Queen: 14 canzoni meno famose da ascoltare assolutamente

di Matteo Maino
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Un'immagine dei Queen

L’indimenticabile voce di Freddie Mercury. La chitarra dal suono inimitabile di Brian May. Il groove di Roger Taylor e John Deacon. È indubbio l’influenza che hanno avuto nel rock (prima) e nel pop (poi) i Queen, il quartetto rock britannico nato nel 1970. Un gruppo capace di spaziare attraverso le derive del rock, raggiungendo un successo strepitoso che ancora oggi non accenna a diminuire. Spesso definita un’ottima band sforna-singoli, perfetta per un Greatest Hits (e di cui il volume 2 è ancora oggi un best-seller), la band capitanata da Freddie Mercury è riuscita a pubblicare, nel corso della sua carriera, ben quindici album in studio, tra cui una colonna sonora per il film di Flash Gordon. Ma al di là dei brani di maggior successo, quali sono le canzoni meno conosciute del gruppo e che meritano di essere (ri)scoperte? Ne abbiamo scelta una per album, ad esclusione della colonna sonora di Flash Gordon. Ecco una lista delle 14 canzoni meno famose dei Queen da ascoltare assolutamente.

1 – Liar (Queen)

Il rock anni Settanta di chiara matrice zeppeliana in uno dei brani tratti dal primo album omonimo (Queen) del quartetto.  Liar è una delle canzoni più dure del gruppo, che si apre con la batteria di Roger Taylor per poi lasciarsi guidare da un riff di chitarra che Brian May riciclò (riarrangiandolo) da una precedente band di Freddie Mercury. La canzone dimostra già una caratteristica della band, quella di lunghi brani che uniscono varie influenze musicali, seppur in maniera un po’ acerba rispetto a quanto conosciamo. Da menzionare l’assolo di basso di John Deacon verso il finale. Inizialmente Liar non era un brano molto amato dal pubblico, per poi essere richiesto a gran voce durante uno dei tour di promozione del terzo album. 

2 – The March of the Black Queen (Queen II)

Una composizione epica e davvero molto complessa quella di The March of the Black Queen, traccia numero 9 del secondo album in studio. Il brano è diviso in varie sezioni distinguibili in poco più di sei minuti, mettendo in scena una sperimentazione musicale di stampo teatrale che troverà completa forma nel quarto album (e fino alla fine della carriera con Innuendo). Una canzone così complicata che raramente è stata proposta in sede live, se non per qualche sezione sparsa all’interno di qualche medley. Nonostante ad un primo ascolto possa sembrare ostico, il brano è uno dei migliori dei Queen e vero e proprio apice di Queen II, un album spesso sottovalutato. 

3 – Stone Cold Crazy (Sheer Heart Attack)

Il terzo album dei Queen, Sheer Heart Attack, è uno dei più duri della band. E Stone Cold Crazy è un brevissimo brano che sembra precedere la nascita del metal, nella sua accezione speed thrash: riff veloci, un tempo furioso e riff di chitarra distorta per una canzone che venne suonata per molti anni nei concerti, anche se distante da quel sound che spesso e volentieri accostiamo ai Queen. Nel 1991 i Metallica vinsero il Grammy Award grazie a una cover del brano, con un testo diverso, suonandola addirittura nel concerto in tributo a Freddie Mercury insieme a Tony Iommi (il chitarrista dei Black Sabbath). 

4 – The Prophet’s Song (A Night at the Opera)

La sorella minore di Bohemian Rhapsody. Così è stata spesso denominata The Prophet’s Song, il secondo brano lungo (e il più lungo della carriera della band) presente nel quarto album in studio dei Queen, quella pietra miliare della storia del rock che risponde al nome di A Night at the Opera. In realtà, questi otto minuti progressive che richiamano uno stile da rock-opera non hanno nulla da invidiare al brano dei record e, anzi, per certi versi dimostrano addirittura una sperimentazione maggiore (pensiamo alla parte a canone nella parte centrale). Sicuramente più complessa e meno accessibile di Bohemian Rhapsody, The Prophet’s Song è uno dei brani da riscoprire per rimanere ancora una volta estasiati dal talento e dall’eccentricità musicale di Freddie Mercury.

5 – You and I (A Day at the Races)

Il componente più silenzioso e in disparte della band è anche quello che, in pochissimi brani a sua firma, è riuscito a costruire dei piccoli capolavori. John Deacon è l’autore di You and I, un brano posto a metà dell’album A day at the races, che con il suo groove incessante e la sua solarità sa come mettersi in mostra. Mai suonato live, questo pezzo davvero sconosciuto è, invece, una piccola perla da riscoprire, semplice ed orecchiabile. 

6 – It’s Late (News of the World)

News of the World è un album pieno di perle nascoste, messe in disparte da quei due grandi brani di apertura che rispondono al nome di We will rock youWe are the champions. Nonostante canzoni che mostravano sperimentazione (Get down, make love) o un romanticismo straziante (Spread your wings), è It’s Late una vera gemma che viene spesso ricordata dai fan più appassionati dei Queen. Un altro gran bel brano rock che decolla verso il finale, dove la voce di Mercury raggiunge note tra le più alte della sua carriera. Sentire per credere. 

7 – Jealousy (Jazz)

Jazz è un album particolarissimo in cui ogni canzone della tracklist corrisponde a una sfumatura di rock diversa dalla precedente. Jealousy è un brano a prima vista semplice, in cui il pianoforte e il basso si rincorrono, dando vita a una ballad romantica. Forse non il brano migliore del disco (che contiene pezzi di successo come Fat Bottomed Girls e Don’t stop me now), ma un pezzo che nella sua semplicità riesce a colpire in maniera “pop” precisa. 

8 – Sail Away Sweet Sister (The Game)

The Game è l’album della svolta per i Queen che, da lì in poi, abbandoneranno l’eccentricità fin lì dimostrata e abbracceranno un approccio più semplice e pop nel loro rock. Sail Away Sweet Sister, scritta da Brian May e dedicata alla sorella mai nata, è specchio di questa volontà. Un brano leggero e semplice negli arrangiamenti e che riesce a donare una certa dose di emotività. 

9 – Dancer (Hot Space)

Disco in anticipo sui tempi e dalla forte influenza (fu uno dei dischi preferiti di Michael Jackson), Hot Space fu però considerato un tradimento da parte dei fan storici della band che qui abbandonava le sonorità rock per accogliere quelle disco e funk che andavano tanto in voga al momento. Molti dei brani qui presenti vennero presentati in sede live con un arrangiamento più rock, funzionando di più (e invitiamo di recuperare il live Queen on Fire per la dimostrazione). Dancer è un brano, però, che a suo modo funziona attraverso queste sonorità di sintetizzatori che si uniscono alla vena più classica dei Queen.

10 – Tear It Up (The Works)

Quasi in risposta allo scarso consenso dell’album precedente, i Queen danno alle stampe, solo due anni più tardi, The Works, dove singoli di successo come Radio Ga Ga e I Want to break free faranno risbocciare l’amore tra band e fan. Tear it up è un breve brano che vuole confermare il talento della band a creare perfette canzoni da stadio, energiche e semplici. Un riff di chitarra che richiama quello di Liar e un ritmo cadenzato che ritrova il divertimento di We Will Rock You: gli ingredienti perfetti per ritrovare i Queen perduti. 

11 – One Year of Love (A Kind of Magic)

A Kind of Magic, grazie anche all’uscita del film Highlander – L’ultimo immortale di cui i Queen curavano la colonna sonora, è uno tra i migliori album dei Queen. Molte sono le canzoni memorabili, da quelle più celebri ad altre che, seppur non siano così di successo, sono comunque conosciute. One year of love è una perfetta ballad che dimostra ancora una volta la qualità di John Deacon nel dare vita a brani orecchiabili e di facile assimilazione. Vera e propria novità, l’assolo di sassofono riesce a dare calore a un brano che a primo impatto sembra fin troppo semplice. 

12 – Was It All Worth It (The Miracle)

Nel loro penultimo album dal titolo The Miracle i Queen sembrano tornare un po’ a quel sound degli anni Settanta che avevano dimenticato. Was It All Worth It è un brano energico e coinvolgente che funziona come perfetta macchina del tempo a ritroso, nonostante l’utilizzo immancabile dei sintetizzatori. Un brano che, nella mente di Freddie Mercury, doveva essere il suo testamento (all’epoca il cantante era già conscio della malattia e non credeva di poter dare luce a un altro disco) e che si dimostra uno dei migliori brani dell’album. 

13 – Ride the Wild Wind (Innuendo)

Allacciate le cinture e preparatevi a correre. Ride the wild wind è una corsa inarrestabile che riesce a replicare, nella mente dell’ascoltatore, l’accelerazione e la velocità. Brano contenuto nell’ultimo album della band, Innuendo, questo sequel spirituale di I’m in love with my car (da A night at the opera) potrà sembrare un mero riempitivo, ma a nostro avviso porta a compimento quella ricerca sonora e teatrale, talvolta pure visiva, che la band ha sempre dimostrato di saper trovare in passato. 

14 – Too Much Love Will Kill You (Made in Heaven)

Disco postumo particolare Made in Heaven che, come da titolo, sembra nato in un’altra dimensione. Too Much Love Will Kill You è il brano perfetto per chiudere questa nostra lista di canzoni meno famose dei Queen da ascoltare assolutamente. La prima pubblicazione del brano avviene su un disco solista di Brian May e qui viene ripresentato con un nuovo arrangiamento composto dalla band e le linee vocali registrate dal frontman durante le sessioni di The Miracle. Una canzone che non può non commuovere tutti i fan dei Queen. 

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