15 migliori film sulle rapine da vedere

di Elisa Torsiello
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Una scena del film Inside Man

Chiuse le porte, calate le luci, le immagini che scorrono sullo schermo sono della stessa sostanza di cui sono fatti uomini e donne che con un’arma tenuta stretta tra le mani, si avventurano nel pieno di una rapina. I film rubano pezzi di noi, ci prendono in ostaggio, ci fanno alzare le mani mentre rovistano tra i cassetti della memoria alla ricerca di pensieri sottaciuti, emozioni represse.

Allo stesso tempo, però, i cosiddetti “heist-movie”, ossia i film sulle rapine, hanno aggiunto pagine di storia del cinema, segnando come post-it indelebili ricordi imprescindibili nella nostra memoria collettiva. Da quello sguardo in camera, rottura della quarta parete e interpellazione diretta al ritmo di uno sparo di The Great Train Robbery, i film sulle rapine hanno esorcizzato una delle paure più consolidate del nostro essere per tradurle in adrenalina, ansia, vendetta e amore. Una commistione di emozioni, una giostra di sentimenti lanciata a velocità impazzita, che prende lo spettatore rendendolo complice del colpo non certo del secolo, ma di un’ora e mezza della nostra vita.

Montagna russa tra un processo dicotomico di empatia e condanna, ecco la classifica dei film sulle rapine da vedere.

1. Rapina a Mano Armata (1956)

rapina a mano armata filmPensiamoci bene. In cosa consiste l’unicità e genialità di una mente come quella di Stanley Kubrick? In un mondo che seguiva la via maestra, facendosi largo tra canoni stilistici imposti dallo star-system hollywoodiano, ecco che un regista come Kubrick impara ben presto a raggirare il sistema e lo fa prendendo un genere, assimilandone ogni singolo dettaglio, per poi ribaltarlo a proprio piacimento.

Così ha fatto nel 1956 con Rapina a mano armata dove i dettami imposti dal film di genere vengono rivoluzionati da quelli che saranno i caratteri imprescindibili dell’autorialità del regista. Dall’analisi fredda del pensiero dei suoi protagonisti, alla scientifica osservazione dell’uomo in generale attraverso la messa a punto del piano, passando per il racconto a struttura reiterata, dove ogni episodio viene ripetuto in base al punto di vista del protagonista che lo racconta, il film di Kubrick si eleva a caposaldo del genere heist-movie.

2. I soliti ignoti (1958)

i soliti ignoti film
C’è l’adrenalina, c’è la risata, ci sono le macchiette cinematografiche derivate dalla commedia dell’arte, e c’è una rapina. Insomma, c’è Mario Monicelli dietro la macchina da presa, e I soliti ignoti a scorrere sul nostro schermo. Apripista della commedia all’italiana, il film del 1958 è il fiore all’occhiello della cinematografia nostrana. Un ritratto amaro della società del tempo (e forse anche dei giorni nostri), dipinto con i colori della risata e sfumato di ironia, sensibilità e tenerezza per un gruppo di ladri che nonostante una pianificazione attenta e dettagliata, proprio non ce la fanno a rubare il contenuto di una cassaforte all’interno di un appartamento. Il nostro cuore, quello sì, ce lo hanno però rubato.

3. Gangster Story (1967)

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Ci sono opere che superano i confini del tempo. Si slegano da ostacoli temporali e cronologici, abbracciando un attimo di eternità che dura per sempre. Nell’universo dei film sulle rapine Gangster Story è una panacea che non si è mai frammentata. È rimasta unitaria, ferma, ancorata alla bellezza del tempo, scardinando il pericolo dell’usura decennale. La leggenda di Bonnie e Clyde vive e (r)esiste sui nostri schermi grazie al film di Arthur Penn, apripista della cosiddetta New Hollywood, movimento di autori che affonda le proprie radici negli anni Sessanta per offrire un nuovo canone d’innovazione del linguaggio cinematografico.

Con Gangster Story l’happy-ending e il découpage classico cedono il passo a una rivoluzione dei costumi, della sessualità e dei generi cinematografici. Gli stessi protagonisti non sono più gli amanti puri e senza macchia, ma (anti)eroi perdenti e irresistibili, che mescolano ideali alla Robin Hood, a un amore sviscerale (e tutto a stelle e strisce) per pistole e mitragliatrici. Un po’ come sarà per Lumet in Quel pomeriggio di un giorno da cani è l’interesse mediatico attorno alla coppia che interessa veramente Penn, e sul quale si incapsula la nostra attenzione, in un gioco di specchi e di mise en abyme che in parte spiega il successo imperituro di questa pellicola, e con essa, del mito di Bonnie e Clyde.

4. Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975)

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Quel pomeriggio di un giorno da cani è uno dei migliori film di rapine in banca che consigliamo di guardare. Sal e Sonny sono due reduci dal Vietnam. Sal e Sonny sono dunque due uomini che vivono ancora all’ombra dei propri fantasmi, alimentati dagli incubi di una guerra pronta a insidiarsi in loro e diventare anche interiore. Insieme decidono di fare il colpo della vita assaltando una piccola banca di Brooklyn, ma non tutto va come sperato e la polizia riesce a intervenire prima che i due riescano a fuggire. Asserragliati all’interno dell’edificio con numerosi ostaggi, Sal e Sonny chiedono di poter fuggire all’estero con un aereo. Durante l’assedio le storie dei due (compresa l’omosessualità di Sonny) diventano di pubblico dominio e la gente, raggruppata all’esterno per assistere alla conclusione, comincia a “tifare” per loro.

In Quel pomeriggio di un giorno da cani si racchiude tutto il ritratto di un’America che dietro ai sorrisi, ai sogni, nasconde le lacrime e gli incubi. La guerra, la disperazione, perfino il voyeurismo e la voglia di seguire le vicende di natura criminale, in un gioco a specchio tra ciò che è spettacolo (nero) del reale e quello del cinema, vivono e respirano a pieni polmoni in questa calibratissima ricostruzione di un fatto di cronaca nera del 1972. In perfetto equilibrio tra pathos e umorismo, Sidney Lumet lascia ai posteri la sua ultima carta vincente, con un Al Pacino magistrale e un saggio sull’umano pensiero.

5. Point Break – Punto di rottura (1991)

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Da una parte abbiamo l’agente speciale Johnny Utah (Keanu Reeves). Dall’altra una banda di surfisti che da anni rapina le banche di Los Angeles mascherandosi da ex presidenti degli Stati Uniti. Unite insieme, queste due metà di una stessa mela generano un cortocircuito dal quale prenderà vita uno dei migliori heist-movie portati sul grande schermo. Diretto da Kathryn Bigelow, Point break, Punto di rottura, un bel film che tratta di una rapina in banca con maschere, con il tempo si è insidiato nei meandri della nostra mente, imprimendo con alacrità e facilità ricordi indelebili grazie a sequenze iconiche e mozzafiato. Quello che ne deriva è un film divenuto talmente unico da essere citato non solo da Edgar Wright, ma perfino da il trio italiano per eccellenza, Aldo Giovanni e Giacomo nella scena cult della riappropriazione del Garpez in Tre Uomini e una Gamba con le maschere dei presidenti italiani.

6. Heat – La sfida (1995)

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Diretto da Michael Mann, Heat – La sfida è la tipica storia del cacciatore e della preda. Una caccia alla volpe ad alto tasso adrenalinico sostenuto da due performance impeccabili regalate da Robert De Niro e Al Pacino. De Niro è il bandito Neil, Pacino il poliziotto Vincent. I due si conoscono da tempo. Neil, nevrotico, crudele, non vuol tornare in prigione, preferirebbe uccidere e morire. Vincent, estroso, intelligente, vessato da moglie ed ex mogli, è uno che non molla. A complicare ci si mettono lo psicopatico Chris (Kilmer) e un paio di altri personaggi ombrosi e dark. Ci si confronta, si spara, ci si insegue in macchina in una Los Angeles mai così protagonista di un film. Ciò che ne risulta è uno tra i più acclamati film d’azione e di rapine mai prodotto. Il vero crimine sarebbero perderlo.

7. Ocean’s Eleven (2001)

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Remake del classico del 1960, Colpo Grosso, il film (poi trilogia) firmato Steven Soderbergh si annovera oggi tra i più amati e conosciuti tra quelli ambientati nel mondo delle rapine. In Ocean’s Eleven George Clooney, Brad Pitt e Matt Damon si ergono a santa trinità delle rapine tra i casinò di Las Vegas. Tra luci a neon, roulette e all-in, fa il suo ritorno nei piani dettagliati della banda di rapinatori il numero tre. Tre come i casinò obiettivo dei nostri: Bellagio, Mirage e MGM Grand. Non obiettivi qualunque, dunque, ma edifici produci e mangia soldi a capo del milionario Terry Benedict, interpretato da Andy Garcia. Da un incipit che si lega alle strutture narrative del genere, il risultato che ne consegue è un’opera che diverte e si diverte, portando lo spettatore a tifare per i bad-guys, cullato pienamente dalla sospensione della realtà.

8. Inside Man (2006)

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È un meccanismo a orologeria costruito nei minimi dettagli, Inside Man. Ergendosi da fondamenta solide, supportato da mura cementate di noir classico, l’ambiente cinematografico di Spike Lee è il campo di battaglia perfetto per lasciar muovere come pedine di due fronti opposti la banda di rapinatori guidati da Dalton Russel (Clive Owen),e un brillante Detective come Frazier (Denzel Washington), capace di instaurare con arguzia e sapienza un rapporto telefonico con l’autore del sequestro coadiuvato da una donna (Jodie Foster) a difesa delle istituzioni. Come palline lanciate da una parte all’altra della metà campo stanno inginocchiati, seduti, intimoriti e impauriti, una schiera di ostaggi, proiezioni narrative degli spettatori davanti allo schermo, prigionieri di una costruzione cinematografica ad alto tasso adrenalinico. Tra Spillaine e Chandler, il film di Lee è un saggio sull’heist-movie e sulle rapine in generale, scritto con eleganza, cura nei dettagli, cinema d’autore e suspense.

9. Fantastic Mr. Fox (2009)

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In questo mondo di ladri, anche il sottosuolo animale vive di riflessi, e tra denunce sociali, e caratteri egocentrici, prende vita l’universo di Fantastic Mr. Fox.
Basato sul romanzo Furbo il signor Volpe di Roald Dahl, il film di Wes Anderson è il primo tentativo di sperimentazione del regista con la tecnica dello stop-motion. Con tenui riferimenti politici verso l’uguaglianza e i temi della democrazia e della salvaguardia ambientale, a farsi protagonista dell’opera è una volpe elegante, intraprendente, intelligente e vanitosa. Insomma, a rispecchiarsi nella profondità del suo essere è l’immagine diretta del tipico americano ideale. Non è un caso, allora, che a prestare la voce al Signor Fox sia proprio George Clooney. Una figura positiva, quella incarnata da questa irresistibile canaglia, tanto da elevare un’azione da condannare come quella di derubare ogni notte le fattorie di tre avidi allevatori situate nei pressi della sua tana, a rivendicazione sociale e a richiesta di uguaglianza.

10. The Town (2010)

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The Town o lo ami, o lo odi. Non c’è una via di mezzo. Si insinua nei labirinti della mente cinematografica, Ben Affleck. Gioca a prendere a prestito i grandi del passato, facendoli propri, aggiornandoli, e, soprattutto, contestualizzandoli al mondo di Charlestown, quartiere degradato di Boston. La città ritorna a essere fulcro e ponte dicotomico tra legalità e delinquenza, mentre ad attraversarla è una galleria di personaggi opposti e divergenti, uniti in un meccanismo che non li spinge mai a incontrarsi, toccarsi, interagire. La vera potenza del racconto di Ben Affleck è Affleck l’uso della violenza e della potenza delle pallottole come manifesto simbolico del degrado morale e sociale di una città tramutatasi in giungla criminale, in cui pare impossibile liberarsi dal paradigma manicheo del giusto e sbagliato, trovando così un’alternativa al marco della società. Eppure uno spiraglio di luce pare esserci. Durante un’azione in banca, Doug e la sua banda prendono in ostaggio e poi liberano la giovane direttrice (Rebecca Hall) della quale Doug si innamorerà in un secondo momento, creando così un intreccio pericolosissimo. A dettare il giro di vite di The Town è il destino, e chissà se il battito di un cuore e lo sguardo del vero amore potrà scuotere un sistema consolidato e forgiato dal fuoco di mille rapine dal quale è impossibile scappare.

11. Animal Kingdom (2010)

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Sarà anche al suo primo film da regista, David Michôd, ma con Animal Kingdom, l’autore riesce a non snaturarsi e tradire il suo passato di reporter d’inchiesta sulla criminalità a Melbourne. Nessuno sguardo pietoso, o pronto a stabilire un rapporto empatico con lo spettatore. Come un chirurgo chino sul lettino operatorio, il regista taglia e squarcia il velo che ammanta il crimine australiano. Con uno sguardo oggettivo, filma il sistema malavitoso come se fosse un documentarista circondato dal regno degli animali. O meglio, il regno dei predatori, quello in cui a vincere sono i più forti, dove nessuno è davvero buono o totalmente cattivo, tranne il poliziotto interpretato da Guy Pearce. È una macchina alimentata a malignità quella messa in piedi in Animal Kingdom e guidata da un cast in cui tutti mettono a nudo l’interiorità deformata dei propri personaggi a discapito dei più classici inseguimenti roboanti e rapine a volto coperto propugnate da anni di heist-movie. Per uomini e donne neri nell’anima, in cui poco spazio è dato alla luce di brillare, la macchina da presa di Michôd si muove lenta, a tentoni, come alla ricerca di un pertugio in una strada senza segnali. Si percepisce in ogni carrellata o panoramica l’ansia che si vive in quel mondo, il lato oscuro di un’Australia e di una Nuova Zelanda lontane dalla poeticità di Jane Campion o dei colorati effetti speciali di Peter Jackson, per abbracciare il buio della criminalità e delle rapine.

12. Baby Driver (2017)

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È una danza quella messa in scena da Edgar Wright. Una danza di macchine che corrono veloci su asfalti bollenti, di mani che toccano per la prima volta e cuori che amano. Di rapine compiute a tempo di record e al ritmo di una musica sparata nelle casse. Fedele al suo stile perfettamente armonico tra colonna visiva e sonora, con Baby Driver il regista de La trilogia del cornetto affonda a piene mani nel calderone della produzione cinematografica a lui precedente per prendere in prestito battute, scenari, sequenze, infondendo loro quella freschezza tale da renderli comunque unici, sebbene già usati. È una galleria citazionista che sa di novità quella di Edgar Wright. Una giostra di momenti cult degli heist-movie che una volta assemblati  danno vita a una macchina del tutto nuova, pronta a sfrecciare in tutta la sua potenza sulla strada di Hollywood. Il suo protagonista, Baby, si fa carico dell’appellativo affibbiatogli dal titolo, onorando il ruolo di autista con tanto di cuffie accese per tenere a freno l’acufene. Sarà l’amore, come lo era stato per il personaggio di Ben Affleck in The Town, a scardinare i piani, e le rapine lasceranno posto a una nuova danza. Quella del cuore.

13. La truffa dei Logan (2017)

la truffa dei logan filmDopo la trilogia di Ocean, Soderbergh torna per ribadire che è lui il re degli heist-movie del ventunesimo secolo. E lo fa con la Truffa dei Logan, film ad alto tasso di umorismo e adrenalina, che lascia il proprio pubblico con il fiato sospeso e una risata stampata in faccia. Perché a far battere il cuore del film è la sfortuna di una famiglia (i Logan appunto) che si tramuta nella loro più grande fortuna.

Chi potrebbe mai sospettare, dopotutto, di un uomo senza un braccio (Adam Driver) e di un altro con una gamba offesa (Channing Tatum) quando nell’America repubblicana, a metà strada tra genio e stupidità, viene messa in atto una delle più folli rapine degli ultimi anni?

Senza ripetersi, Soderbergh costruisce un’altra volta un’opera magistrale, da guardare e riguardare senza stancare mai.

14. Widows (2018)

widows film
Uno, due, dieci colpi di pistola, e così l’appellativo di mogli decade, bagnandosi di sangue. Al suo posto prende largo, tra le ceneri di un colpo andato male, quello di “vedove”. Ma quelle immortalate dalla cinepresa di Steve McQueen non sono vedove qualunque. Sono un crogiolo di donne alimentate dal sacro fuoco della vendetta, decise a proseguire la rapina perfetta messa in atto dai propri mariti. Scritto da Steve McQueen e Gillian Flynn, il microuniverso di Windows supera i confini del canonico heist-movie per affondare a pieni mani nel sottotesto politico e identitario, in un dialogo intelligente e sagace tra adrenalina, rivendicazione femminile e sociale.

15. Triple Frontier (2019)

triple frontier film 2019

Film originale Netflix diretto da J.C.Chandor (A Most Violent Year), uno dei migliori film di rapine Triple Frontier può vantare un cast d’eccezione per una storia di rivalsa attraverso la pianificazione di una rapina. Ben Affleck, Oscar Isaac, Charlie Hunnam, Pedro Pascal, Garrett Hedlund sono ex agenti delle forze speciali che si riuniscono per pianificare un assalto in una zona multi-confine scarsamente popolata del Sud America. Per la prima volta nella loro carriera, questi pseudo eroi intraprendono la pericolosa missione più per loro stessi, che per il proprio paese. Ma quando gli eventi prendono una piega inaspettata, le loro abilità, sostenute da una solida morale, vengono spinte verso un punto di rottura in un’epica battaglia per la sopravvivenza.

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