8 Lezioni da imparare dall’Earth Overshoot Day

di Niccolò Petrilli
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Un poster dell'Earth Overshoot Day

Il 29 Luglio è l’Earth Overshoot Day 2021.

Ossia, il giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse che la Terra riesce a sostenere e rigenerare in un anno. Da questo giorno in poi, si utilizzano energie che tolgono forza vitale al nostro pianeta. In pratica, saccheggiamo un pianeta B che non esiste.

La prima volta che Andrew Simms, analista politico, economo e ambientalista inglese ideò e calcolò l’Earth Overshoot Day era il 1987, e la data era il 23 Ottobre. Oggi, 34 anni più tardi, è il 29 Luglio. Lo era stato anche nel 2019, mentre nel 2020, complice il lockdown e il relativo rallentamento dell’economia e dei trasporti, era avanzato per la prima volta, riposizionandosi al 22 agosto, con un intero mese di guadagno per la Terra. Ma gli effetti della pandemia sono scomparsi rapidamente, e così il triste processo si è riavviato.

Ovviamente ogni Nazione ha il suo Overshoot Day specifico, che per l’Italia è stato il 13 Maggio. Il nostro Paese, una delle 8 economie più importanti del mondo, consuma l’ambiente ad un ritmo tale che, se tutti facessero come noi, servirebbero oltre 2 pianeti per sostenerci. Parlando di Paesi altamente sviluppati o in forte via di sviluppo, la situazione è ancora peggiore: il 14 Marzo 2021 è stato l’Overshoot Day per Stati Uniti e Canada, ma anche per la Mongolia e per le isole di Trinidad e Tobago. Record per il piccolo Qatar, per il quale servirebbero oltre 10 pianeti per sostenere un’umanità così sprecona.

Con tutte queste tremende premesse siamo quindi spacciati? Ci avviamo inesorabili verso il disastro?

No. O meglio, ci sono cose che possiamo capire concentrandoci su ciò che questo giorno significa. Prima di tutto non è una legge di natura, ma una data simbolica. E come tutti i simboli, ci indica una direzione, che crediamo possa essere positiva. Scopriamo quindi insieme 8 lezioni da imparare dall’Earth Overshoot Day!

Lezione Nr. 1: Il senso di colpa non ci porterà da nessuna parte

L’attuale situazione ambientale non è colpa tua. Né mia. Né dei politici. Neppure di poteri forti che si nascondono dietro cortine di fumo, minacciando la vita sulla Terra. È la conseguenza della nostra civiltà, dove tutta una serie di micro-movimenti, di per sé inconsapevoli, e (normalmente) del tutto legittimi, creano un’enorme giostra comune che, al momento, è insostenibile per l’esistenza dell’ecosistema nel quale ci siamo evoluti. Tutti insieme, nell’arco di secoli, se non millenni, abbiamo modificato senza cognizione un ambiente su cui non abbiamo mai avuto nessun controllo, e per il quale nessuno di noi, presente o passato, ha una colpa diretta. Certo, ci sono stati molti irresponsabili, qualche delinquente e persino dei criminali veri e propri, ma neppure nessuno di loro ha una colpa specifica sull’orientamento dell’Earth Overshoot Day.

Liberiamoci di questo peso inutile, via il senso di colpa.

Lezione Nr. 2: L’inquinamento è un fenomeno naturale

Vi suonerà sconvolgente, ma l’umanità è parte della natura, non ne è al di fuori. Non siamo una sorta di creatura superiore aliena che ha modificato un pianeta su cui è atterrata, né ne siamo i custodi o le divinità protettrici. Siamo “solo” una delle tantissime specie che vi si sono evolute e qui hanno il proprio ecosistema. Nessuno di noi sosterrebbe che un alveare non sia un fenomeno naturale, eppure un’ape impegnata a costruire una celletta non agisce in modo diverso da un muratore che miscela cemento per costruire un muro.

L’alveare e il miele sono prodotti delle api, mentre un muro, il cemento, la plastica, internet…sono anch’essi fenomeni naturali, realizzati da una specie di primati particolarmente capace nella manipolazione di oggetti. È solo grazie a questo che possiamo permetterci di considerare con cognizione di causa la nostra impronta ecologica, perché per dirla con Tim Morton, siamo esseri ecologici. Curiosità: non siamo neppure i peggiori nella storia della Terra, in quanto a maltrattamento del nostro stesso ambiente.

Accettare il nostro essere naturali è essenziale.

Lezione Nr. 3: È meglio conoscere la propria impronta ecologica

L’Impronta Ecologica è qualcosa che riguarda tutti. È l’impatto che ognuno di noi ha sul pianeta, singolarmente e a livello di Nazione. Quanti km in auto? Quanta carne a settimana? Quanti rifiuti? Prendere coscienza delle nostre azioni quotidiane è altrettanto importante quanto il rendersi conto che centrali elettriche, acquedotti, illuminazione stradale e gestione dei trasporti pubblici del proprio Paese fanno parte degli elementi da tenere sotto controllo.

Avete voglia di conoscere la vostra? Bene, allora calcolate qui la vostra impronta ecologica!

Lezione Nr. 4: Tutti possiamo fare qualcosa

Non avere colpe significa anche poter fare qualcosa di positivo con poco sforzo. Facciamo un esempio: ogni italiano, dal neonato al centenario, produce in media 200 grammi al giorno di rifiuti di plastica, di cui solo il 40% viene riciclato correttamente. Bottiglie d’acqua, incarti del cibo, scarti industriali: di quei 200, 120 grammi a testa finiscono ogni giorno dove non devono: discariche abusive, sotterrati nei boschi, spediti più o meno legalmente all’estero… e in ultima analisi, finiscono tutti nei laghi e nei mari. 7200 tonnellate di plastica al giorno, solo nel nostro Paese. Ora, immaginate di ridurre quei 200 grammi, tramite borracce filtranti, cibo sfuso, selezione di prodotti a ridotto contenuto di plastica. Immaginate di portare quei 200 grammi a 20.

Per fare un paragone, pensate di avere un tubo rotto in cucina, che perde come una fontana. Sareste disperati, vero? Ecco, immaginate ora di riuscire a chiudere il rubinetto centrale.

Non possiamo eliminare il problema, ma possiamo ridurlo. E se un problema viene ridotto, è più semplice da risolvere. Vale per ogni cosa.

Lezione Nr. 5: La politica deve agire per il bene comune

La buona politica ed il benessere del Paese vanno di pari passo, e Paesi sani sono paesi armoniosi a livello internazionale. E questa buona politica deve essere visionaria, ma anche pratica: interrompere il riscaldamento globale con lo sforzo della sola Italia o della sola Cina è impossibile, anche se ognuno di noi divenisse un albero. Però, in Italia si perdono ogni giorno quasi 10 miliardi di litri d’acqua a causa di infrastrutture deboli, l’equivalente di 4mila piscine olimpioniche. 3500 miliardi di litri d’acqua all’anno.

Inoltre, l’utilizzo di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica è estremamente arretrato, con l’uso del nucleare proibito dal 1986 e la sperimentazione sulle rinnovabili gravemente rallentata. Ancora: la dismissione di terreni agricoli e la crescita delle foreste è di per sé positivo per l’ambiente, ma solo se i territori sono ben amministrati, altrimenti i risultati sono perdita di infrastrutture e ricchezza, e un maggiore rischio di incendi o alluvioni.

Su questo la politica può e deve lavorare. Deve divenire una priorità, al pari di salute ed economia.

Lezione Nr. 6: Non esiste Loro e Noi, solo Noi

“Politici discutono sul riscaldamento globale” di Isaac Cordal

La rabbia, la frustrazione e la paura di fronte a situazioni di crisi sono sentimenti naturali, la pandemia ce l’ha insegnato duramente in questo stranissimo e doloroso periodo. Non è però una colpa né un problema, se tutti insieme ci fermiamo a pensare razionalmente: Negazionisti, Ambientalisti, Realisti, Americani, Cinesi, Russi, Europei, Africani…per la Terra non esistono davvero frontiere o differenze. È un pianeta rotondo su cui tutto è collegato, e dove le conseguenze di un collasso climatico vanno affrontate a prescindere da quali siano le cause, da dove ci si trovi, da quale posizione politica si scelga di appartenere. I ghiacciai si stanno sciogliendo e stiamo perdendo biodiversità, questi sono i fatti, e le conseguenze che dovremo affrontare come umanità sono molto superiori a quale parte del mondo il Caso ha scelto per farci nascere.

Tutti noi.

Lezione Nr. 7: Il Clima è sempre cambiato, ma non va bene lo stesso

Estinzione di Massa del Permiano

La Terra è stata una palla di neve, un deserto arido, un continente unico, un insieme di isolette, una serra. All’inizio è stata anche una nube di gas, se è per questo, e prima ancora plasma in qualche gigante rossa. Anche l’asteroide che ha colpito il mondo dei dinosauri 65 milioni di anni fa ha causato un cambiamento climatico. Quindi, non ci sarebbe niente di strano in questo, se non fosse che ogni volta che è accaduto, ogni volta che il clima ha deciso di cambiare davvero direzione (e non con una piccola era glaciale o un periodo più caldo), le specie che abitavano il Pianeta in quel momento si sono trovate ad affrontare l’estinzione, talvolta di massa. Gli animali che hanno affrontato quasi indenni tali sconvolgimenti si contano sulle dita di una mano, e nessuna di loro è un mammifero superiore.

Alzare le spalle pensando “è sempre successo” va bene se siete mammut, tigri dai denti a sciabola, dinosauri. Loro hanno affrontato un cambiamento climatico e…ah, niente, ops, non ci sono più.

Lezione Nr. 8: Non ci estingueremo, perciò dobbiamo darci una mossa

La conseguenza estrema del senso di colpa, per chi ha saltato la lezione Nr. 1, è alzare le mani e rimanere inermi ad attendere la Fine Del Mondo, quasi sollevati dalla scomparsa di quella creatura infame che è l’uomo, suicida per troppa intelligenza.

È una forma di pigrizia, di autoindulgenza: “ah, che bello, non dobbiamo fare niente, moriremo tra breve ed espieremo le nostre colpe nel silenzio dell’eternità”. (Non) spiace, ma no, non ci estingueremo. Siamo esseri ecologici, e come tante altre specie siamo eccessivamente predatori, disinteressati dell’ambiente, egoisti all’estremo. Non siamo peggiori né migliori di nessuna delle altre specie, ma abbiamo una resilienza che ci ha portato fin qua senza artigli né zanne, la stessa che ci vedrà sopravvivere anche ad una catastrofe ecologica.

Ed ecco il punto: siamo ancora in tempo ad evitare la catastrofe ecologica. Siamo ancora qui, forti, intelligenti, capaci di manipolare ogni elemento della tavola periodica e piegare persino la luce al nostro volere.

Questa è la lezione più importante dell’Earth Overshoot Day: non solo siamo in tempo, ma quel tempo noi lo possediamo. Ancora. Se facciamo qualcosa. Tutti insieme. Oggi.

Buon Earth Overshoot Day. Amate il vostro mondo, ne siete parte (che lo vogliate o no).

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