Mia Martini: le migliori canzoni dell’indimenticabile interprete italiana

di Patrizia Monaco
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Una foto di repertorio di Mia Martini

Nella giornata in cui ricorrono i ventisei anni dalla morte di Mia Martini, sui social continuano a susseguirsi omaggi riservati ad una delle più grandi interpreti della musica italiana, a testimonianza di quanto il tempo trascorso dalla sua scomparsa non abbia minimamente scalfito l’amore che lega tantissime persone alla cantante di Bagnara Calabra. Un’eredità artistica che riempie solo in parte il vuoto lasciato da un’anima troppo fragile, incapace di sostenere il lato più brutale della gente e per questo volata via a soli 47 anni. Abbiamo scelto di omaggiarla anche noi, riunendo in questo articolo le migliori canzoni di Mia Martini.

1. Piccolo Uomo

Si tratta del primo grande successo commerciale di Mia Martini. Dopo essere stato bocciato a Un disco per l’estate, il singolo è stato ampiamente promosso dal pubblico, raggiungendo il primo posto della Hit Parade e permettendo alla cantante di ottenere la sua prima vittoria al Festivalbar del 1972. Scritto da Bruno Lauzi e Michelangelo La Bionda, il brano inizia a far trasparire il tormentato rapporto tra Mia Martini e il sentimento dell’amore, raccontando il legame tra una donna che chiede ad un uomo di perdonarla e di non lasciarla perché non riesce ad immaginare un futuro senza di lui, come si evince dall’inciso “Piccolo uomo, non mandarmi via. Io, piccola donna, morirei. È l’ultima occasione per vivere, vedrai che non la perderò“.

2. Oltre la collina

In questo caso parliamo del brano che presta il nome all’album d’esordio di Mia Martini. Una sorta di canzone recitata, di breve durata ma indispensabile per comprendere fino in fondo quanto l’artista desiderasse da sempre un’unica cosa, ovvero essere amata davvero. Scritto da Claudio Baglioni, il testo del singolo contiene frasi tanto semplici quanto potenti, che sembrano riguardare una Mimì più adulta e non certo quella giovane donna che si affacciava proprio in quegli anni nel mondo della musica, come “le mie fughe arrivarono solo dietro l’angolo, i miei baci vennero insudiciati dal primo venuto” oppure “io fuggo per cercare disperatamente un amore, un amore mio, un amore magari felice, oppure infelice. Ma sì, tanto è lo stesso. Mi basta solo che sia un amore“.

3. Gli Uomini Non Cambiano

Una canzone classificatasi seconda a Sanremo e pubblicata per la prima volta nel 1992, appena tre anni prima che Mia Martini se ne andasse. Scritto da Giancarlo Bigazzi, Marco Falagiani e Giuseppe Dati, il brano descrive il rapporto conflittuale tra il genere femminile e quello maschile, da quello con la figura paterna a quelli più maturi con i propri amanti, cercando di far comprendere alle donne quanto sia inutile rincorrere in eterno il cambiamento di una persona che non fa altro che calpestare la loro dignità. Emerge un ritratto degli uomini tutt’altro che pregevole, sintetizzato in un testo rimasto nella storia della musica italiana, contenente passaggi come “Ma ho scoperto con il tempo e diventando un po’ più dura che se l’uomo in gruppo è più cattivo, quando è solo ha più paura”  o “Perché gli uomini che nascono sono figli delle donne ma non sono come noi?“.

4. Minuetto

Un altro brano indimenticabile di Mia Martini è quello scritto da Franco Califano, perfettamente capace di esprimere a parole la dipendenza che può legare una donna ad un uomo e quindi l’incapacità di lei di chiudere la porta quando lui torna a bussare solo per consolare la propria solitudine. La canzone ha permesso a Mimì di vincere il Festivalbar per il secondo anno consecutivo, dopo il trionfo ottenuto con Piccolo Uomo.  A proposito di questo singolo e del suo rapporto con l’artista, Califano dichiarò: “Sentii subito che si trattava di un pezzo del quale Mia Martini avrebbe colto perfettamente tutte le sfumature, la sua storia di amore disperato. In qualche modo ‘Minuetto’ segnò la nascita di un’interprete impareggiabile, che osservava il mondo e gli uomini con una straordinaria sensibilità e che nella musica trovava uno strumento di liberazione, un modo per dimenticare“. Per quanto riguarda il testo della canzone, l’inciso ne racchiude tutto il senso e l’emotività: “E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai. Dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi. Tanto sai che quassù male che ti vada avrai tutta me, se ti andrà per una notte”.

5. Almeno tu nell’universo

Probabilmente il brano più celebre e amato di Mia Martini, anche questo scritto da Bruno Lauzi e presentato a Sanremo dove clamorosamente si piazzò soltanto al nono posto. La canzone sembra rappresentare un grido d’aiuto da parte dell’artista calabrese, costretta ad alzare gli occhi al cielo e chiedere supporto ad un’entità intangibile, piuttosto che continuare a sperare nel buon senso della “gente strana” che la circonda e che viene citata nel testo. Scritta all’inizio degli anni Settanta, Mia Martini la ripescò e decise di inciderla soltanto nel 1989, quando evidentemente per lei la ricerca del punto di riferimento era divenuta una tematica più sentita rispetto ai decenni precedenti, soprattutto in seguito a lunghi anni di ostracismo da parte del mondo dello spettacolo. Basta riguardare l’esibizione sanremese di Mimì per riuscire a percepire la sincera emozione da lei provata nel cantare frasi come “Sai, la gente è matta. Forse è troppo insoddisfatta. Segue il mondo ciecamente e quando la moda cambia, lei pure cambia. Continuamente, scioccamente“.

6. Al mondo

Contenuto nell’album del 1975 Sensi e controsensi, questo singolo è stato arrangiato dalla stessa Mia Martini ed è stato scritto da Luigi Albertelli. Descrive una donna che si sente completa e viva, capace di apprezzare ogni stato d’animo, dal pianto all’allegria. Una canzone incentrata sull’amore tra due persone che si arricchiscono a vicenda e che si sentono legati indissolubilmente l’uno all’altra, come viene descritto in frasi tipo “E mi trovo qui ricca ancor di te, dell’umanità che tu grande spargi su di me. Al mondo cosa d’altro c’è che somiglia a te. Creatura tu che pesti il selciato della via, che culli la pelle sulla mia“.

7. Donna

Insieme ad Almeno tu nell’universo, questo brano scritto da Enzo Gragnaniello ha spinto Mia Martini a tornare sul palco dopo il ritiro dalle scene. Venne presentato anche al Festivalbar, dove l’artista italiana ricevette il Disco d’Oro per le 100mila copie vendute. Narra di quegli uomini che umiliano la donna, che la trattano come uno strumento sessuale, senza alcuna dignità, spingendola a fare i conti con segni indelebili nell’animo e nella psiche. Una tematica che Mimì conosceva molto bene e che viene descritta perfettamente nella frase dell’inciso “Donna, chi la vuole per una notte, c’è chi invece la prende a botte. Donna, cosa succederà quando a casa non tornerà?“.

8. Notturno

Questo brano si trova all’interno dell’album Martini Mia del 1989 ed è un invito a rimandare a domani i problemi e concedersi già oggi l’opportunità di fare tutto ciò che si desidera, nel bene e nel male, senza pensare alle conseguenze di un’improvvisa solitudine con cui ci si ritrova a fare i conti mentre fuori e dentro di sé regna il buio. La donna che la canzone descrive, infatti, ricorda un amore appena passato e si sente incapace di voltare pagina, eppure non può fare a meno di sognare che un treno o un aereo la porti via dal buio della notte, per condurla verso nuove emozioni, con il precedente amore che comunque continuerà a vivere nel suo cuore.

9. E non finisce mica il cielo

Con questa canzone Mia Martini partecipò per la prima volta al Festival di Sanremo nel 1982, non raggiungendo il podio ma portando comunque i giornalisti ad istituire il Premio della Critica appositamente per lei . Fu scritta da Ivano Fossati, il grande amore della sua vita, e racconta la fine di una relazione, quando senti che il mondo ti crolla sotto i piedi e ti manca l’altra persona ma devi comunque trovare la forza per andare avanti perché in fondo “non finisce mica il cielo” e dietro l’angolo potrebbe esserci già un altro amore pronto a farti emozionare di nuovo.

10. La nevicata del ’56

Non tutti possono ricordarlo ma nel 1956 un’abbondante nevicata imbiancò Roma e proprio a quell’evento così insolito fa riferimento il brano scritto da Carla Vistarini, inizialmente proposto a Gabriella Ferri ed infine interpretato da Mia Martini nel 1990. Una poesia in musica, un affresco della capitale che raggiunge un livello ancora più alto di bellezza grazie alla voce di Mimì, che la eseguì sul palco del Festival di Sanremo dove ottenne per la terza volta il Premio della critica, che dal 1996 verrà intitolato proprio a lei. “I bei tempi” della giovinezza che nella canzone vengono ricordati con frasi come “C’era pure la giostra sotto casa nostra e la musica che suonava. Io bambina sognavo un vestito da sera con tremila sottane, tu la donna che già lo portava. C’era sempre un gran sole e la notte era bella com’eri tu“.

11. Padre davvero

Si tratta del primo singolo pubblicato da Mia Martini, capace sin da subito di provocare polemiche, illazioni e menzogne, le stesse che hanno poi segnato in maniera indelebile anche la sua vita privata. L’autore del testo, Antonello De Sanctis, descrive il rapporto conflittuale con suo padre, assai simile a quello vissuto da Mimì da bambina e da adolescente. Un brano intenso che però ha dovuto fare i conti anche con la censura.  La Rai, infatti, intervenne su frasi come “E con mia madre dormivi nel fieno, anche in aprile, e di me era piena. Padre davvero… sarebbe grande, sentire il parere della tua amante…” o “Ti servo solamente, dentro il letto. Ti servo solamente, quando è notte…“.

12. Col tempo imparerò

Questo singolo è uno dei due inediti inseriti nella raccolta Indimenticabile Mia, pubblicata dopo la morte di Mia Martini. Firmato da Antonello De Sanctis e Alberto Cheli, il brano fu scritto appositamente per la voce di Mimì, che la provinò senza però riuscire ad inserirla nel suo ultimo album a causa della prematura scomparsa. Ascoltandolo risulta difficile trattenere la commozione, tanto sono pregne di solitudine frasi come “Col tempo mi riscoprirò capace di perdonare chi si è preso il tempo mio, si è preso le carezze di cui ho bisogno anch’io” oppure “Ma il rimpianto vero è per quel figlio che tu non hai voluto avere mai, seduta aspetterei ogni suo risveglio e qualche tua espressione gli ruberei“.

13. Stiamo come stiamo

Era il 1993 quando Mia Martini saliva per la quinta ed ultima volta sul palco del Festival di Sanremo. Due anni dopo avrebbe lasciato questo mondo e in quell’occasione, seppure nessuno potesse immaginarlo, stava dicendo addio alla kermesse canora che tanto le aveva dato e tolto nel corso della vita. Lo ha fatto affiancata da sua sorella, Loredana Berté, con la quale ha interpretato questo brano che rappresenta un manifesto delle diversità e dell’emarginazione, una mano tesa verso gli ultimi a cui in qualche modo hanno sempre sentito di appartenere entrambe le cantanti. Commovente e tenero allo stesso tempo è il bacio che Loredana dà a Mimì al termine dell’esibizione, quasi a volerle infondere coraggio subito dopo aver concluso la performance con la frase “Restiamo appesi con lo sguardo che forse i tempi sono meno duri“.

14. Amore amore… un corno

In questo caso parliamo di un altro brano scritto da Claudio Baglioni, sempre contenuto nell’album Oltre la collina. Un testo estremamente diretto che descrive il sentimento vissuto da una donna che prova rabbia verso un uomo che chiama amore ma con il quale condivide un legame diametralmente opposto a quello che si desidera e si sogna quando si provano determinate emozioni. Una donna che si sente usata e che si ritrova puntualmente a ricascare nella trappola insidiosa che rappresenta l’altra persona, come testimonia il passaggio del testo “Mi giri intorno solo quando vuoi. Torni proprio quando
tu non puoi più stare solo. Io scema che ci casco e ti consolo…“.

15. Quante volte

Il brano in questione è contenuto nell’album “Quante volte… ho contato le stelle” ed è stato scritto dalla stessa Mia Martini. Entrato anche nelle classifiche musicali in Germania, tanto da essere registrato anche in tedesco (versione che, però, rimarrà inedita), il singolo descrive il sottile equilibrio che facilmente porta a confondere l’amore e l’amicizia. Nella canzone, infatti, una donna si rivolge al suo dolce amico che si è innamorato di lei dopo aver frainteso alcuni suoi atteggiamenti ambigui e gli spiega che in realtà lei continua ad essere legata ad un uomo con cui vive però un amore malato, fatto di continui tira e molle e di dipendenza fisica.

16. Cu’mme

Parliamo della canzone napoletana che ha portato Mia Martini a collaborare di nuovo con Enzo Gragnaniello, già autore di Donna. Interpretato in coppia con Roberto Murolo, il brano racconta il dialogo tra un uomo e una donna, all’interno del quale lui la invita a lasciarsi andare e a togliersi ogni peso dall’anima, mentre lei gli spiega come questo le risulti difficile e quanto la faccia soffrire. Reinterpretato da numerosi artisti nel corso degli anni, il singolo ha trovato la sua forza e la sua impronta unica nel perfetto connubio tra la voce delicata di Murolo e quella potente e graffiante di Mia Martini che esplode con il celebre inciso”Ah, comme se fà, a dà turmiento a ll’anema ca vo’ vula’? Si tu nun scinne ‘nfunno, nun ‘o può sapé!” (“Ah, come si fa, a dar tormento all’anima che vuol volar? Se tu non tocchi il fondo, non lo puoi saper!“).

17. Che vuoi che sia… se t’ho aspettato tanto

Si tratto del brano che presta il nome all’album che Mia Martini ha pubblicato nel 1976 e all’interno del quale sono contenuti brani scritti da importanti autori italiani, all’epoca ancora poco conosciuti, come Amedeo Minghi (Ma sono solo giorni) e Pino Mango, poi conosciuto semplicemente come Mango (Se mi sfiori). Il testo, scritto da Paolo Amerigo Cassella e Dario Baldan Bembo, rappresenta un inno alla rinascita dopo la fine di una storia d’amore. In questo caso, infatti, Mimì canta la forza di voltare pagina e di riuscire ad andare incontro al futuro con speranza, senza esitare o provare rimpianti quando si torna a pensare ai sentimenti del passato, come lascia emergere l’inciso che recita “Ma la vita va, semplicemente e come sempre va. L’istinto vive per me che vivo senza di te. Le porte aperte m’invitano a entrare, il futuro ha bisogno d’amare“.

18. Donna Sola

Chiudiamo l’articolo dedicato alle canzoni più belle di Mia Martini con questo brano scritto da Bruno Lauzi, pubblicato nel 1972 ed estratto dall’album Nel mondo, una cosa. Il testo racconta di una donna rassegnata, che sente di doversi abituare alla solitudine dopo la fine di una storia e che non vuole tuffarsi in un altro rapporto ma preferisce, piuttosto, affrontare un viaggio dentro se stessa ed imparare ad apprezzare in solitudine la bellezza che la circonda, come ad esempio un tramonto sulla scogliera. Emblematica, in tal senso, è la frase “Non pensare adesso che qualcun altro sia con me. Ti ho detto sola, io con la mia anima. Sarà che questo mondo ha rovinato tutti i sogni miei“.

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