I migliori romanzi di Jonathan Coe

di Stefano Lo Verme
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Una foto di Jonathan Coe

Se c’è uno scrittore che, negli ultimi trent’anni, ha saputo raccontare la società e la cultura britanniche e i loro mutamenti, adottando una pluralità di punti di vista ma sempre in maniera personalissima e carica d’empatia, si tratta senz’altro di Jonathan Coe. Classe 1961, nato nella città di Bromsgrove, a breve distanza da Birmingham, Coe pubblica il suo primo libro, Donna per caso, nel 1987, distinguendosi fin dalle sue prime opere per la capacità di aderire appieno alla prospettiva dei propri personaggi. Ecco, questo è forse il tratto distintivo della produzione di Coe: pochi autori contemporanei sono in grado di annullare la distanza fra i protagonisti e il lettore in maniera altrettanto spontanea ed efficace. Perché per quanto la sua penna possa rivelarsi lucida e affilata, spesso fino a sconfinare nel grottesco o nella satira, Jonathan Coe ha il dono di saperci trascinare nei suoi universi narrativi e di farci riconoscere, in queste figure spesso smarrite e confuse, un senso di umanità in cui è facilissimo identificarsi. E mentre in libreria è appena approdata la sua ultima fatica, Io e Mr. Wilder, ambientata sul set del penultimo film del leggendario Billy Wilder, Fedora (e vale la pena ricordare che Coe ha sempre avuto un debole per le contaminazioni fra letteratura, cinema e musica), abbiamo colto l’occasione per proporvi una rassegna di quelli che, a nostro avviso, sono i migliori romanzi di Jonathan Coe, presentati in ordine cronologico (e tutti editi in Italia da Feltrinelli), nella speranza di esortarvi a scoprire uno degli scrittori più affascinanti della nostra epoca.

 

La famiglia Winshaw

È il 1994 quando Jonathan Coe, con la sua quarta opera di narrativa, compie il definitivo “salto di qualità”, dando vita a uno dei suoi libri più densi e intriganti, nonché quello che lo farà conoscere per la prima volta al pubblico italiano. What a Carve Up!, conosciuto da noi con il titolo La famiglia Winshaw, è un angosciante affresco della Gran Bretagna nel fosco decennio di Margaret Thatcher, segnato da un liberismo sfrenato e da fratture sociali sempre più dolorose. Ma la dimensione politica de La famiglia Winshaw è declinata attraverso la struttura di un grande racconto corale, in cui al dramma più doloroso si intrecciano spunti da commedia nera, fino a una conclusione tanto bizzarra quanto spiazzante.

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La casa del sonno

Dopo l’affermazione de La famiglia Winshaw, nel 1997 Jonathan Coe firma un altro romanzo magnifico, La casa del sonno, imperniato sul passaggio dall’Inghilterra thatcheriana degli anni Ottanta a quella contemporanea. Stavolta, però, l’approccio è decisamente più intimista: al cuore del libro c’è infatti un piccolo gruppo di personaggi che, dopo aver condiviso lo stesso alloggio nel periodo degli studi, si ritroveranno a distanza di oltre un decennio, alle prese con le sfide e i mutamenti dell’età adulta. L’oscillazione fra passato e presente, tipica della narrativa di Coe, ne La casa del sonno ci fornisce le coordinate per una complessa “educazione sentimentale” dai risvolti sorprendenti.

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La banda dei brocchi

Se, per chi scrive, La famiglia Winshaw e La casa del sonno sono stati i romanzi del “colpo di fulmine” per Jonathan Coe, La banda dei brocchi, pubblicato in patria nel 2001 con il titolo The Rotters’ Club, ha costituito una folgorazione: perché le quasi quattrocento pagine di questo volume offrono uno dei più coinvolgenti, vivaci e toccanti coming of age della letteratura del ventunesimo secolo. Impossibile non lasciarsi rapire dalla storia di Benjamin Trotter, Philip Chase, Doug Anderton e degli altri ragazzi e ragazze che, nella Birmingham degli anni Settanta, fra la nascita del punk, gli attentati dell’IRA e l’ultima, impervia stagione laburista prima dell’avvento del thatcherismo, si avviano a concludere il proprio percorso scolastico e cominciano a costruire il loro futuro, tra fugaci primi amori e la scoperta delle grandi passioni che li accompagneranno per il resto della vita.

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Numero undici

La quotidianità e il surreale, la commedia e il dramma, l’ironia macabra e le pennellate di mistero: Numero undici, non a caso l’undicesimo romanzo di Jonathan Coe, datato 2015, è uno dei suoi esperimenti letterari più azzardati, in virtù di una combinazione di elementi e di registri diversissimi, ma in grado di creare un amalgama davvero accattivante. Attorno all’amicizia fra Rachel ed Alison, due coetanee cresciute l’una accanto all’altra all’alba del nuovo millennio, Coe ci dipinge un altro amarissimo ritratto della Gran Bretagna degli anni Duemila e delle idiosincrasie di una società in rapida trasformazione.

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Middle England

Tre anni dopo La banda dei brocchi, con Circolo chiuso Jonathan Coe aveva ripreso la narrazione delle vicende degli ex membri del Rotters’ Club del titolo, ormai ultratrentenni, nell’Inghilterra di Tony Blair. Il suo penultimo libro, Middle England, dato alle stampe nel 2018, torna a raccontarci le vite di questi personaggi, ormai uomini e donne di mezza età, legandole a quelle della generazione successiva nella cornice della Gran Bretagna dello scorso decennio, attraversata da un’ondata di conservatorismo e di rabbia destinata a sfociare nel voto della Brexit. E ancora una volta, Coe sovrappone la dimensione pubblica e privata per dimostrarci la corrispondenza fra la storia di un paese e quelle dei suoi abitanti, anno dopo anno.

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