Calciomercato: i 5 migliori colpi della settimana (5 giugno)

di Davide Sica
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La finale anglosassone di Champions League disputata allo Stadio do Dragão di Porto e terminata con la vittoria del Chelsea di Tuchel ai danni del Manchester City di Pep Guardiola grazie alla rete di Kai Havertz, ha calato il sipario sulla stagione professionistica per club, in attesa degli Europei che prenderanno il via allo stadio Olimpico di Roma venerdì 11 giugno con gli azzurri di Roberto Mancini che affronteranno la Turchia di Çalhanoğlu e Demiral. L’attesa per la competizione internazionale posticipata al 2021 a causa della pandemia di COVID-19, sarà una grande occasione per i protagonisti sul rettangolo di verde di mettere in mostra le proprie qualità, anche in funzione di un possibile cambio di casacca nella sessione estiva di calciomercato. 

Una sessione che prenderà il via ufficialmente il 1° luglio ma che mette molta carne sul fuoco sin dal mese di giugno. Su IlMeglioDiTutto abbiamo deciso di accompagnarvi in questa torrida estate calcistica di trattative segnalandovi ogni settimana i cinque colpi più importanti del calciomercato, tra campo e panchina. Com’è normale che sia, questa prima fase delle trattative riguarda soprattuto il rebus-allenatori. Ecco i 5 colpi del calciomercato maggiormente significativi della settimana dal 29 maggio al 5 giugno, in ordine di ufficialità.

1. Luciano Spalletti (all.) al Napoli 

Per una conferma chiedere a Twitter. I tifosi napoletani lo sanno bene. Per essere certi che un’operazione di mercato della società partenopea sia stata sancita ufficialmente occorre appellarsi all’account ufficiale del presidente Aurelio De Laurentiis. 
Così è arrivato l’addio a Gattuso, a poche ore dall’addio ai sogni Champions culminato con il pari casalingo imposto dal Verona di Jurić – neo allenatore del Torino – e così è stato annunciato l’approdo di Luciano Spalletti a Castelvolturno. 
“Sono lieto di comunicare che Luciano Spalletti sarà il nuovo allenatore del Napoli a partire dal prossimo 1 luglio. Benvenuto Luciano, insieme faremo un grande lavoro. Aurelio De Laurentiis”.
Queste le parole con le quali il presidente del Napoli ha confermato ciò che sembrava già chiaro da parecchi giorni. A distanza di due anni dall’addio all’Inter per far posto ad Antonio Conte, il tecnico di Certaldo torna sui binari della Serie A, ereditando un gruppo scottato dalla mancata qualificazione in Champions League e ricco di profili da rivitalizzare dopo il valzer delle panchine che ha caratterizzato gli ultimi anni azzurri. Con un simbolo a scadenza: il capitano Lorenzo Insigne, potenzialmente libero a parametro zero nell’estate 2022. Un rapporto da monitorare, visti i precedenti di Spalletti con un’altra rinomata bandiera…

2. Sergio Agüero al Barcellona

L’avevamo lasciato sconsolato e in lacrime sul prato dello stadio di Porto sabato sera, al termine della prima finale di Champions League del ‘suo’ Manchester City, sconfitto dai connazionali del Chelsea nell’atto finale della competizione 2020/2021.
Una conclusione amara per Sergio Agüero, dopo un decennio ricco di soddisfazioni e soprattutto reti. Tante reti. Ben 260 con la maglia dei Citizens, che ne fanno il primatista nella storia del club britannico e tra gli stranieri in Premier League. Subentrato al 77′ al posto di Sterling, El Kun non è riuscito a riportare il City in partita, chiudendo la sua longeva esperienza a Manchester senza la possibilità di aggiungere l’ultimo trofeo ad una carriera già ricca di titoli; 15 in 10 anni di vita ‘Sky Blue’, tra cui 5 campionati inglesi, 3 Community Shield, 6 Coppe di Lega e una prestigiosa Coppa d’Inghilterra. 
Prima di chiudere la carriera nell’amato Independiente, dove tutto ebbe inizio, ecco il passaggio a Barcellona, in quella Liga che gli permise di esplodere definitivamente con la maglia dell’Atlético Madrid. Al Camp Nou farà coppia con il connazionale Messi, sulla carta un duo da urlo alle dipendenze del confermato Ronald Koeman. Per l’occasione i blaugrana hanno deciso di annunciarlo con un post su Twitter che sembra soprattutto l’esultanza di un goal del Kun. Agüerooooooooo. 

 

3. Eric García al Barcellona 

La storia ricorda superficialmente quella di un’icona del Barcellona, Gerard Piqué. Cresciuto alla Masia, storica fucina di talenti catalani, Eric García si è trasferito giovanissimo a Manchester. E se Piqué scelse i Red Devils, lui optò per i cugini del City. Un’esperienza fondamentale per il leader della difesa blaugrana, grazie agli insegnamenti di sir Alex Ferguson e un trascorso che potrebbe rivelarsi altrettanto importante per García cresciuto esponenzialmente negli ultimi tre anni in prima squadra, plasmato da un altro canterano doc, Pep Guardiola, che solo lo scorso aprile l’aveva definito ‘come un figlio per me’. Un figliol che ha deciso di essere prodigo, visto che lo scorso anno García ha rifiutato il prolungamento di contratto con il club inglese per fare ritorno all’ovile, nonostante un ottimo ruolino di marcia nel periodo post-lockdown, nel quale si era guadagnato anche la titolarità al fianco di Laporte.
Ora il ritorno al Barcellona, per tentare di emulare, almeno in parte, le gesta di Piqué.

4. Carlo Ancelotti (all.) dall’Everton al Real Madrid 

Dalle parti di Valdebebas e non solo è ricordato con l’appellativo di Carlo Magno, re dei longobardi e primo Imperatore dei Romani, ma è impresso per sempre nella storia del club merengue per aver riportato la ‘coppa dalle grandi orecchie’ laddove mancava dal 2002, per conquistare finalmente l’agognata Décima e consolidare la supremazia storica internazionale dei blancos, che da quella finale vinta in rimonta contro i cugini dell’Atlético ne hanno acchiappate altre tre nella gestione Zidane.
Reduce da due esperienze non proprio fortunate a Napoli – esonerato a dicembre con la squadra al settimo posto e la qualificazione da imbattuta agli ottavi di Champions – e a Liverpool, sponda Everton – dove quest’anno non è riuscito a raggiungere la tanto agognata qualificazione europea – Ancelotti cerca il rilancio in quello che viene largamente considerato come il club con maggior tradizione vincente nella storia del calcio. Una tradizione che lui stesso ha contribuito ad arricchire. Madrid non è stata una tappa normale nella carriera del tecnico di Reggiolo ma il passaggio decisivo che gli permise di entrare nella leggenda del calcio mondiale, dopo i fasti nel ‘suo’ Milan e il successo immediato in Premier League con il Chelsea. Al Real, Ancelotti raggiunse la quarta finale di Champions in carriera da allenatore, diventando il quinto tecnico ad aggiudicarsi la coppa più importante con due squadre differenti (Milan e Real Madrid) dopo Ernst Happel (Feyenoord, Amburgo), Ottmar Hitzfeld (Borussia Dortmund, Bayern Monaco), José Mourinho (Porto, Inter) e Jupp Heynckes (Real Madrid, Bayern Monaco).  Ora risponde alla chiamata di Florentino Pérez per superarsi di nuovo, vincere la Liga che gli sfuggì nella sua prima esperienza spagnola e diventare l’unico allenatore a vincere i maggiori campionati europei dopo essersi aggiudicato Serie A (Milan), Premier League (Chelsea), Ligue 1 (PSG) e Bundesliga (Bayern Monaco).  Con buona pace dell’Inter, che pare abbia tentato di accaparrarselo ma abbia dovuto fare i conti con il profondo legame di Carletto con il Milan.

5. Simone Inzaghi (all.) dalla Lazio all’Inter

Reduce dal trionfo in campionato che ha spezzato il monopolio bianconero che durava ormai da 9 anni, l’Inter si riappropria di una vittoria che mancava da tanto (troppo) tempo e si ritrova al tempo stesso vittima dell’abbandono del suo condottiero, quell’Antonio Conte che dopo aver svestito in fretta e furia (o quasi) i panni di acerrimo e storico rivale della Torino bianconera, si era calato nella realtà di Appiano Gentile e sul più bello, davanti all’altare, decide di concludere il proprio percorso e rivolgersi ad altri lidi. Se la gioia di aver strappato lo scettro di campione d’Italia ai rivali storici dopo anni di sofferenze e problematiche societarie (in realtà mai sopite nemmeno nel post-scudetto) proprio grazie ad un loro ex simbolo (due, se consideriamo la regia di Marotta) non ha probabilmente prezzo per il tifoso nerazzurro, l’addio di Conte ha aperto un’inevitabile voragine sulla panchina nerazzurra. Ritrovatasi col cerino in mano e presa in contro tempo dalla virata improvvisa della Juventus sul ritorno di Allegri, la dirigenza nerazzurra ha optato per quel profilo apparentemente meno probabile nella short list di candidati: Simone Inzaghi. L’allenatore della Lazio sembrava in procinto di sedersi per la sesta stagione consecutiva sulla panchina biancoceleste, soprattutto dopo una cena con il presidente Lotito dagli esiti confortanti. 
La notte ha tuttavia portato consiglio e una chiamata dalla Milano nerazzurra, che ha lasciato il presidente della Lazio con l’amaro in bocca: “Sono rimasto deluso sul piano personale. Ha cambiato idea dalla sera alla mattina”.
Inzaghi jr. ha scelto di fare un salto in avanti e accettare la ghiotta occasione (non solo economica) di allenare la squadra neo-campione d’Italia, nella città in cui da giocatore il fratello Superpippo ha lasciato un segno indelebile sulla sponda rossonera. Meno in panchina, dove invece Simone tenterà di proseguire un percorso di successi che i tifosi nerazzurri sperano sia solo agli albori. 

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