Atypical: 5 buoni motivi per vedere la serie TV su Netflix

di Enza Casalino
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È da poco terminata la quarta e ultima stagione di Atypical, una delle più belle serie TV targate Netflix, incentrata sulle vicende della famiglia Gardner, composta da Elsa, Doug e i due figli adolescenti, Sam e Casey. La serie, creata da Robia Rashid si dipana per un totale di quattro stagioni e trentotto episodi, ed è stata distribuita dal 2017 al 2021.

Il protagonista è Sam, un diciottenne alle prese con i cambiamenti e con la voglia di indipendenza tipici di quell’età. Ha un’incredibile passione per il mondo antartico e in particolare per i pinguini, indossa spesso cuffie antirumore, ama disegnare e ha un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, che gli fa affrontare la realtà in modo – per l’appunto – atipico. Attorno a lui, ruota la sua famiglia, imperfetta, non sempre unita, ma presente, empatica: un’ancora di salvezza, nonostante la fragilità dei suoi componenti.

Casey (Brigette Lundy-Paine), la sorella minore, è il punto fermo di Sam. Nonostante lo punzecchi e lo provochi continuamente, è lì per contenerlo e rimetterlo in piedi. Sempre e a qualunque costo.
Ha 16 anni, molti sogni e la passione per la corsa, la sua valvola di sfogo, che la porta lontano dal ruolo spesso impegnativo di sorella minore.

Elsa (Jennifer Jason Leigh) è la mamma apprensiva, spaventata da quello che il mondo potrebbe fare a Sam e si annulla nel ruolo di madre-protettrice. Anche lei troverà una valvola di sfogo che metterà in crisi sé stessa e la sua famiglia.

Doug (Michael Rapaport) è il papà che inizialmente non riesce a stabilire un rapporto sereno con il proprio figlio, con cui non è bravo a relazionarsi. Le cose cambieranno quando Sam avrà bisogno dei suoi consigli per affrontare l’ingresso nell’età adulta.

Ecco i 5 buoni motivi per vedere Atypical, la serie tv disponibile su Netflix.

1. Parla di autismo in modo ironico e mai banale

Un'immagine di Atypical

Non è la prima volta che si parla dei disturbi dello spettro autistico in una serie TV. Tuttavia Atypical fa un passo avanti perché racconta la vita del protagonista attraverso le piccole e grandi sfide della quotidianità. Lungi dall’essere presentato come una disabilità, il disturbo di Sam viene mostrato come una condizione, un modo di essere con cui si convive, non senza difficoltà. Molte scene sono comiche ma è assente ogni traccia di caricatura o derisione.

Vista la delicatezza del tema trattato, la creatrice Robia Rashid ha consultato una docente universitaria che si occupa della ricerca sull’autismo presso il Centro Ucla dell’Università della California. Inoltre, per dare credibilità al personaggio di Sam, David Finch, un ragazzo autistico, ha partecipato alla stesura della sceneggiatura e un gruppo di otto autori autistici è stato inserito nella seconda stagione con piccoli ruoli. Infine, la voce narrante della serie è proprio quella di Sam, e questa scelta rappresenta un perfetto strumento di empatia tra il protagonista e lo spettatore.

2. Affronta con naturalezza le tematiche adolescenziali

Un'immagine di Atypical

Tra i temi trattati c’è anche la questione dell’identità di genere, vista attraverso gli occhi di Casey. Anche in questo caso, ironia e leggerezza sono gli ingredienti fondamentali. Il processo di crescita dei protagonisti viene affrontato con naturalezza ed è facile, per questo, immedesimarsi nei personaggi. Ognuno di loro, infatti, è alla ricerca di sé stesso e del proprio posto nel mondo. Gli episodi finali di Atypical riprendono l’efficace metafora del mondo dei pinguini per parlare di una capacità straordinaria e fondamentale: l’adattamento. Alle prese con il primo vero volo fuori dal nido (la condivisione dell’appartemento con il suo amico Zahid), Sam si trova ad affrontare i prevedibili ostacoli del doversi adattare a un’altra persona, mentre cerca di scoprire – contemporaneamente agli altri personaggi della serie – cosa vuole veramente dalla vita.

3. L’ottima sceneggiatura

Un'immagine di Atypical

La sceneggiatura è uno dei punti di forza della serie. I monologhi del protagonista con cui spesso si aprono gli episodi di Atypical sono sempre molto ricercati. Le numerose similitudini (in particolare con il mondo dei pinguini, animali di cui Sam è appassionato) attraverso cui viene descritto il mondo dei Gardner si mescolano alle battute di spirito che rendono il protagonista inconsapevolmente bizzarro, ma estremamente divertente. Le vicende dei singoli ed i temi sviluppati manifestano quella leggerezza che è il tratto distintivo della serie. Tutti i personaggi descritti dalla sceneggiatura di Robia Rashid affrontano situazioni complesse e momenti di transizione con una grande capacità di resilienza, descritta tramite dialoghi brillanti e battute sferzanti. Rendere una serie tv contenitore di messaggi importanti e delicati senza drammatizzare troppo e senza retorica è sempre una missione difficile. E Atypical ci riesce benissimo.
Ne consigliamo la visione in lingua originale.

4. La durata breve degli episodi

Un'immagine di Atypical

Se di solito evitate le serie TV perchè non avete voglia di seguire un numero infinito di puntate e di stagioni, con Atypical il problema non esiste: la serie si compone di soli 38 episodi spalmati in 4 stagioni (otto nella prima stagione, dieci nelle altre tre) che hanno una durata media di 30 minuti l’uno. Chi non ama passare ore davanti alla TV, può godersi una puntata al giorno (anche se vi sfido a non voler vedere subito la successiva). Gli amanti del binge-watching notturno, invece, possono divorare tutta la serie in poco tempo.

5. La fotografia

Un'immagine di Atypical

In Atypical nulla è lasciato al caso, nemmeno la fotografia. L’illuminazione è perfettamente coerente con gli stati d’animo del protagonista e ci comunica, di volta in volta, il disagio o l’appagamento passando con delicatezza da tonalità calde a quelle più fredde e viceversa. La luminosità delle immagini è curata e ragionata, e contribuisce a far sì che la serie venga percepita come un’esperienza multisensoriale e non unicamente visiva.

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