Le 5 migliori serie di Star Trek

di Laura Ressa
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Un'immagine di Star Trek

Star Trek non è definibile soltanto come serie televisiva. Parliamo di un vero cult che ha attraversato i decenni a partire dal 1966 e di cui tuttora stanno andando in onda le due serie più recenti. Nel corso del tempo l’universo fantascientifico di Star Trek è diventato uno dei più complessi. Esso rappresenta un futuro ottimistico in cui l’umanità si è unita ad altre specie a formare una Federazione dei pianeti uniti, risolvendo tutti i maggiori problemi della Terra. 

Le serie live-action prodotte per la televisione sono state (in ordine cronologico): Star Trek (Star Trek: The Original Series, 1966-1969), Star Trek: The Next Generation (1987-1994), Star Trek: Deep Space Nine (1993-1999), Star Trek: Voyager (1995-2001), Star Trek: Enterprise (2001-2005), Star Trek: Discovery (2017-in corso), Star Trek: Picard (2020-in corso)

Inoltre le serie animate sono:  Star Trek (Star Trek: The Animated Series, 1973-1974), Star Trek: Lower Decks (2020-in corso), Star Trek: Prodigy (2021-in corso).

Sono state realizzate anche tredici pellicole cinematografiche e otto serie di romanzi ambientate nello stesso universo.

Ecco quali sono le 5 migliori serie di Star Trek (escluse quelle ancora in corso e le serie d’animazione), e perché vederle.

1. The Original Series (1966-1969)

La serie è ambientata nel futuro e narra le avventure dell’equipaggio della nave stellare Enterprise della Federazione dei pianeti uniti, “diretta all’esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”.
Il capitano dell’Enterprise è James T. Kirk, il primo ufficiale è Spock, un extraterrestre proveniente dal pianeta Vulcano, e l’ufficiale medico è il dottor Leonard McCoy. Questi tre sono i personaggi principali, che esplorano l’universo insieme a un equipaggio molto affiatato.

La parola chiave è proprio Esplorazione, intesa come conoscenza dell’umanità, dell’universo, del diverso. Chi si approccia a questa serie classica di Star Trek deve immedesimarsi in chi ha vissuto nel periodo in cui è stata realizzata e trasmessa. Quindi non ci si deve soffermare troppo sugli effetti speciali, un po’ datati, ma sui messaggi espliciti e impliciti che la serie lascia allo spettatore.

Si tratta di una storia di integrazione: sul ponte di comando, tra gli ufficiali, troviamo insieme americani, russi, giapponesi, alieni, ecc.  Durante le varie avventure di esplorazione dell’universo, in cui lo scopo non è conquistare ma semplicemente conoscere nuovi mondi, i protagonisti devono affrontare varie difficoltà. Si imbattono anche in alcuni esseri alieni con grandi poteri che fanno capire agli umani quanto essi siano deboli, e quindi quanto sia importante avere uno spirito votato all’integrazione e all’utilizzo dell’ingegno più che della forza.

Per la prima volta qui compare anche un ufficiale donna di origine africana, Uhura.
I temi affrontati in questa serie sono molti, tra i quali la paura del diverso e la paura dell’ignoto, temi che sono oggi ancora attuali e assai importanti. Possiamo quindi immaginare quanto scalpore potessero destare negli anni ’60 in piena guerra fredda.
Kirk e Spock nella serie originale di Star Trek

2. The Next Generation (1987-1994)

Nel 1986, vent’anni dopo la prima serie televisiva, il produttore Gene Roddenberry decise di provare a dar vita ad un seguito, ambientandolo nel XXIV secolo, 78 anni dopo la serie originale. Nacque Star Trek: The Next Generation.

I viaggi della nave stellare Enterprise mantengono sempre la loro dimensione avventurosa, ma nel frattempo si è verificato l’ampliamento della Federazione e la tecnologia è progredita.
L’astronave qui è guidata da Jean-Luc Picard che, a differenza del capitano James T. Kirk, possiede un animo meno guascone e impulsivo ma piuttosto riflessivo.

Picard ha dei lati di introversione ma riesce a risolvere le situazioni che via via si susseguono attraverso la diplomazia e l’intelligenza. L’equipaggio, che gode di una certa armonia fra i suoi componenti, si trova ad affrontare specie potenti e con tecnologie migliori.
Altro elemento per cui vale la pena guardare questa serie è il personaggio di Data, un robot. La sua presenza è straordinaria perché a Data viene riconosciuta addirittura dignità di soggetto con diritti e doveri: viene considerato un essere vivente senziente a tutti gli effetti.
Questa serie andrebbe vista perché conduce a riflessioni profonde sui diritti e sui doveri dell’umanità.
comandante Jean-Luc Picard

3. Deep Space Nine (1993-1999)

La serie Star Trek: Deep Space Nine (anche chiamata DS9) nacque come spin-off di Star Trek: The Next Generation nel 1993. Nel finale della serie, oltre ai numerosi colpi di scena, si assiste alle più notevoli battaglie spaziali di quegli anni, realizzate grazie all’evoluzione della grafica.

A differenza di tutte le altre serie, qui la storia non si svolge su un’astronave ma su una stazione spaziale che orbita attorno al pianeta Bajor. L’esplorazione non manca ma risulta in secondo piano: al centro degli episodi c’è un’analisi attenta di tutto ciò che è mistico e che riguarda la religione e il concetto di fede.
Questa serie andrebbe vista perché narra molti aspetti comuni alle religioni realmente esistenti e alle loro dinamiche. Inoltre racconta la sottile linea che divide il ruolo dell’oppresso da quello dell’oppressore, il ruolo del cattivo che diventa buono e viceversa.
deep space nine

4. Voyager (1995-2001)

Questa serie racconta le avventure della nave stellare USS Voyager sbalzata a più di settantamila anni luce dalla Terra, un punto remoto dal quale è previsto un viaggio di settantacinque anni per poter tornare a casa.
Con lo stesso spirito pionieristico caratteristico della serie classica, Star Trek ritorna qui a raccontare le avventure di un’astronave in missione nello spazio.

In questo caso la storia è un’esplorazione al contrario poiché comincia appunto quando l’astronave Voyager viene catapultata lontano dalla Terra. Il ritorno a casa è il tema epico per eccellenza e la serie può essere considerata una sorta di Odissea.
La scelta di rappresentare sullo schermo un comandante donna non è casuale: Kathryn Janeway rappresenta infatti una figura materna per l’equipaggio, ha pregi e difetti ma mantiene pur sempre un ruolo autorevole e di riferimento per tutti.

Nel viaggio di ritorno a casa ogni personaggio vive una maturazione personale: è il caso ad esempio di Sette di Nove, un borg che viene strappato alla collettività e pian piano riscopre il proprio lato umano.
cubo Borg

5. Enterprise (2001-2005)

Le serie di Star Trek qui raccontate in carrellata andrebbero viste perché quel tipo di umanità rappresentata è ciò a cui l’umanità reale dovrebbe ambire. Non fa eccezione l’ultima della nostra lista.
Star Trek: Enterprise è concepita come prequel delle altre serie e si colloca temporalmente prima della nascita della Federazione dei pianeti uniti, circa novant’anni dopo il primo contatto dei terrestri con civiltà extraterrestri.
La serie narra le avventure dell’equipaggio di un’astronave terrestre che per la prima volta si può spingere più lontano e in meno tempo.

Questa serie mostra i primi passi dell’umanità, o meglio di una condizione verso la scoperta, al di fuori dei nostri confini, a cui dovremmo ambire oggi.

I Vulcaniani, una specie aliena, ritengono che gli umani siano troppo emotivi, non in grado di prendere decisioni sagge. Essi quindi vorrebbero controllare gli umani passo passo in tutto ciò che fanno: potremmo associare questo modo di pensare all’immagine di un genitore apprensivo che vuole evitare che i propri figli sbaglino.
Il capitano Jonathan Archer, grazie alla sua personalità, riesce a sovvertire questo stato di cose imparando dai propri errori, commettendone anche di molto grossi ma riuscendo sempre a sbrogliare le problematiche a cui deve far fronte.
Un capitano che rischia e si butta a capofitto nelle situazioni.

Dunque da una condizione che potremmo definire di brutto anatroccolo, Archer diventa il cigno che riesce a unire diverse specie fino a fondare la Federazione dei pianeti uniti (impresa che non è mai riuscita neanche ai Vulcaniani).

I temi principali sono: il progresso dell’umanità e la figura del bambino che diventa adulto sbagliando e imparando dai propri errori.

disegno del capitano Archer di Star Trek

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