoli dinnanzi a questo capolavoro immortale. Doveva essere una canzone sull’assenza del padre, ma poi è diventata una canzone sull’assenza della madre, 4/3/1943, lontana dai brani dal sapore stucchevole, e più vicina a una ballata da cantastorie, il brano piazzatosi terzo al Festival di Sanremo del 1971 è una fotografia in bianco e nero tradotta in musica. Il resto è storia.

10. La sera dei miracoli

Una dedica può essere d’amore anche se composta per una città come Roma. Un mondo eterno, abbraccio universale di arte e poesia,  ma anche di volti scavati dalla fame, di mani che si allungano alla ricerca di una moneta. Un perfetto contrasto di anime, La sera dei miracoli che Lucio Dalla ha saputo cogliere e trascrivere in note musicali e versi rimasti impressi nella nostra memoria.
E non c’è modo migliore che sintetizzare questo brano se non citando lo stesso Dalla: “Anch’io mi sono sentito un poco zingaro, ho vissuto per un’estate a Roma dormendo sulle poltrone di vimini in un bar… Mi meraviglio sempre più del rapporto che c’è tra me e Roma, una città unica al mondo, un palcoscenico straordinario che unisce tutte le classi sociali, in cui non c’è contrasto, c’è voglia di stare insieme”.

11. Caruso

È una cartolina solo apparentemente sbiadita dal tempo, Caruso. Bastano delle cuffie, un tasto play, ed ecco che ogni ascolto restaura con colori accesi il ricordo del cantante protagonista del brano, e insieme a lui il mondo che lo circonda, quel Golfo di Sorrento di cui Dalla riesce a far sentire l’odore salmastro che lo inebria. Pubblicato nel 1986 Caruso è un composto commosso, malinconico, nato per caso, e offerto alle pagine indelebili della storia. Tutto nacque da un guasto all’imbarcazione, che portò Dalla a soggiornare a Sorrento, proprio nella stessa stanza che anni prima aveva ospitato il tenore napoletano Enrico Caruso, poco prima della morte. Qui i proprietari dell’albergo raccontarono a Dalla degli ultimi giorni della vita del tenore e della sua passione per una giovane a cui dava lezioni di canto. Un input straordinario, di una voce restata in sospeso per anni nell’attesa che qualcuno la cantasse. Ecco dunque che la mente di Dalla inizia a lavorare, la fucina creativa si mette in atto e il capolavoro prende vita là, “dove il mare luccica, e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento”.

12. Disperato Erotico Stomp

Disperato Erotico Stomp è un gioco di doppisensi, di associazioni erotiche che richiamano una libertà sessuale troppo spesso soffocata e che nel testo di Dalla trova la sua via di fuga fino a raggiungere l’apice nel verso “ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. Dalla affonda a piene mani nell’inconscio, negli inframezzi dei pensieri e dei non detti, traducendo in musica quell’erotismo sempre un po’ “disperato” e fin troppo spesso tenuto nascosto, sottaciuto, da una morale opprimente che ci fa sentire colpevoli di non si sa bene cosa e perché. Ma la chiave di volta dell’intero brano è il termine “stomp”, un manto di ironia che esorcizza i pensieri ora espressi senza paura, mentre la mani partono e la gente di Berlino si perde per le strade di Bologna.

13. Futura

Certi brani si staccano dal loro abito fatto di note e melodie, per abbracciare una nuova vita, e tramutarsi in storie eterne e universalmente condivisibili. Le ascoltiamo traducendole in film personali, che ci toccano nel profondo tra speranze, dolori, desideri. Futura di Lucio Dalla è più che una canzone. Si tratta di un inno alla speranza, simbolo di un futuro migliore all’insegna dell’amore puro, quello che fa superare ostacoli, pregiudizi, timori. Parte integrante dell’album “Dalla”, pubblicato 9 anni prima della caduta del Muro di Berlino, Futura parla proprio di Berlino. In un’intervista il cantautore bolognese spiega bene la genesi del pezzo, nato come una sceneggiatura e poi trasformato in canzone. Al Charlie Check Point che separava Berlino Ovest da Berlino Est, Dalla si siede su una panchina e si accende una sigaretta. Nell’arco di mezz’ora (con a fianco Phil Collins) ecco nascere un testo destinato a segnare la storia della musica italiana. Dietro quei versi si nasconde la storia di due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura, portavoce di unione, uguaglianza, speranza.

14. Attenti al lupo

Ci sono canzoni che entrano di prepotenza nella nostra memoria collettiva. Scelgono a caso un posto e lì si siedono, decisi a non farsi rubare la posizione agognata. Attenti al lupo è uno di quei brani che lo scorrere del tempo non ha intaccato di un millimetro. Ogni sua parola viene richiamata dalla profondità del cervello per essere cantata quasi inconsciamente, senza pensarci. Una formula magica universalmente condivisa e da tutti conosciuta. Simbolo di unione, Attenti al lupo con quel suo retaggio fiabesco piace sia ai più piccoli, che ai grandi, ascoltatori ormai abbastanza maturi per comprendere il vero significato prima sfuggente che ha a che fare con la crescita, la morte e l’angoscia della separazione. Il lupo cattivo si sveste allora delle sue vesti favolistiche per manifestarsi nella sua personificazione dei pericoli e timori che ostacolano la nostra esistenza, mentre il bosco si rivela nella sua natura reale, quella della nostra vita complicata e intricata nell’attesa che un sogno possa illuminare la strada lasciandosi conoscere così il proprio lieto fine.

15. Ayrton

C’è un rumore tanto assordante, quanto cullante, che accompagna la vita degli emiliani-romagnoli. È il rumore dei motori che si scaldano, partono, invadono le strade, sfrecciando veloci. Nella regione della Ferrari, e dei campioni di motociclismo, la benzina scorre nelle vene. Ma in quella domenica del 1 maggio 1994 quel rumore roboante si è fermato improvvisamente lasciando spazio al funereo silenzio. Durante il Gran Premio di San Marino il pilota Ayrton Senna, quintessenza della velocità e simbolo di vittoria, muore. Un colpo profondo, che ha sconvolto tanto il mondo dello sport quanto quello generale. Un lutto che Dalla e l’autore Paolo Montevecchi hanno tradotto in musica. Scritto in prima persona, il brano immagina l’addio alle scene, alla pista, e alla vita di Ayrton Senna, scindendo così la natura divina del campione a quello dell’uomo-pilota. Il resto è leggenda.

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