160 anni dall’Unità: otto grandi film sulla storia d’Italia

di Stefano Lo Verme
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Il 17 marzo l’Italia compie 160 anni: infatti in quella data, nel 1861, il Regno di Sardegna si trasformava ufficialmente nel Regno d’Italia, segnando un punto di svolta nel Risorgimento e la concretizzazione di un progetto travagliato e complesso. Da lì a breve, il neonato Stato italiano avrebbe affrontato una Terza Guerra d’Indipendenza, avrebbe strappato Roma al controllo dello Stato Pontificio e poi, nel secolo a venire, si sarebbe imbarcato in due conflitti mondiali, fino alla Liberazione dal nazifascismo e al passaggio all’ordinamento repubblicano. Sono alcune delle tappe fondamentali di un percorso, storico e sociale, che il cinema si è occupato più volte di raccontare, spesso attraverso pellicole diventate a tutti gli effetti dei classici; pertanto oggi, in occasione dei 160 anni dall’Unità d’Italia, abbiamo selezionato per voi otto grandi film sulla storia d’Italia, attraverso i quali è possibile rievocare altrettanti capitoli delle vicende del nostro paese dalla sua nascita fino ai nostri tempi…

 

Il Gattopardo

È il controcanto disincantato ed amaro ai trionfalismi sul Risorgimento: tratto dall’omonimo (e controverso) romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo è uno dei capolavori di Luchino Visconti, che nel 1963 consegna al divo americano Burt Lancaster il ruolo di don Fabrizio, Principe di Salina, aristocratico siciliano all’epoca della spedizione dei Mille. In questo affascinante affresco ambientato fra il 1860 e il 1861, Visconti porta a galla le contraddizioni dell’Unità d’Italia in una realtà, quella del Sud sottoposto al dominio borbonico, che da quel momento avrebbe dovuto affrontare una lunga e faticosa integrazione.

 

La grande guerra

Tocca invece a Mario Monicelli, forse il più grande fra i maestri della commedia all’italiana, condurci attraverso una pagina terribile della storia del Novecento: la Prima Guerra Mondiale, teatro del film più celebrato del regista e sceneggiatore romano, La grande guerra del 1959, scritto insieme a Luciano Vincenzoni e ai mitici Age e Scarpelli. Due volti-simbolo del nostro cinema, Alberto Sordi e Vittorio Gassman, si calano nei panni di due uomini chiamati alle armi per rischiare la vita in un conflitto che avvertono come estraneo, e che Monicelli riesce a raccontare con un infallibile amalgama fra dramma e umorismo.

 

Il conformista

L’Italia del fascismo, con i suoi compromessi morali e la sua inesorabile ipocrisia, è invece l’oggetto dell’impietosa analisi de Il conformista, il più bel romanzo di Alberto Moravia, e dello splendido film che nel 1970 un giovane Bernardo Bertolucci realizza a partire dal libro di Moravia. Jean-Louis Trintignant è il perfetto interprete di Marcello Clerici, funzionario del regime che accetta di imbarcarsi in una missione segreta per conto dell’OVRA, stringendo un ideale “patto col diavolo”: un personaggio emblematico della meschinità del ventennio fascista, di cui Il conformista racconta anche la caduta in quel fatidico 25 luglio 1943.

 

Roma città aperta

Dall’armistizio dell’8 settembre all’occupazione tedesca dell’Italia, con Roma città aperta Roberto Rossellini ci consegna una testimonianza indelebile della pagina più sanguinosa della storia italiana, quella corrispondente all’ultimo anno e mezzo della Seconda Guerra Mondiale. Pietra miliare del neorealismo, diretto nel 1945 (immediatamente dopo la Liberazione) e destinato a rappresentare uno spartiacque per il cinema italiano e non solo, Roma città aperta affida al naturalismo della messa in scena e alle magnifiche interpretazioni di Anna Magnani e Aldo Fabrizi il compito di mostrare in presa diretta tutto l’orrore del nazifascismo.

 

Così ridevano

Fra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’Italia sta sperimentando l’apogeo del Boom economico, un profondo cambiamento culturale e un nuovo ventaglio di opportunità; eppure, l’Italia del Boom restava un paese segnato da differenze sociali che talvolta apparivano insanabili. E nel 1998 è Gianni Amelio a indagare i lati oscuri di questo capitolo di storia italiana in uno dei suoi film più acclamati, Così ridevano: la commovente vicenda di due fratelli siciliani trapiantati a Torino e costretti a far fronte alle discriminazioni e alle difficoltà che caratterizzarono il fenomeno della migrazione interna.

 

Buongiorno, notte

Ad offrirci uno sguardo personalissimo sull’epoca del terrorismo e degli anni di piombo è uno dei massimi cineasti italiani di sempre, Marco Bellocchio, in uno dei suoi migliori titoli: Buongiorno, notte, film del 2003 che ci riporta al 1978 e al sequestro di Aldo Moro, tra i principali fautori del “compromesso storico”, qui impersonato da Roberto Herlitzka. La prigionia di Moro e la vicenda delle Brigate Rosse sono rielaborati in Buongiorno, notte con un approccio decisamente originale, in grado di mescolare fedeltà storica e invenzione narrativa nell’ottica di una riflessione ampia e problematica.

 

Il divo

A breve distanza dalla stagione del terrorismo, eccoci arrivare all’ultimo atto della Prima Repubblica e all’inizio della fine del potere di Giulio Andreotti, il “grande vecchio” della politica italiana. Il film in questione, Il divo, è l’opera che nel 2008 ha portato il regista napoletano Paolo Sorrentino alla ribalta internazionale in virtù del suo ritratto cupo e grottesco del divo Giulio, che rivive nell’impressionante prova d’attore di Toni Servillo: una figura inafferrabile, dipinta alla vigilia del processo di Palermo, mentre nel frattempo lo scandalo di Tangentopoli sanciva il tramonto della Democrazia Cristiana e di un intero sistema politico.

 

Il caimano

Se dunque Andreotti è rimasto perennemente al centro della storia italiana della Prima Repubblica, dopo il repulisti di Tangentopoli la figura più influente e discussa del periodo della Seconda Repubblica è stata senz’altro quella di Silvio Berlusconi. A lui, e più in generale agli effetti del berlusconismo sulla società italiana, nel 2006 Nanni Moretti ha dedicato una delle sue pellicole di maggior successo: Il caimano, un graffiante esempio di metacinema, in cui la parabola politica e giudiziaria di Berlusconi viene rivisitata intrecciandola alle miserie morali di un intero paese.

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