Zack Snyder’s Justice League: Perché ce n’è bisogno adesso

di Claudio Gargano
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È da troppo tempo che abbiamo perso il rito, sacrale per molti noi, della sala cinematografica. L’entrata in una dimensione altra, oscura, uterina, in cui si condivide con altri sconosciuti l’esperienza di storie in sequenze audiovisive, raccontate da un fascio di luce che squarcia quell’oscurità regalandoci emozioni ed empatie con personaggi inesistenti, o quasi, è ormai un miraggio in questi tempi pandemici. Un film come Zack’s Snyder Justice League sarebbe stato certamente l’evento da non perdere, se i cinema fossero stati aperti. Viene certamente da chiedersi se sarebbe stata possibile una distribuzione cinematografica di questa stessa versione di 4 ore che è stata rilasciata sulle piattaforme. Ma soprattutto pensiamo che mai come adesso ci fosse bisogno della Zack Snyder’s Justice League (ZSJL d’ora in poi).

L’incanto smarrito dell’evento in sala

La sala cinematografica dei tempi d’oro

 La chiusura delle sale e il conseguente congelamento dei blockbuster più attesi, dal James Bond di No time to die al Dune di Denis Villneuve, da Black Widow a Ghostbusters Legacy e Matrix 4, ci ha fatto smarrire completamente quel senso dell’evento cinematografico da vedere assolutamente in sala. Il proliferare della distribuzione online ci ha posti di fronte ad un mare magnum di titoli (molti degni, alcuni davvero belli, originali e interessanti, altri dimenticabili) tra i quali lo spettatore medio si sente perso, senza più una bussola a guidarlo. I festival online e le campagne promozionali, la cui natura è stata totalmente stravolta dagli eventi di quest’ultimo anno, non riescono più a concentrare l’attenzione su alcuni titoli imperdibili e da un lato questo è sicuramente un bene, vista la maggiore accessibilità di titoli indipendenti che in sala avrebbero avuto vita breve. Dall’altro però, con i titoli più attesi dal grande pubblico tenuti nel congelatore, è venuta a mancare la magia dell’evento, quell’atmosfera particolare che permeava di incanto le giornate subito precedenti all’uscita del film che tutti attendevamo.
Quell’incanto è riuscito a ricrearlo, almeno virtualmente, il rilascio di Zack Snyder’s Justice League. Siamo sicuri che gli abbonamenti a Now Tv e a Sky (uniche piattaforme italiane su cui è visibile il cinecomic della DC) saliranno alle stelle in questi giorni, come pure i download illegali, inutile negarlo. Sebbene, per gli ovvi motivi che tutti sappiamo, ognuno chiuso dentro le proprie case, la comunità cinematografica, almeno quella più pop, più nerd, o semplicemente imbevuta di un certo immaginario, si è ritrovata, per modo di dire, nell’attesa spasmodica del film del momento da non perdere assolutamente. In questi includiamo certamente anche molti detrattori di Snyder che non avranno voluto perdere l’occasione per dire la loro.

La catarsi multipla

Zack Snyder

In questo caso la catarsi è però multipla: in primo luogo il film costituisce il sospirato riscatto di Zack Snyder dopo la terribile versione completata da Joss Whedon nel 2017, ma soprattutto dopo la tragedia familiare che lo colpì, sempre nel 2017, e che gli impedì di tenere le redini di una pellicola su cui purtroppo la Warner Bros stava già mettendo le mani, tentando di inseguire la Marvel sul suo stesso terreno, ma snaturando così la visione di Snyder. Inutile scendere ora nel dettaglio della tortuosa vicenda produttiva di Justice League perché in questi giorni è di dominio pubblico.
Ciò che ci interessa in questa sede è sottolineare il valore catartico che ha avuto il rilascio di questa versione nella elaborazione di due lutti: quello individuale di Snyder che ha perso la figlia (Autumn, a cui è dedicata la pellicola) e quello collettivo, di tutti gli spettatori che piangono la perdita della sala cinematografica. Per ovvie ragioni non vogliamo mettere sullo stesso piano il dolore di un padre con quello degli spettatori però non riusciamo a esimerci dal notare quanto sia significativa, per motivi diversi, la distribuzione di questa ormai leggendaria, se non chimerica, versione di Justice League. Il ritrovarsi di molti di noi in attesa dell’uscita di un film-evento, ci ha riportato, per quanto virtualmente, un po’ di quella magia che assaporavamo quando andavamo a cinema a vedere il film imperdibile. È chiaro che tra i cinefili doc anche l’uscita a dicembre di Mank su Netflix, il film di David Fincher che rimette in discussione la genesi di Quarto potere, è stato sentito con altrettanta enfasi. Ma se pensiamo ai film che attiravano le masse e che offrivano uno spettacolo fantasmagorico trasportando gli spettatori in dimensioni Altre, facendoli palpitare per storie, certamente inverosimili ma che nel loro essere archetipiche risuonavano nei cuori della gente, allora ZSJL è certamente tra questi.

La mitologia in Zack Snyder’s Justice League

“Pandora scende sulla terra fra le braccia di Hermes” di Jean Alaux

 Tanti elementi del film hanno contribuito al recupero della dimensione epico/mitologica, eliminata totalmente dalla disastrosa versione di Whedon: il look più oscuro, con una color correction tipicamente snyderiana, il montaggio delle scene d’azione con quei ralenti che ne esaltano la plasticità rendendole dei veri e propri tableaux vivants, il reinserimento di scene come quella di Diana che scende nei sotterranei del tempio delle Amazzoni o quella del canto delle donne norrene, successivo all’immersione di Arthur/Aquaman, il look decisamente più minaccioso di Steppenwolf e soprattutto la sua contestualizzazione in un quadro più ampio che vede l’apocalittico Darkseid come il vero burattinaio, solo per dirne alcuni. Tutto questo ha aiutato gli spettatori a calarsi in quella atmosfera da Quest fantasy di cui è permeato tutto il film e a riconoscerne, più o meno consapevolmente, la caratura epica. Mai come in questo periodo buio che sembra avvolgere indefinitamente le nostre vite ormai da un anno, diventa un fabbisogno quasi naturale quello di storie epiche in cui gli eroi si facciano carico del peso del mondo e dei suoi guai.
Ci piacerebbe adesso esaminare più da vicino il carattere strettamente archetipico di alcuni personaggi di ZSJL, analizzandone i riferimenti, più o meno mitologici, messi in gioco nel film, sia rispetto alla loro essenza, sia rispetto a ciò che compiono nella storia in questione. Questo perché crediamo sia proprio la risonanza con questi archetipi, per quanto inconsapevole, che aiuti a toccare certe corde dell’inconscio di noi spettatori rendendo così l’esperienza cinematografica emotivamente più coinvolgente. Inconscio che interagisce inevitabilmente con un bacino più grande che Jung chiamava appunto inconscio collettivo, William Butler Yeats la Grande Memoria e le tradizioni esoteriche registro Akashico.
Va detto che esiste un bellissimo e imprescindibile saggio di Grant Morrison (autore di capolavori del fumetto come Arkham Asylum e The invisibles), Supergods, in cui si esamina il mondo dei supereroi dal punto di vista della valenza mitologica, nonché psicologica, che essi hanno assunto all’interno della società. La tesi di base, semplificando molto, è che i supereroi abbiano sostituito gli antichi eroi delle mitologie passate, nel ruolo di attrattori narrativi catartici in cui il pubblico possa trovare risonanze con le proprie esperienze interiori.
Il percorso tipico dell’eroe, composto di ascesa, caduta ed eventuale riscatto e/o redenzione, a volte anche sacrificale, presente in molte mitologie, è stato ampiamente sviscerato, a cominciare da Jung, passando per Joseph Campbell e arrivando fino a Chris Vogler e ai moderni manuali di sceneggiatura. Alcune tipologie di eroi presenti in quelle mitologie sono riconoscibili in ZSJL.
Per motivi di spazio ci limiteremo ai soli Superman, Flash e Batman. A malincuore dunque non ci occuperemo di Wonder Woman/Artemide, di Cyborg, inteso come possibile archetipo mutaforma, di Aquaman l’Abissale e del Joker come Briccone Divino, o Trickster. Se avremo modo lo faremo in futuro. Inoltre prenderemo in considerazione anche il precedente Batman Vs Superman: Dawn of Justice (2016), (BvS d’ora in poi) intendendolo come un unicum insieme con ZSJL.

Superman eroe solare oppure dio dell’oltretomba?

Osiride e Iside

 
Cominciamo con Superman: poiché della dimensione messianica e cristologica, così evidente nella impostazione di Snyder, è stato già detto molto, non ci soffermeremo su questo aspetto. Vogliamo invece sottolineare quanto Kal-el (questo il nome kryptoniano del paladino della giustizia) sia soprattutto l’eroe solare per eccellenza, non soltanto perché ricava i suoi poteri dal nostro astro più luminoso ma anche perché il suo percorso di morte e resurrezione, all’interno di BvS e di ZSJL, riprende quello degli dei e degli eroi solari di molte mitologie e leggende, come gli egiziani Rah e Osiride, il sumero e antichissimo Gilgamesh, nonché molti personaggi dell’antica Grecia (Ulisse, Ercole, Orfeo, Dioniso) che hanno effettuato discese nell’Ade (catabasi) e successive resurrezioni (anabasi).
Ogni notte Rah, il dio-sole egizio, muore per poi rinascere puntualmente il mattino dopo. Durante il tragitto egli attraversa il Duat, ovvero l’Aldilà, nel quale viene sovente minacciato da Apopi, serpente simbolo del caos. Al verificarsi delle eclissi solari si pensava infatti che Apopi avesse inghiottito il dio-sole. In alcune versioni del mito Rah, giunto nel Duat, si fondeva con Osiride, dio dell’oltretomba, che era stato a sua volta ucciso dal fratello Seth e perfino smembrato, dopo la morte, nonché ricomposto dalla sorella-sposa Iside, divenendo dio dell’oltretomba. Non stupiamoci della doppia veste di Iside, sorella e moglie: teniamo presente che i miti sono fluidi, mai univoci. Ne esistono infatti versioni diverse, così come sono diverse le sfumature che possono assumere le nebulose di significati attorno alle quali si addensano gli archetipi nel corso dei millenni. Lois Lane potrebbe dunque essere una perfetta Iside per ricomporre la coscienza smembrata di Superman/Kal-el, smarrito, ostile e pericoloso dopo la sconvolgente esperienza di morte e resurrezione. Infatti sarà la presenza benefica della giornalista, amore della vita di Clark Kent, a far rinsavire il figlio di Krypton e a riportarlo davvero tra noi in ZSJL.
Osiride viene inoltre identificato anche come un leggendario re egiziano che avrebbe insegnato al popolo l’agricoltura, le leggi, le onoranze agli dei; insomma una personalità legata al mito fondante della civiltà. Così Kal-el, l’orfano Kriptoniano, viene spedito da Jor-El sulla Terra per dare ai suoi abitanti “un ideale per cui battersi… “, per aiutarli “a compiere meraviglie”, per “unirsi nella luce” come esortava Russell Crowe in L’uomo d’acciaio (2013) e nei flashback, solo auditivi, di ZSJL. Ricordiamo anche le parole di Marlon Brando, prima incarnazione cinematografica di Jor-El, nel mitico film di Richard Donner del 1978: “Possono essere un grande popolo Kal-El, desiderano esserlo. Manca loro soltanto la luce che mostri loro la strada. Per questo motivo soprattutto, per la loro capacità di bene, gli ho inviato te, mio unico figlio.” In termini analoghi dunque, anche Kal-el ha una missione civilizzatrice da realizzare, che dovrebbe riscattare il genere umano dalla tenebra, proprio come Osiride, almeno nella sua versione più solare.
Come abbiamo visto però, lo stesso Osiride fu ucciso e smembrato, post-mortem, dal fratello Seth (o Tifone in alcune versioni). Dopo questi eventi il dio si ritrova dunque a diventare nume dell’Oltretomba. Nella versione oscura e tirannica di Superman che intravediamo come futuro alternativo, il cosiddetto Knightmare, sia in Batman v Superman, che in Zack Snyder’s Justice League, non possiamo non rilevare le connotazioni tipiche, tenebrose, degli dei dell’oltretomba, pensiamo soprattutto al greco Ade, fratello di Zeus. Quel futuro desolato, quasi post-atomico, dalle luci tenui, che si intravede come visione di Bruce Wayne o forse come uno squarcio nel nostro spazio-tempo, ha tutte le caratteristiche dell’aldilà delle tradizioni greche ed egizie. In questo oltretomba Kal-El ha perso qualsiasi connotazione solare ed è accecato dalla rabbia, evidentemente per la perdita di Lois Lane. Insomma Superman è diventato l’Ombra malvagia di sé stesso.

Perché Superman sceglie il costume nero?

Superman con la Black Suit

In una delle scene più iconiche di ZSJL, tagliate dalla versione del 2017, vediamo Superman nella sala costumi della sua astronave che scarta la classica veste rossa e blu per prediligere invece un costume totalmente nero. Perché? Gli appassionati del fumetto sapranno certamente che il costume nero di Superman è apparso nel 1993 in Reign of Supermen, ovvero nelle storie successive all’evento editoriale del 1992 in cui il figlio di Krypton viene ucciso da Doomsday, tragedia rimessa poi in scena proprio da BvS. In quelle vicende il costume dark serviva a far rigenerare più velocemente possibile il corpo di Kal El, accelerando il benefico effetto dei raggi solari. L’inserimento di questo costume nel film è dunque un chiaro riferimento a quelle storie, nonché alla tuta nera che indossava Jor-El/Russell Crowe nei flashback de L’uomo d’acciaio. E’ chiaro infine che il nero si riferisca anche ad un mutato stato d’animo del personaggio dopo la resurrezione. Sulla base di quest’ultima considerazione, ma soprattutto perché ci piace complicarci la vita, seguiamo un altro ragionamento.
Ricolleghiamoci ancora al mondo egizio e ricordiamo che il paese dei faraoni è stato anche la culla della tradizione ermetica, complesso di discipline magiche ed esoteriche introdotta dal leggendario dio Toth, scriba di Osiride e inventore della scrittura, a sua volta identificato anche con Ermete Trismegisto, che vuol dire Hermes (ovvero il messaggero degli dei), tre volte grande. Nel terreno fertile della tradizione ermetica trovò radici l’alchimia, sviluppatasi moltissimo nel mondo arabo, che viene erroneamente associata all’antenata della chimica, alla metallurgia e alla fantomatica arte di trasformare il piombo in oro. Secondo un’interpretazione etimologica, lo stesso termine alchimia è legato in realtà alla terra d’Egitto, in quanto proverrebbe da Al Kemi che vuol dire “la terra nera”, ovvero la scura e fertile terra del Nilo.
Più che trasformare realmente i metalli vili come il piombo in oro, l’alchimia si proponeva come disciplina interiore che serviva a purificare la propria anima dalle scorie (piombo), per elevarla ad un livello di consapevolezza superiore, consentendo di disancorare la coscienza dal corpo materiale e raggiungere una sorta di immortalità. Roba da poco insomma. Per raggiungere tale risultato si doveva passare attraverso molte fasi che venivano raggruppate in 3 macro-step che erano la Nigredo, l’Albedo e la Rubedo. In questo caso a noi interessa soprattutto la Nigredo, detta anche la nera notte dell’anima, (spesso rappresentata da un corvo e da un teschio) in cui la psiche si richiude su sé stessa, si analizza, si scioglie (Solve) nelle sue componenti essenziali, si scompone in tanti brandelli per poi reintegrarsi (Coagula) nella successiva e luminosa Albedo. Il ritirarsi dell’anima in un drammatico confronto con sé stessa corrisponde mitologicamente alla discesa nell’ade, o, se vogliamo, nel buio dell’inconscio.

Frontespizio, ad opera di Julien Champagne, del volume sui simboli alchemici “Il mistero delle cattedrali”, di Fulcanelli

 Ecco che la scelta del costume nero da parte di Superman diventa simbolica del suo passaggio, evidentemente compiuto, attraverso la fase della Nigredo, il processo più oscuro della trasformazione alchemica. In realtà non sappiamo ancora se ci sarà un’Albedo perché, come abbiamo visto, c’è la possibilità che egli si trasformi in un tenebroso dio dell’oltretomba nel futuro alternativo di cui abbiamo accennato. Kal-el è certamente disceso all’Ade e risorto ma non siamo sicuri che il processo di purificazione della sua anima sia completo. Infatti non appena risorto, preso dalla confusione, attacca gli amici della Justice League e li farebbe tutti fuori se non intervenisse il suo grande amore Lois Lane. Ma la possibilità della scissione del suo io in un doppio (o Doppelanger) malvagio, come abbiamo visto, è dietro l’angolo.

Flash il messaggero

Il fumetto di Flash degli anni ’40.

Come alcuni sapranno il personaggio iper-veloce di Flash è stato associato, fin dalla sua prima versione fumettistica degli anni ‘40, ad Hermes, il messaggero degli dei dalle scarpette e dall’elmo alati, noto anche nel mondo latino come Mercurio. Come accennato Hermes è legato alla tradizione magica di Ermete Trismegisto mentre il Mercurio viene anche annoverato come simbolo di uno dei reagenti più vivaci nei processi alchemici. La sua natura, cosiddetta mercuriale, è sfuggente, imprevedibile e difficilmente etichettabile. Nei miti si fa latore di comunicazioni tra uomini e dei ma spesso si fa burle degli uni e degli altri, a volte provocando la collera di Zeus. In ZSJL Barry Allen, ovvero Flash, corrisponde certamente a tali caratteristiche.
Tra le tante storie mitologiche che circolano sul messaggero degli dei ce n’è una che ci farà da passe-partout in tutta questa vicenda e che riguarda Hermes e Prometeo, ovvero il titano che rubò il fuoco agli dei. Come molti ricorderanno Prometeo fu punito da Zeus per il furto del fuoco che donò agli uomini e fu legato ad una roccia, con un’aquila a mangiargli il fegato. Puntualmente, una volta mangiato, l’organo si riformava per essere divorato di nuovo il giorno dopo. Gli dei non vanno mai tanto per il sottile in quanto a punizioni. Nell’Olimpo però si vociferava di una profezia, di cui era a conoscenza il titano incatenato, secondo la quale il padre degli dei sarebbe stato detronizzato. Quest’ultimo mandò dunque Hermes a interrogare Prometeo ma il titano tenne duro e si rifiutò di rivelargli il contenuto della funesta profezia.
Spoiler: da altri resoconti mitologici sappiamo che colui il quale prenderà il posto di Zeus sul trono dell’Olimpo sarà Dioniso, dio dell’ebbrezza (ma non solo), generato dallo stesso Zeus che, durante una delle sue scorribande in forma mortale, si era accoppiato con Semele, figlia di Cadmo e Armonia. La sposa di Zeus, Era, ovviamente ingelosita, si presentò sotto smentite spoglie a Semele che era incinta e la convinse a chiedere al padre degli dei di mostrarsi nella sua vera natura. Poiché una tale visione è insopportabile per qualunque mortale, la povera Semele ne rimase folgorata. Zeus salvò comunque il bimbo, nascondendolo nella propria coscia fino alla nascita. Una volta cresciuto Dioniso andò nell’oltretomba per recuperare la madre. Anche Dioniso dunque discese agli inferi. In alcune versioni del mito subì anche uno smembramento, ad opera dei titani.
Spesso associato al romano Bacco, in realtà Dioniso non era soltanto il dio dell’ebbrezza ma veniva anche identificato con quell’energia generatrice che sostiene la vita e che, se liberata in maniera incontrollata, diventa distruttrice. Dioniso è dunque sia un dio della vita ma anche, se in preda all’ebbrezza più sfrenata, della morte e della distruzione, in virtù di quella concezione fluida dei miti di cui dicevamo.
Il Superman oscuro del futuro alternativo di Snyder non è forse un Dioniso liberato, senza freni, preda delle sue pulsioni più oscure? E la coscia del padre in cui viene conservato non può esser paragonata forse al guscio artificiale in cui viene messo, ancora infante, dai suoi genitori per proteggerlo dalla distruzione di Krypton?
Il nostro Flash si era fatto dunque latore di una oscura profezia, analoga a quella che Hermes tentò di strappare dalla bocca di Prometeo, in BvS. L’avvento del nuovo re che detronizzerà Zeus/Jor-El, potrebbe dunque essere una versione oscura di Dioniso/Kal-El? Bruce Wayne, in ZSJL, ricorda molto bene il criptico messaggio del velocissimo Barry Allen e la visione che ne era derivata. Anche nello Snyderverse dunque Hermes è portatore di messaggi profetici importanti.

Batman, l’Ombra.

Batman

 Se prima abbiamo parlato di ombra malvagia o doppio, con Batman abbiamo il personaggio-Ombra per eccellenza. Non intesa necessariamente come contro-parte cattiva ma semplicemente come parte sommersa, dunque sconosciuta, della psiche che spesso rimuoviamo o seppelliamo nel fondo del nostro inconscio. Tale Ombra, se riconosciuta e integrata nella personalità cosciente, può diventare, in termini psicologici, una ricchezza e una risorsa nascosta. L’inconscio è infatti secondo Jung un mare ignoto da esplorare in cui si nascondono preziosi tesori dell’anima da riportare alla luce. Bruce Wayne, per diventare Batman, ha affrontato infatti i propri demoni e le proprie paure, connessi alla morte dei genitori.
Inoltre il Batman che incontriamo in ZSJL è certamente più risolto del personaggio tormentato e amareggiato che voleva eliminare Superman in ZSJL. Adesso fa gioco di squadra e si apre agli altri. Il senso di colpa per la morte di Superman continua però a tormentarlo e non esita ad andare pericolosamente contro le leggi della natura per resuscitarlo.
Batman è sempre stato considerato come eroe oscuro in contrapposizione al solare Superman. Ma le cose non sono mai così nette e così come i miti sfumano a volte nel loro contrario, così il confine tra luce e oscurità non è poi così definito quando parliamo dei due maggiori eroi della DC.
È ovviamente impossibile ipotizzare se Snyder, nel corso del suo processo creativo, abbia pensato a queste storie mitologiche in particolare, tanto meno ai riferimenti alchemici, ma una cosa è certa. A prescindere dalla nostra eventuale conoscenza di quelle storie antiche che hanno plasmato la nostra cultura, è indubbio che la forza archetipica di quei miti riecheggi nei personaggi e negli eventi raccontati da Zack Snyder nelle sue opere e che quindi tali miti risuonino nelle anime di noi spettatori mortali.

Suggerimenti di lettura

“Dioniso cavalca un leopardo”, Museo Archeologico di Pella

 Ovviamente il già citato Supergods, di Grant Morrison, purtroppo attualmente introvabile in italiano, se non usato.
Simboli della trasformazione di Carl Gustav Jung, edito da Bollati Boringhieri, in cui lo psicologo espone le sue teorie facendo una ricognizione delle maggiori mitologie mondiali, in particolare quelle sugli eroi solari, trovandovi costanti che confermano la teoria dell’inconscio collettivo.
L’eroe dai mille volti, edito da Lindau, volume che ispirò anche George Lucas, in cui lo storico delle religioni Joseph Campbell porta avanti il lavoro di Jung sugli archetipi applicati alle storie mitologiche, individuandone le costanti narrative.
Gli dei e gli eroi della Grecia, di Karoly Kerény, edito da Il Saggiatore, il massimo per immergersi tra le varie versioni dei miti greci.
Dioniso, di Karoly Kereny, edito da Adelphi, per approfondire la figura del dio dell’ebbrezza.

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