Al Pacino: i migliori 10 ruoli dagli esordi a oggi

di Giacomo Lenzi
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Fotografia di Al Pacino

Ogni appassionato di cinema è destinato inevitabilmente a incrociare la propria strada con quella di Alfredo James Pacino, detto “Al”. Una carriera lunga più di cinquant’anni in cui ha collaborato con alcuni dei più grandi registi della storia del cinema e dove, oltre ad aggiudicarsi i consensi della critica e fare incetta di premi, è entrato nell’immaginario collettivo dalla porta principale. In occasione del suo ottantunesimo compleanno ecco la nostra classifica dei migliori 10 ruoli di Al Pacino.

10 – Frank Slade in Profumo di Donna

Al Pacino in Profumo di Donna

Nel 1992 Martin Brest realizza questo remake dell’omonimo classico di Dino Risi, un’opera che rischierebbe di finire nel dimenticatoio se non fosse per la meravigliosa interpretazione di Al Pacino. Una performance energica che trascina tutto il lungometraggio fino al chiudersi della parabola narrativa con quell’indimenticabile monologo finale. Con questo ruolo Al Pacino si aggiudicò il suo unico premio Oscar (a fronte di 9 nomination) nel 1993.

9 – Tony D’Amato in Ogni Maledetta Domenica / Jommy Hoffa in The Irishman

Al Pacino e Robert De Niro in The Irishman

Primo e ultimo ex aequo in questa nostra classifica dei migliori 10 ruoli di Al Pacino: scusateci ma ci sarebbe dispiaciuto escludere una di queste due interpretazioni. Da una parte il navigato allenatore di football Tony D’Amato nel film di Oliver Stone, dall’altra la prima collaborazione tra l’attore e Martin Scorsese. Due interpretazioni memorabili e fuori le righe in cui l’attore newyorkese ha dato libero sfogo a tutta la sua personalità. Non potevamo lasciare fuori l’iconico monologo di Tony D’amato sui centimetri e allo stesso tempo sarebbe stato criminale non citare i duetti tra Jimmy Hoffa e il Frank di De Niro in The Irishman.

8 – Lefty Ruggiero in Donnie Brasco

Johnny Depp e Al Pacino in Donnie Brasco

Donnie Brasco, uscito nel 1997 per la regia di Mike Newell, parla della vera storia di Joe Pistone, infiltratosi col nome (appunto) di Donnie Brasco tra le file della mafia italoamericana. Un’opera che purtroppo il pubblico tende a dimenticarsi o a mettere in secondo piano, seppur riesca con una regia ispirata a porre lo sguardo sul cambiamento interno alla Mafia, senza eccedere nelle citazioni e nel ripercorrere i temi classici del genere. Depp e Pacino sono splendidi nel mettere in piedi una amicizia credibile, riuscendo all’occasione a cambiare registro interpretativo con disarmante abilità. Lefty in particolare è un personaggi tragico, patetico, a cui Al Pacino regala uno spessore emotivo e psicologico di primo rilievo. 

7 – Lowell Bergman in Insider

Al Pacino e Christopher Plummer in Insider

Ecco il primo titolo in questa classifica dei migliori 10 ruoli di Al Pacino in cui l’attore ha collaborato con Michael Mann. L’autore di Chicago prende il soggetto perfetto per un film di denuncia riuscendo comunque a incasellarlo nella propria filmografia. Insider è al 100% un’opera di Michael Mann: tradimenti, contrasti emotivi, tensioni, il tema del doppio. Il tutto ovviamente inserito in una riconoscibilità registica che ha pochi eguali nella storia del cinema. Al Pacino, dando vita al giornalista Lowell Bergman, si inserisce perfettamente nell’opera grazie a una interpretazione misurata e asciutta come raramente si è visto nella seconda parte della sua carriera.

6 – Tony Montana in Scarface

Al Pacino interpreta Tony Montana in Scarface

Remake dell’omonimo capolavoro di Howard Hawks del 1932, rivisitato dalla sceneggiatura di Oliver Stone e diretto da Brian De Palma. Rispetto all’originale l’azione si sposta a Miami e il protagonista diventa un profugo cubano, seguiremo Tony Montana nel suo percorso di ascesa, caduta ed eccessi nel traffico di droga. Scarface è il Gangster Movie (che qua distinguo dai Mafia Movie) per eccellenza, tra i più citati e che più sono diventati iconici nel corso dei decenni grazie all’eleganza di De Palma e alla scrittura di Stone (che neanche in questo caso risparmia capitalismo e alla cultura USA). Molto ovviamente lo si deve al Tony di un Al Pacino votato all’esorbitanza che dà vita a un antieroe leggendario (e straordinariamente street). 

5 – Vincent Hanna in Heat

Al Pacino in Heat

Ecco il secondo titolo di Michael Mann in questa nostra classifica dei migliori 10 ruoli di Al Pacino. Heat è un perfetto thriller, un grandioso action, volendo un meraviglioso western. Probabilmente il capolavoro di Mann, in cui i suoi temi (per esempio quello del doppio) e la sua estetica raggiungono l’apice. Ovviamente Heat è anche il film dove finalmente De Niro e Al Pacino condividono la scena (ne Il Padrino Parte II non erano mai apparsi insieme). Vincent Hanna è il tenente che ammira il ladro ma non può fare a meno di dargli la caccia, l’uomo che non riesce a costruirsi una propria vita a causa delle sue ossessioni.

4 – Frank Serpico in Serpico

È il 1973, Al Pacino viene da Il Padrino e Sidney Lumet lo sceglie per dare vita a Frank Serpico, poliziotto atipico con una visione progressista del mondo che vede scontrarsi i propri ideali con una realtà corrotta e logorante, in un film tratto da una storia vera. Pacino è splendido nel dare vita a una performance appassionante e appassionata divisa tra i momenti della vita privata di Serpico, con i suoi costanti cambi di mood e abbigliamento e quelli legati alla frustrazioni date dal volersi mantenere fedele ai propri ideali. Un personaggio emozionante e indimenticabile, non a caso uno dei ruoli più amati della filmografia dell’attore.

3 – Carlito Brigante in Carlito’s Way

Gli occhi di Al Pacino in Carlito's Way

Dieci anni dopo Scarface ecco di nuovo la coppia De Palma – Al Pacino. Carlito Brigante esce di galera e cerca di ritagliarsi una vita lontana dal crimine e con la donna che ama. Il suo passato o, se vogliamo, la sua stessa natura vengono però a presentare il conto. Si può dire che Carlito’s Way rappresenti per il genere Gangster ciò che Gli Spietati ha rappresentato per il Western, un film crepuscolare che riflette sul genere stesso ponendo questioni a cui cerca di dare una propria risposta. Carlito è un personaggio sofferente, malinconico e disilluso, eppure così affascinante e ricco di pathos. Al Pacino dà una prova straordinaria. Il film si apre e si chiude sul suo sguardo, così triste e così fiero: basterebbe quello a fare una carriera. 

2 – Sonny Wortzik in Quel Pomeriggio di un giorno da Cani

Al Pacino in una scena di Quel Pomeriggio di un giorno da cani

Nel 1976, dopo la bella esperienza di Serpico, Sidney Lumet decide di richiamare Al Pacino per un nuovo progetto. Tre uomini si improvvisano rapinatori, il loro piano va a rotoli e inizia una lunga ed estenuante trattativa con la polizia. Uno dei capolavori assoluti del regista che vede nel personaggio di Sonny un perfetto simbolo del crescente sentimento anti sistema degli Stati Uniti dell’epoca. Nelle due ore e mezza del film il Al Pacino riesce a mostrare tutta l’umanità del suo personaggio, le sue insicurezze, l’ingenuità con la quale agisce. Una prova di rara intensità che è diventata, insieme al film, un tassello fondamentale di tutto ciò che ha rappresentato la New Hollywood.

1 – Michael Corleone in Il Padrino (Saga)

In questa sede abbiamo deciso di accorpare la saga de Il padrino perché occupare tre posizioni distinte con lo stesso personaggio ci sembrava un po’ scorretto. La saga più importante della Storia del Cinema con il personaggio più bello, complesso e profondo mai apparso su schermo. Michael Corleone, basterebbe il solo nome a giustificare ogni posizione in ogni classifica a tema cinematografico. Al Pacino riesce, attraverso un sapiente lavoro di sottrazione, a rendere la lenta e profonda trasformazione di un ragazzo nell’uomo a capo della più importante organizzazione mafiosa del mondo. È credibile e perfetto in ogni scena: la prima in cui arriva in uniforme al matrimonio, libero da ogni peso; il magnifico dialogo con Marlon Brando in giardino; la trasformazione durante il battesimo; quando scopre il tradimento di Fredo (potete vederlo qua sopra) e quando ne ordina l’omicidio; l’urlo soffocato alla fine del terzo capitolo. Al Pacino fa percepire il peso che deriva da ogni azione di Michael, il dolore che comporta, come se un pezzettino della sua anima se ne andasse a ogni suo comando. Un personaggio e una interpretazioni che regalano, di diritto, l’immortalità artistica.

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