8 migliori album di Neal Morse da ascoltare assolutamente

di Matteo Maino
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Cantante, polistrumentista, ma soprattutto tastierista, Neal Morse è uno dei nomi più attivi e amati del panorama progressive rock. Una vera e propria fucina instancabile di idee e progetti, capace di pubblicare dischi a rotta di collo, a cavallo tra il rock progressive, il metal e il pop.

Proprio per la sua produzione sterminata, iniziata negli anni Ottanta e tutt’ora in attivo, tra gruppi storici e progetti solisti, ecco i migliori album di Neal Morse da ascoltare assolutamente.

1 – The Light (Spock’s Beard, 1995)

Un vero e proprio classico del progressive rock. The Light è l’album di esordio degli Spock’s Beard, band ancora oggi attiva ma abbandonata da Neal Morse alla fine del 2002. Quattro tracce, di cui due suite, per un disco che viene ricordato come uno dei migliori dischi progressive degli anni Novanta. Basterebbe citare il brano che dà il titolo al disco, quindici minuti che rappresentano il marchio di fabbrica del gruppo, per capire a pieno lo stile degli Spock’s Beard. 

2 – Snow (Spock’s Beard, 2002)

L’ultimo album nelle fila degli Spock’s Beard è anche il primo che rappresenta lo stile che Neal Morse andrà a preferire nel corso degli anni, quello del concept album, di chiara matrice rock opera, che racconta una lunga storia divisa in due parti. Snow racconta la storia di un albino che viene visto come il messia. La copertina simboleggia un bivio in cui si ritroverà lo stesso Morse che, in quel periodo, scopre la fede e lascerà il gruppo dopo essersi convertito al cristianesimo (aspetto che influenzerà i testi dei suoi successivi lavori). Un ascolto impegnativo per la durata (quasi due ore di musica), ma che sa regalare emozioni. 

3 – Sola Scriptura (2007)

Pubblicato come nono album solista, Sola Scriptura è un nuovo concept album che racconta la vita di Martin Lutero. Il disco presenta solo 4 tracce, di cui due sorpassano i 25 minuti e sin dall’inizio si può notare un sound più ruvido ma sempre nel rispetto di quella musicalità melodica che Morse apprezza. Passando tra atmosfere settantiane che richiamano il prog dei Genesis di Peter Gabriel fino ad arrivare a un prog più moderno, Sola Scriptura è un altro album da ascoltare e in cui perdersi. 

4 – The Whirlwind (Transatlantic, 2009)

Terzo album dei Transatlantic, supergruppo composto da Morse, Mike Portnoy alla batteria, Roine Stolt alla chitarra e Pete Trewavas al basso, The Whirlwind è un vero e proprio capolavoro prog rock. 77 minuti, un’unica traccia (ma divisa in 12 movimenti) che spazia attraverso il rock in tutte le sue sfumature, dal folk al psichedelico, dall’hard a quello più easy listening. Mettetevi comodi e partite con il dirigibile (questo il simbolo del gruppo) verso questo viaggio musicale indimenticabile. 

5 – Flying Colors (Flying Colors, 2012)

Un nuovo progetto tra Neal Morse e Mike Portnoy nasce nel 2010 quando i due decidono di dar vita a un gruppo di nome Flying Colors per cambiare leggermente stile e approccio, stavolta virando più sul pop rock più contemporaneo. Brani di breve durata, immediati ma sempre con un gusto verso la tecnica benché più accessibile per l’ascoltatore meno appassionato di ritmi sbilenchi compongono il primo album del gruppo, l’omonimo Flying Colors. Una semplice perla musicale.

6 – The Similitude of a Dream (The Neal Morse Band, 2016)

Nuovo progetto, nuova rock opera per Neal Morse che chiama alcuni dei suoi più fidati collaboratori per dar vita alla The Neal Morse Band. The Similitude of a Dream è un nuovo concept basato su Il pellegrinaggio del cristiano, romanzo di John Bunyan. Tra motivi musicali che si presentano e si ripropongono, assoli indimenticabili, il disco ha un sapore cinematografico che non si può scordare. 

7 – The Great Adventure (The Neal Morse Band, 2019)

Si può dar vita a un doppio album, sequel del precedente, mantenendone le caratteristiche migliori e riuscendo persino nell’impresa di esserne per certi versi migliore? Ebbene sì, The Great Adventure riprende lì da dove The Similitude of a Dream si era fermato e ne evolve il contenuto arrivando, davvero, alla fine della storia. Altre due ore di musica inarrestabile, capaci di emozionare anche non conoscendo il precedente, ma che proprio nel suo legame (e nella riproposizione di certi temi musicali riarrangiati) trova la sua forza migliore. Se viaggiare è un’emozione, arrivati alla fine di The Great Adventure si ha la sensazione di essere arrivati a casa, felici. 

8 – Jesus Christ The Exorcist (2019)

Il rischio era altissimo per Jesus Christ The Exorcist. Comporre una lunghissima rock opera sulla vita e la morte di Gesù dopo la conosciutissima opera di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice (stiamo parlando di Jesus Christ Superstar) è un’idea che spaventerebbe chiunque. A patto che non ti chiami Neal Morse: il musicista riesce nell’incredibile e dà alle stampe un disco che raccoglie tutto il suo genio. Ovviamente, da seguire con il libretto dei testi sottomano. 

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