Mickey Rourke: I 10 migliori film di un’icona

di Riccardo Antoniazzi
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Se esiste un attore che nei suoi momenti migliori è in grado di raccogliere l’eredità di Marlon Brando (eguagliandone il misto di carisma animale e dibattimento emotivo), quello è Mickey Rourke, classe 1952 e tra gli interpreti più affascinanti e capaci che il cinema a stelle e strisce ricordi. Fuoriclasse nell’incarnazione di iconiche figure antieroiche, Rourke vanta un curriculum di quelli invidiabili, che nemmeno le più profonde cadute di stile, tantomeno il decadimento fisico innescato da una vita sregolata, potranno intaccare. Un outsider hollywoodiano che ha sempre fatto fatica a imporsi nell’immaginario collettivo, di cui di seguito segnaliamo i 10 migliori film.

10 – Domino (Tony Scott, 2005)

Mickey Rourke in Domino

L’incredibile storia vera della cacciatrice di taglie Domino Harvey (Keira Knightley) si sarebbe prestata a un film durissimo, che invece si è scelto di far dirigere a Tony Scott (Top Gun, 1986), regista certamente non incapace ma forse il meno adatto a un simile progetto. Caratterizzato da una sceneggiatura macchinosa e da un montaggio pieno di giochini psichedelici invadenti e spesso snervanti, il film è poco più che un videoclip di oltre due ore, privo di spessore e inutilmente laccato, che però ha in Mickey Rourke il suo maggior pregio. Nei panni del pericoloso cacciatore di taglie Ed Moseby, mentore e padre adottivo della protagonista, l’interprete è divertito e totalmente a suo agio, riuscendo a sfruttare il suo volto segnato da mille cicatrici per conferire al personaggio una scorza nichilista dietro cui si cela la sofferenza per la mancanza di affetti. Questo ruolo detterà il tono di molte figure della carriera successiva di Rourke, Sin City (Robert Rodriguez, 2005) in primis.

9 – La sottile linea rossa (Terrence Malick, 1998)

Capolavoro di Terrence Malick, La sottile linea rossa ha riletto il tema della perdita dell’innocenza in tempo di guerra in un’innovativa chiave filosofica che a vent’anni dall’uscita continua a far scalpore. Il film è noto pure per il profluvio di star coinvolte nella realizzazione, alcune delle quali ridotte a cammei o addirittura rimosse durante la laboriosa fase di post-produzione. Il cecchino di Mickey Rourke fa parte delle figure sacrificate sull’altare del montaggio, eppure riesce a canalizzare in un minuto di apparizione tutto il peso che il PTSD ha avuto sulla psiche di innumerevoli soldati durante la seconda guerra mondiale. La scena, pur non presente nel film, è tranquillamente visionabile su YouTube o tra i contenuti extra del ricco blu-ray Criterion.

8 – Nove settimane e mezzo (Adrian Lyne, 1986)

Mickey Rourke e Kim BasingerSe ne sono dette tante su questo pruriginoso titolo, forse l’ultima incarnazione dell’erotismo patinato anni Ottanta davvero degna di nota. La storia sulla relazione disfunzionale tra la proprietaria di una galleria d’arte (Kim Basinger) e un affascinante broker (Rourke) non ha raccolto i favori della critica, andando invece a consolidare la propria popolarità presso il grande pubblico. Al giorno d’oggi è difficile non vedere in Nove settimane e mezzo qualcosa di più di un Cinquanta sfumature meglio scritto ma ugualmente ruffiano; ciò che però non si è deteriorato nel tempo è la tensione sessuale che intercorre tra i due protagonisti, e Mickey Rourke riesce a tratteggiare un’umanità sorprendentemente sfaccettata al puro ritratto dello sfacciato e manipolatorio edonismo raeganiano.

7 – Johnny il Bello (Walter Hill, 1989)

Mickey Rourke in Johnny il bello

Alla fine degli anni Ottanta, Mickey Rourke aveva ipotizzato l’abbandono della ribalta in nome della carriera pugilistica. Il neo-noir Johnny il bello pare quasi prevedere il declino fisico dell’interprete, e grazie al solido mestiere del grande Walter Hill si eleva tra i titoli più solidi e affascinanti di questa lista. Il personaggio del titolo (Rourke), dalla faccia orrendamente sfigurata, viene catturato dalla polizia dopo esser stato incastrato nel corso di una rapina; in carcere fa la conoscenza di un chirurgo plastico che gli ricostruisce il volto, consentendogli di dare inizio alla sua vendetta stile Conte di Montecristo. L’eccezionale prova di Rourke viene supportata da un’esaltante colonna sonora e da una storia semplice e dotata di un ritmo perfetto, caratteri fondamentali dello stile del regista.

6 – Francesco (Liliana Cavani, 1989)

Mickey Rourke in Francesco

Non tutti sanno che dietro la realizzazione di questo sontuoso biopic sul celebre santo di Assisi c’è la stessa Liliana Cavani che qualche anno prima aveva generato scalpore con il suo pruriginoso Il portiere di notte. Conoscendo il percorso artistico e personale di Mickey Rourke, fa strano vedere il nostro nei panni di una figura religiosa diametralmente opposta ai ruoli che ne hanno consacrato la fama, ma ogni dubbio si dissipa fin da subito una volta che si entra a contatto con l’ennesima performance di grande umanità. San Francesco viene spogliato della sua iconografia sacrale, ridimensionato in un spoglia silhouette di carne e sangue aggrappata a una fede incrollabile, estremamente concreta e toccante. Un bel film ingiustamente dimenticato, di cui consigliamo il recupero.

5 – Sin City (Robert Rodriguez, 2005)

Mickey Rourke in Sin CityAnima nera di una moderna Sodoma a tinte noir, violento e romantico, emarginato e stoico, Marv è il miglior personaggio creato da Frank Miller per il ciclo a fumetti sulla “città del peccato”. Pensato inizialmente per Ron Perlman, il ruolo gode dell’incendiaria presenza di Mickey Rourke, perfettamente sintonizzato sull’umorismo perverso del fumettista americano, fedelmente adattato tramite miscela di live action e green screen da Robert Rodriguez. Il risultato è il viaggio di un vendicatore duro e commovente, drogato della giusta dose di istrionismo.

4 – Rusty il selvaggio (Francis Ford Coppola, 1982)

Parlata indecifrabile, motocicletta ruggente e sguardo irrequieto. Queste le caratteristiche di “Quello della moto”, infuse di vita tramite una performance rilassata ma sofferente, che esprime attraverso silenzi e fisicità trattenuta tutte le urgenze di una gioventù “bruciata”. Il sottovalutato capolavoro di Francis Ford Coppola sugli adolescenti brilla di un taglio scenografico surreale e di un bianco e nero metafisico; proprio in Mickey Rourke si riscontra il vero valore aggiunto, nel manifesto vivente di un rabbioso grido generazionale che odora di sogni infranti e spensieratezza smarrita.

3 – L’anno del dragone (Michael Cimino, 1986)

Dopo aver contribuito a lanciarne in gloria la carriera con una piccola parte nel classico I cancelli del cielo, lo sfortunato maestro della New Hollywood Michael Cimino ha regalato a Mickey Rourke il suo primo capolavoro interpretativo, ovvero il poliziotto razzista e reduce del Vietnam Stanley White. Determinato a sgominare la Triade cinese da New York, lo sbirro dai capelli canuti spicca per un rigore morale offuscato dalla visione a senso unico dell’odio per il “giallo”, dall’incapacità di affrancarsi da spettri del passato. Questo avvincente contrasto, frutto della sopraffina scrittura di Oliver Stone, traccia un protagonista dalle pulsioni collaterali nei rapporti interpersonali, impreziosito da un’introspezione fragile e incendiaria che ben si presta alla rilettura neo-noir complessiva.

2 – Angel Heart (Alan Parker, 1987)

Protagonista di uno dei thriller-horror più sottovalutati degli ultimi cinquant’anni, Mickey Rourke è un trucido detective privato ingaggiato dal diavolo per rintracciare un cantante misteriosamente scomparso. Per quanto le rivelazioni della sottotraccia investigativa siano infine telefonate, la discesa negli inferi della follia mette a dura prova i nervi sia del protagonista che degli spettatori, in un crescendo di torrida tensione. Ambientato nel profondo sud degli States, il film diretto dal compianto geniaccio Alan Parker (Fuga di mezzanotte) si lascia ricordare anche per tante altre cose, dallo scioccante balletto di eros e thanatos a un mefistofelico cammeo di Robert De Niro, dalla rievocazione di paure ancestrali alla messa in scena videoclippara intrisa di melodramma.

1 – The Wrestler (Darren Aronofsky, 2008)

Compendio e vetta assoluta di una carriera (tanto da valergli una prestigiosa candidatura all’Oscar al Miglior Attore Protagonista), il brillante ruolo del lottatore Randy The Ram Robinson è un riflesso speculare del suo interprete, massiccio ma dolente, che aspira alla redenzione salvo poi precipitare nell’oblio del fallimento. Il film di Darren Aronofsky è un’epopea di guerrieri caduti, un inno crepuscolare alle imperfezioni umane dove le truculente scene di combattimento hardcore puntellano l’espressione del dolore e l’impossibilità di relazioni umane normali. Una storia di quelle che spezzano il cuore, dall’atmosfera unica, dirompente per impatto emotivo.

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