Gli 8 (+1) vini DOC liguri da scoprire

di Niccolò Petrilli
0 commento
Vini DOC liguri

Ma quant’è bella la Liguria. L’abbraccio dell’Appennino al Mar Tirreno, paesaggi spettacolari che persino la Pixar non ha potuto fare a meno di celebrare negli splendidi colori del lungometraggio d’animazione Luca.

Abbiamo pensato quindi di portarvi un po’ in giro alla scoperta degli 8 migliori vini DOC liguri, pronti ad essere assaggiati in un viaggio da est verso ovest, lontano dalle spiagge. Perché la viticoltura della Liguria merita sempre un applauso, e siamo sicuri che troverete qualcosa di spettacolare anche per i gusti più esigenti.

Disclaimer: NON vi parliamo di questa o quella cantina, ma solo del loro territorio, che è quello che conta. La vita sarà anche troppo breve per bere vini cattivi, ma è abbastanza lunga per partire all’esplorazione senza per forza che qualcuno vi dica cosa bere!

1. Colli di Luni DOC

Partiamo da Est, dai bellissimi Colli di Luni la cui DOC è condivisa tra le province di La Spezia e Massa-Carrara. Luni fu una magnifica città portuale celtica, etrusca e romana, prima di cadere in disgrazia e trasformarsi in silenziose rovine, visitabili oggi a poca distanza da Lerici e dalle capitali della Versilia. A ricordare i suoi fasti oggi ci sono i vini dei suoi colli e della pianura del fiume Magra, dove regnano i vitigni Vermentino, Albarola e Trebbiano toscano (bianchi) e Sangiovese (rosso), che donano vini deliziosi: freschi, floreali, fruttati, morbidi, da non lasciare in cantina, adatti per un delizioso brindisi al nostro ingresso in Liguria!

2. Cinque Terre DOC

Una delle denominazioni che il mondo ci invidia, non solo per la qualità dei suoi vini, ma anche perché questa DOC si trova su una delle più belle zone paesaggistiche – vitivinicole e non – del pianeta. Seriamente: siatene orgogliosi. Qui da millenni, tra i borghi arroccati si strappa terreno coltivabile alle rocce a picco sul mare, e si vendemmia piegati per non cadere nei dirupi (si chiama viticoltura eroica, non a caso). Va da sé, la produzione è piccola e merita ogni goccia. Domina tra le terrazze scosse dai venti salmastri una famigliola di vitigni bianchi, rari e meno rari, che si abbracciano nei calici: Bosco, Albarola e Vermentino. I vini hanno profumi intensi, gusto ricco, sapido e persistente, ideali per la migliore cucina di pesce.

3. Colline di Levanto

Denominazione minuscola nella parte orientale della provincia di La Spezia, quattro territori comunali dove, come per le Cinque Terre, si crea agricoltura da oltre duemilacinquecento anni sui terrazzamenti, strappando suolo alle colline a picco sul mare. Qui, accanto a piccole produzioni di Sangiovese e Ciliegiolo, dominano ancora i vitigni bianchi come Vermentino, Bosco e Albarola, che sospesi tra rocce e mare danno vini delicati, giovani, profumati di agrumi ed erbe aromatiche, deliziosi per freschi aperitivi e per una cucina di mare altrettanto elegante.

4. Golfo del Tigullio-Portofino DOC

Anche il Tigullio ed il suo mare, disteso ad abbracciare la costa tra Chiavari e Genova, con il suo porto VIP più famoso e i fari a punteggiare la costa rocciosa offre vini deliziosi. Sfaccettati, armonici, ricchi, con tanti vitigni e terroir diversi a disposizione, come possiamo aspettarci da una terra di mercanti e marinai quale è il territorio dell’antica Repubblica Marinara: regna la freschissima Bianchetta Genovese – da accompagnare alla focaccia! – e le fanno buona compagnia il Vermentino e il Moscato Bianco, il rosso Ciliegiolo e il saporito Dolcetto, perfetti per sperimentare cucine di terra e di mare.

5. Val Polcevera DOC

I vini di Genova, la piccola DOC che circonda il capoluogo ligure e le colline che la abbracciano, col fiume Polcevera e la sua valle da un lato e il colle della Coronata dall’altro. Regno dei vitigni bianchi come Vermentino e Bianchetta Genovese, ma anche di Sangiovese e Ciliegiolo per i rossi. Particolarmente freschi, acidi, leggeri, sono perfetti per un aperitivo tra i caruggi o alla luce della Lanterna.

6. Riviera Ligure di Ponente DOC

Saltiamo ad Ovest, affacciati sulle alture che dominano Sanremo e il suo Festival. Qui degustiamo la denominazione più estesa, che parte da Genova e arriva alle porte di Imperia, con la squisita ampia scelta di vitigni e terreni che la rende anche la più facile da reperire al di fuori della regione. Tra le propaggini delle Alpi e il Mar Ligure, sui terrazzamenti contesi alle serre, nasce – qui e solo qui – il nobile Pigato (bianco), accompagnato da Vermentino, Moscato bianco, Granaccia, e anche un avvio di quel Rossese (rosso) che domina la propria denominazione. La grandezza del territorio offre vini vari, ma tutti ricchi e profumati, sapidi e leggeri come i venti che accarezzano le palme del lungomare, i fiori, il basilico.

7. Ormeasco di Pornassio DOC

Se il Levante è la terra dei bianchi, il Ponente offre invece un doppio panorama di rossi unici. Il primo è l’Ormeasco di Pornassio (o semplicemente Pornassio), un’espressione assolutamente particolare del vitigno dolcetto, qui coltivata per la prima volta dai monaci dell’antica Abbazia. Magari meno nota rispetto alle denominazioni piemontesi, ma non per questo meno eccellente. La denominazione è piccolissima e comprende i comuni della Valle Arroscia. Particolarità: è l’unica denominazione ligure senza sbocco al mare, concentrata nei terrazzamenti dell’entroterra, ad un’altitudine tale da poter esser definito un vino “di montagna”!

8. Rossese di Dolceacqua DOC

L’ultima DOC ci arriva da un territorio rampante, a poca distanza dalla Francia: il Rossese di Dolceacqua, col suo vitigno rosso che domina il territorio, imperando ad Imperia (scusate!). Dal piccolo borgo mozzafiato che dà il nome alla denominazione, quest’uva generosa sbircia dal confine e si gode un po’ del Sole della Provenza, regalando vini potenti, eleganti, perfettamente riconoscibili. La sua piacevolezza vi terrà compagnia in innumerevoli occasioni – e con innumerevoli piatti della cucina ligure.

Bonus: Sciacchetrà

L’asso di denari non è una denominazione, ma una tipologia interna ad alcune delle DOC già viste. Lo Sciacchetrà delle Cinque Terre, o anche lo Sciactrà dell’Ormeasco, è un vino passito quasi mitologico per via della scarsa produzione e della preziosità. Sono necessari oltre 4 Kg di uva per produrne una sola bottiglia…e un secondo per innamorarsene.

Cin!

Lascia un commento

* Usando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei dati in questo sito web. Per approfondire: Cookie Policy