The Handmaid’s Tale: le 5 scene più emozionanti della serie TV con Elisabeth Moss

di Patrizia Monaco
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The Handmaid's Tale

A partire dal 26 aprile 2017, da quando cioè ha debuttato sulla piattaforma Hulu, The Handmaid’s Tale è stato in grado di calamitare l’interesse del pubblico e della critica, catapultando gli spettatori nel mondo distopico di Margaret Atwood, autrice del romanzo da cui prende vita lo show con Elisabeth Moss. Nel corso delle prime tre stagioni, la serie ha raccontato le tantissime facce della violenza sulla quale si fonda la distopica società di Gilead, senza mai risparmiarsi nel descrivere l’atrocità di gesti e parole. Allo stesso tempo, non sono mancate scene capaci di schiudere il baratro e far emergere uno spiraglio di luce e speranza per quanto riguarda il riscatto delle donne protagoniste della serie. Nonostante l’imbarazzo della scelta, abbiamo selezionato le cinque scene più emozionanti di The Handmaid’s Tale, la cui quarta stagione, lo ricordiamo, è disponibile su Timvision dal 29 aprile.

1 – Le ancelle si rifiutano di lapidare Janine (Episodio 1×10, “Notte”)

June (Elisabeth Moss) si rifiuta di lapidare Janine (Madeline Brewer)

Nel finale della prima stagione di The Handmaid’s Tale viene mostrata la scena in cui le ancelle, disposte in cerchio intorno a Janine, ricevono l’ordine di colpire la ragazza con delle pietre per una lapidazione pubblica. Ofglen (Emily, interpretata da Alexis Bledel) si rifiuta di partecipare, anche se zia Lydia insiste ed una guardia la colpisce con il calcio della pistola. In quel momento è quindi June (Elisabeth Moss) a farsi capo della resistenza, allungando il braccio per poi far cadere la pietra a terra,  ispirando così le altre ancelle a seguire il suo esempio. Verrebbe da chiedersi perché, sapendo che sarebbero state comunque punite, le ancelle non abbiano rivolto quelle pietre contro le guardie, per ottenere un impatto maggiore e sfidare quindi il vero nemico ma, in ogni caso, questa ha rappresentato una delle primissime volte in cui le protagoniste della serie hanno capito di poter contare l’una sull’altra e che nessuna di loro sarebbe stata lasciata indietro. Una potenza emotiva e visiva che emerge anche nella scena successiva, quando cioè le ancelle tornano a casa a testa alta, con June a guidarle, mentre in sottofondo risuonano le note di Feeling Good di Nina Simone.

2 – June rivede sua figlia Hannah (Episodio 2×10, “L’ultima cerimonia”)

Hannah (Jordana Blake) guarda sua madre June (Elisabeth Moss) prima di essere separata da lei

Prima di essere costretta a diventare un’ancella, June aveva una figlia, Hannah (Jordan Blake). Tuttavia, con la nascita della totalitaria società di Gilead, June è stata separata da Hannah e la bambina è stata assegnata ad un’altra famiglia, ricevendo anche un nuovo nome, Agnes. Una delle scene più emozionanti di The Handmaid’s Tale, dunque, non poteva che essere quella in cui June riesce a trascorrere di nuovo qualche momento in compagnia di sua figlia. Nel decimo episodio della seconda stagione, Fred fa salire June in auto e la fa accompagnare da Nick in una casa nel bosco, dove si ritrova finalmente di fronte alla sua amata bambina. Hannah accoglie la donna con diffidenza e risulta impossibile non comprendere anche solo in parte lo strazio che prova June quando capisce che sua figlia si è sentita tradita e dimenticata da lei. June utilizza tutta la forza che ha in corpo per trattenere la disperazione e per far sentire la bambina a suo agio. Alla fine, la piccola si scioglie, mettendosi a piangere, supplicandola di non lasciarla di nuovo e chiedendole se si sarebbero riviste. June le dice che cercherà di farlo accadere il prima possibile, consapevole però di quanto sarà difficile mantenere la sua promessa e quindi distrutta all’idea che la bambina possa sentirsi nuovamente abbandonata. Quando Hannah viene portata via, alcuni teppisti si presentano all’esterno della casa e sparano a Nick, caricandolo in auto e andandosene. In quel momento, June rimane completamente da sola, incinta e costretta a fare i conti col dolore appena provato nello staccarsi nuovamente da Hannah.

3 – L’esecuzione di Eden e Isaac (Episodio 2×12, “Postpartum”)

Eden ( Sydney Sweeney) e Isaac perdono la vita sul fondo della piscina

Sempre nel corso della seconda stagione di The Handmaid’s Tale, a sconvolgere il pubblico è stata la morte di Eden (Sydney Sweeney), la giovanissima moglie di Nick. Fino a quel momento, Eden era apparsa come un’adolescente talmente devota da risultare quasi una papabile traditrice di June. Il suo destino, invece, viene segnato nel momento in cui scappa dalla famiglia Waterford insieme ad Isaac, un guardiano di cui si è innamorata. Poco dopo essere scappati, i due ragazzi vengono arrestati e giustiziati pubblicamente, lasciati annegare in quella che una volta era la piscina di una scuola superiore. Un momento a dir poco drammatico che è stato in grado di far rivalutare totalmente la figura di Eden, la cui incoscienza, dovuta alla sua età, ha sicuramente contribuito a spingerla verso la morte. La giovane donna ha infatti scelto di non piegarsi e di non rinnegare il suo amore, a costo di veder finire la sua vita sul fondo di una piscina. June e Serena (Yvonne Strahovski), tra i testimoni dell’esecuzione, appaiono entrambe completamente inorridite dal livello di brutalità messa in atto contro una ragazza così giovane. Le donne non possono che pensare alla “loro” figlia, da poco messa al mondo da June col nome di Holly ma conosciuta all’interno della famiglia Waterford come Nicole. Alla fine dell’episodio, June e Serena appaiono più vicine e complici, legate dalla reciproca preoccupazione per il futuro della neonata. Non a caso, nell’episodio successivo Serena chiede il sostegno delle altre Mogli per “sfidare” i Comandanti affinché le loro figlie possano almeno leggere la Bibbia. Finisce invece per essere tradita dalle altre donne e punita con l’amputazione del mignolo della mano. Questo è un momento, non certo l’unico della serie, in cui la rabbia e l’odio del pubblico nei confronti di Serena ha lasciato spazio all’empatia e alla compassione.

4 – Alexis si rimette in contatto con sua moglie Sylvia (Episodio 3×02, “Mary and Martha”)

Emily (Alexis Bledel) riabbraccia sua moglie Sylvia (Clea DuVall) 

La fuga di Emily da Gilead è stata in grado di tenere a lungo gli spettatori con il fiato sospeso. L’ancella interpretata da Alexis Bledel ha subìto un gran numero di soprusi e tutti speravano in un lieto fine per lei. Quando è stata assegnata al colonnello Lawrence, Emily non poteva immaginare che proprio quell’uomo dai modi burberi avrebbe rappresentato la sua salvezza. Proprio grazie a lui, infatti, la donna riesce a superare il confine, usando l’ultimo briciolo di energia per tenere tra le braccia la piccola Holly. Alla fine, ormai allo stremo delle forze, la donna viene trovata da un ufficiale che pattugliava lungo la frontiera ed il terrore che si trattasse di una minaccia lascia presto spazio al sollievo quando quell’uomo le offre una coperta e le chiede se desidera richiedere asilo in Canada in quanto donna perseguitata. A questa domanda, Alexis Bledel risponde con un semplice “” che però racchiude anni di atroce sofferenza, e probabilmente sono bastate anche solo queste due lettere a valere all’attrice la seconda nomination agli Emmy, ottenuta nel 2018, dopo la vittoria dell’anno precedente. Una volta raggiunto il Canada, Emily non si sente subito pronta emotivamente per telefonare e raggiungere sua moglie Sylvia (Clea DuVall), che non ha potuto né vedere né sentire nel lungo periodo trascorso forzatamente a Gilead. È comprensibile, visto tutto quello che ha passato. Ma quando trova la forza di farlo, il pubblico si trova di fronte ad una scena tremendamente intensa. Emily la chiama e, una volta sentita la sua voce al telefono, Sylvia blocca letteralmente il traffico, riuscendo a far percepire almeno una parte dell’emozione smisurata che prova nell’ascoltare di nuovo la voce della donna che ama dopo così tanto tempo. Forse la loro reunion, avvenuta ufficialmente nell’episodio 3×04, sarebbe potuta essere più “disordinata” rispetto a quanto mostrato ma, se pensiamo ai traumi affrontati da Emily e alla delicatezza con cui Sylvia rispetta lo stato d’animo e fisico della sua compagna, non possiamo che apprezzare il modo in cui si è scelto di ritrarre un momento così delicato. Di certo, la reunion della coppia ed il ricongiungimento di Emily con suo figlio Oliver, hanno rappresentato un lieto fine tra i più attesi e sperati dai fan di The Handmaid’s Tale.

5 – June mette in salvo i bambini (Episodio 3×13, “Mayday”)

Lo sguardo soddisfatto di June (Elisabeth Moss) subito dopo essere riuscita a mettere in salvo i bambini

Abbiamo aperto la nostra top 5 con una delle prime scene in grado di far emergere tutta la forza delle ancelle nel momento in cui riescono ad unire le loro forze. La chiudiamo con una scena dallo stesso valore simbolico ma che ha invece avuto luogo nel finale della terza stagione della serie TV. June, grazie alla sua tenacia e al supporto del colonnello Lawrence, riesce a mettere in salvo centinaia di bambini, alcune Marte e persino qualche ancella, facendole fuggire da Gilead tramite un aereo diretto in Canada. Anche June avrebbe dovuto viaggiare con loro, ma alla fine si è rifiutata di partire in quanto decisa a trovare prima sua figlia Hannah per poterla portare via con sé.  Nella scena in questione, la donna escogita un modo per distrarre le guardie nel momento in cui i bambini stanno salendo sull’aereo. Non deve farlo da sola, però, poiché viene raggiunta dalle altre ancelle che questa volta non lasciano cadere le pietre ma le lanciano contro le guardie per richiamare la loro attenzione. La stagione si chiude con June rimasta ferita da un proiettile ma con lo sguardo soddisfatto nel ripensare alla straordinaria impresa appena messa in atto. Se avesse anche l’opportunità di assistere al momento in cui Moira (Samira Wiley) trova tutti quei bambini messi in salvo grazie a lei, oppure di vedere l’uomo che sempre grazie a lei riabbraccia sua figlia, o ancora di sentire le parole di Rita mentre abbraccia suo marito Luke (O-T Fagbenle) e gli dice “Questa è opera sua. Della tua June”, di certo l’ancella sarebbe ancora più orgogliosa di se stessa e troverebbe la determinazione necessaria per andare avanti e resistere, nonostante la maggior parte delle persone intorno a lei siano riuscite a raggiungere la tanto agognata libertà. 

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