Beauty and the Beat: i 40 anni dell’album cult delle Go-Go’s

di Stefano Lo Verme
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L’immagine con cui, nel giugno 1981, il grande pubblico conosce per la prima volta le Go-Go’s è quella offerta dal video musicale del loro singolo di debutto, Our Lips Are Sealed: cinque ragazze poco più che ventenni che percorrono le strade assolate di Los Angeles a bordo di una Buick decappottabile rosso fuoco, sorridendo alla macchina da presa, facendo sosta in un negozio di biancheria intima (il celeberrimo Trashy Lingerie) e infine tuffandosi in una fontana all’angolo di Santa Monica Boulevard. L’allegria e la spensieratezza che trapelano da ogni scena del video sono rimarcate dalla vivacità della canzone, connotata da quel ritmo irresistibile che contribuirà a farne una hit in patria e più ancora in Australia e in Canada, dove Our Lips Are Sealed si guadagna il podio della classifica. Nel frattempo, l’8 luglio 1981 viene dato alle stampe l’album Beauty and the Beat: ha così inizio la breve ma indimenticabile avventura delle Go-Go’s.

California Girls: le Go-Go’s alla conquista del mondo

In realtà le Go-Go’s, che in principio avrebbero dovuto chiamarsi le Misfits, erano nate tre anni prima, sulla scia degli innumerevoli gruppi punk della scena losangelina. La formazione originale già comprendeva la vocalist Belinda Carlisle e la chitarrista Jane Wiedlin; in seguito si sarebbero aggiunte Charlotte Caffey a chitarra e tastiere, Gina Schock alla batteria e, pochi mesi prima dell’esordio discografico, Kathy Valentine al basso. Intanto la new wave sta prendendo piede in tutto il mondo, band come i Blondie si trovano sulla cresta dell’onda e, di conseguenza, anche la ‘durezza’ del sound delle Go-Go’s tende ad ammorbidirsi, spostandosi maggiormente verso il pop: insomma, è in via di definizione la formula che porterà allo strepitoso successo di Beauty and the Beat sotto l’egida dell’I.R.S., l’unica etichetta discografica disposta a prendere sul serio queste cinque ragazze californiane, autrici di tutti i pezzi del loro album.

L’autoironia resta comunque un marchio di fabbrica delle Go-Go’s, che per la copertina di Beauty and the Beat si fanno ritrarre su un indistinto sfondo azzurro, avvolte in turbanti ed asciugamani e con maschere di bellezza sul viso (sul retro dell’album, invece, fanno capolino da una vasca da bagno). L’intero disco, del resto, è un esplosivo inno alla leggerezza, ribadito in apertura dalle note di Our Lips Are Sealed e dalla voce di Belinda Carlisle, dolcissima e solare perfino mentre replica ai pettegolezzi («Can you hear them? They talk about us/ Telling lies, well, that’s no surprise»). Una leggerezza alla radice pure dell’altro cavallo di battaglia della band, We Got the Beat, composta da Charlotte Caffey, che nella primavera del 1982 raggiunge il secondo posto della classifica americana e si attesterà tra i futuri classici della new wave di inizio decennio (sempre nel 1982, il brano verrà usato per la sequenza d’apertura della commedia Fuori di testa).

 

Le ragazze vogliono solo divertirsi

La passione, la voglia di divertimento e il senso di comunità: sono i temi ricorrenti nelle undici canzoni di Beauty and the Beat, dal romanticismo venato di melodramma di How Much More (la gelosia), Lust to Love (l’innamoramento) e Fading Fast (la separazione) al trascinante ritornello di Tonite, autentico manifesto della joie de vivre di una nuova generazione: «There’s nothing, there’s no one to stand in our way/ Get dressed up and messed up, blow our cares away/ Our mind’s set on seeing this night through ’til day/ We rule the streets tonite until the morning». E non a caso a fare da teatro alle scorribande notturne delle cinque ragazze sono le strade di Los Angeles, altra protagonista dell’album, la città a cui le Go-Go’s rendono esplicito omaggio in This Town, con quello scatenato ritornello che recita «This town is our town, it is so glamorous/ Bet you’d live here if you could and be one of us».

Automatic, con un testo dal taglio più ermetico ed espressionista, offre una parentesi di maggiore ‘cupezza’ prima dell’energia in stile pop/rock di You Can’t Walk in Your Sleep (If You Can’t Sleep), Skidmarks on My Heart e della conclusiva Can’t Stop the World, sempre nel segno di un vitalismo contagioso («Can’t stop the world, don’t let it stop you») che connoterà buona parte del pop mainstream degli anni Ottanta, e di cui le Go-Go’s saranno grintosissime alfiere. Nel marzo 1982, Beauty and the Beat diventa il primo album di una band femminile che firma tutte le proprie canzoni a conquistare il primo posto negli Stati Uniti, dove sarà uno dei best-seller dell’annata. La parabola delle Go-Go’s proseguirà solo fino al 1985, ma con occasionali reunion (e un quarto album datato 2001), mentre Belinda Carlisle andrà incontro a una fortunatissima carriera da solista, culminata nel 1987 con il tormentone Heaven Is a Place on Earth; ma il loro Beauty and the Beat non va ricordato solo alla stregua di un piacevole souvenir degli Eighties, ma come un grande disco le cui qualità trascendono le mode dell’epoca e che, a quarant’anni di distanza, riesce a suonare ancora splendidamente “senza tempo”.

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