Le 5 migliori miniserie originali di Netflix

di Gian Marco Novelli
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Le serie originali Netflix

Fin dal suo approdo nel mercato mondiale la piattaforma streaming Netflix si è caratterizzata per la produzione di contenuti “originali”,  molti sono i titoli lanciati dalla piattaforma il cui catalogo con il passare del tempo è diventato sempre più ricco. Negli ultimi anni su Netflix stanno emergendo le miniserie, prodotti in cui la storia si sviluppa in un’unica stagione; in alcuni casi, però, tale è il successo ottenuto che sono diventate delle serie da più stagioni, come ad esempio Tredici. Molte sono le miniserie realizzate da Netflix soprattutto in questi ultimi due anni, alcune si caratterizzano per la loro grande valenza sociale. Di seguito troverete una selezione delle 5 migliori miniserie originali di Netflix.

1. When They See Us (2019)

Un anno prima della terribile morte di George Floyd su Netflix è approdata When They See Us, una miniserie che ha sconvolto l’opinione pubblica. When They See Us, ideata e diretta da Ava DuVernay, racconta una storia di cronaca nera realmente accaduta nell’America del 1989. La vittima fu Trisha Meili, una ragazza dell’età di 28 anni aggredita e stuprata il 19 Aprile 1989. Oltre che per la sua brutalità, il caso fece grande clamore anche per i colpevoli inizialmente identificati: un ragazzo ispanico e ben quattro ragazzi di colore. I cinque furono “obbligati” dalla polizia a confessare e condannati senza avere delle prove. When They See Us è stato da subito un grande successo di pubblico e critica, Jharrel Jerome inoltre ha vinto per la sua interpretazione un Emmy Award.

2. Unbelieveble (2019)

Sulla stessa scia di denuncia sociale troviamo la miniserie Unbelievable, creata e diretta da Susannah Grant. Anch’essa basata su fatti realmente accaduti, Unbelievable racconta la storia di Marie Adler, una ragazza problematica che dopo aver subito una violenza sessuale viene accusata di mentire dal sistema che avrebbe dovuto difenderla. Due anni dopo la storia di Marie si intreccerà con quella di due detective donne del Colorado, Grace Rasmussen e Karen Duvall, interpretate da Toni Collette e Merritt Wever. Grace e Karen inizieranno ad indagare su altri due casi di stupro molto somiglianti a quello vissuto da Marie e nel corso degli 8 episodi cercheranno di scoprire una verità che per molto tempo è rimasta volutamente celata. L’obiettivo di Unbelievable è quello di denunciare un sistema malato che molte volte può ferire molto di più dell’aggressione subita.

3. The English Game (2020)

Nel 2020 Netflix ha distribuito The English Game, una miniserie ideata da Julian Fellowes, la mente dietro il celebre Downton Abbey. Sullo sfondo di una Londra del 1800, la miniserie composta da sei episodi narra le origini del calcio e la rifondazione della società Vittoriana. Anche in questa miniserie abbiamo come protagonisti due persone realmente esistite: il nobile Arthur Kinnaird e l’operaio Fergus Suter. I due nonostante appartenessero a classi sociali diverse vennero assunti da James Walsh, proprietario della fabbrica tessile di Darwen e della squadra Darwen FC, per accrescere il valore di quest’ultima. Il calcio nel 1879 era uno sport esclusivamente per le classi dell’alta società ma grazie ai due protagonisti cambiò la sua identità passando da uno sport per pochi ad uno sport per tutti. Se siete orfani del vecchio spirito calcistico o se volete sapere di più sulle sue origini non potete perdervi The English Game.

4. Unorthodox (2020)

Nella primavera del 2020 Netflix ha sganciato una bomba che si chiama Unorthodox, miniserie composta 4 episodi con protagonista la giovane Shira Haas. Unorthodox è una miniserie creata da Anna Winger e Alexa Karolinski ed è basata sull’autobiografia di Deborah Feldman. La protagonista della storia è la giovane ortodossa Esty Shapiro, cresciuta all’interno di una comunità ebrea ultra-ortodossa situata a Brooklyn. Esty, come tutte le ragazze della sua comunità, non ha nessuna libertà, il suo unico compito è quello di fare figli. Nonostante il poco denaro a disposizione, Esty decide di scappare da questo futuro “imposto” per abbracciare la libertà e la sua più grande passione: la musica. Su ordine del rabbino però anche suo marito vola a Berlino con il compito di riportarla a casa. Il senso di oppressione della protagonista è comune a molte donne ed è questa la parte che maggiormente ferisce gli spettatori.

5. La Regina degli scacchi (2020)

Vero e proprio fenomeno di fine 2020 è stata La Regina degli scacchi, la stessa Netflix non avrebbe mai potuto immaginare il successo planetario ottenuto da questa miniserie. La trama ruota intorno alle vicende di Beth Harmon, una bambina (Isla Johnston) che dopo essere rimasta orfana viene mandata in un orfanotrofio femminile. Per puro caso si imbatterà nel gioco degli scacchi diventando dopo poche partite una bambina prodigio. In età adolescenziale Beth, interpretata da questo momento in poi da Anya Taylor-Joy, viene adottata da una famiglia del Kentucky e con non poca fatica comincerà a frequentare molti tornei di scacchi. Oltre agli scacchi i temi della serie sono molteplici: quello dell’emancipazione della donna negli anni Sessanta ma anche la dipendenza dal gioco o da droghe e/o alcool. La miniserie, fin da subito un gran successo di pubblico e critica, sta attualmente vincendo tutti i premi televisivi più importanti.

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