10 canzoni per iniziare a conoscere Lana Del Rey

di Claudio Lancia
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Venerdì 19 marzo 2021 è stato pubblicato Chemtrails Over The Country Club, il settimo album di Lana Del Rey, nome d’arte con il quale ha deciso di identificarsi Elizabeth Woolridge Grant, nata a New York il 21 giugno 1985, uno dei fenomeni musicali più controversi e popolari degli anni Dieci americani. Sensuale, iconica e decisamente cool, tanto maliziosa quanto irraggiungibile, Lana ha messo a punto nel tempo una proposta in costante equilibrio fra ricercatezza indie e furbizia mainstream, riuscendo nel difficile obiettivo di conquistare tanto le classifiche di vendita quanto i favori di molta critica “alternativa”, unendo in maniera naturale suoni patinati a ballate malinconicamente noir dal sapore retro. Di seguito la nostra selezione delle 10 migliori canzoni per iniziare a conoscere Lana Del Rey.

1 – Born To Die (da “Born To Die”, 2012)

Superati i problemi di dipendenza dall’alcool, attraversati in adolescenza, la bella cantante americana si affaccia alla ribalta musicale già nel 2005, ma la svolta arriverà soltanto a 27 anni, nel 2012, con la pubblicazione di Born To Die. E’ il lavoro che la imporrà a livello internazionale, grazie a un azzeccato mix di episodi ritmati (quindi più commerciali) e momenti più artistico-introspettivi. Fra questi ultimi spiccano Video Games, Blue Jeans e il brano che dà il titolo all’intero album, Born To Die, gli instant classic del primissimo repertorio di Lana Del Rey, che si aggiudica un posto di rilievo fra i nuovi riferimenti al femminile del mercato musicale americano. Nel 2014 Born To Die – che su You Tube sta per tagliare il traguardo dei 500 milioni di visualizzazioni – sarà scelta come commento musicale per i titoli di coda dell’apprezzato Mommy, film diretto del regista canadese Xavier Dolan.

2 – Summertime Sadness (da “Born To Die”, 2012)

In Born To Die i brani rappresentativi del versante più tradizionalmente pop sono invece Off To The Races, Diet Mountain Dew e soprattutto Summertime Sadness, che in una versione remix risulterà anche molto programmata nei club di tutto il globo. A distanza di pochi mesi Lana pubblicherà il mini album Paradise, ulteriori nove tracce che saranno presto unite al resto di Born To Die in una ricca special edition. Le nuove canzoni puntano con decisione sul lato più tenue e malinconico della scrittura della cantante newyorchese, tracciando quella che diventerà la via maestra futura.

3 – Young And Beautiful (2013)

La musica di Lana Del Rey è da sempre considerata molto cinematografica, per via delle atmosfere cupe e malinconiche, spesso a battuta lenta, con uno svolgimento quasi al rallentatore. Dopo l’esplosione di Born To Die si concretizza l’opportunità di realizzare qualcosa di importante proprio per il cinema: la struggente Young And Beautiful viene infatti scelta per la colonna sonora della nuova trasposizione cinematografica de “Il Grande Gatsby”, con protagonista Leonardo Di Caprio, e frutterà a Lana una nomination ai Golden Globes. Una seconda nomination arriverà due anni più tardi grazie a Big Eyes, scritta per l’omonimo lungometraggio diretto da Tim Burton. Dagli esordi a oggi Lana Del Rey si è anche aggiudicata due Brit Award e cinque nomination ai prestigiosi Grammy Awards.

4 – West Coast (da “Ultraviolence”, 2014)

Ultraviolence, pubblicato a giugno del 2014 e prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys, raggiunge la prima posizione delle classifiche di vendita sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna, vendendo un milione di copie in tutto il mondo soltanto nella prima settimana. Da da molti considerato il miglior album di Lana Del Rey, rispetto al lavoro precedente riserva uno spazio molto più importante alle chitarre (attenzione all’imperioso assolo inserito nel finale di Shades Of Cool), a discapito di quella componente mainstream pop (ben presente in Born To Die) che viene invece quasi completamente rimossa. Restano ben presenti le atmosfere dreamy, oltre a decisi riferimenti retro (Sad Girl, la cover di Nina Simone The Other Woman) e momenti di purissima dolcezza (Old Money). Ma il brano destinato a restare è senz’altro West Coast, in pratica tre canzoni condensate in una soltanto, che la impongono come diva assoluta.

5 – High The Beach (da “Honeymoon”, 2015)

Dopo due album di grande successo, si pone il problema del fatidico terzo disco, ritenuto proverbialmente quello della verità. Per Honeymoon, pubblicato a settembre del 2015, Lana imprime una svolta decisiva al proprio stile. Le canzoni vengono spogliate di tutto, gli arrangiamenti lasciati a uno stato minimale, ad emergere sono pochi tocchi strumentali e la sua voce. Sorta di sfida alle leggi che regolano il mercato discografico, Honeymoon non contiene neanche l’ombra di una potenziale hit, come se Lana volesse scrollarsi di dosso il marchio di bambolina pop che si porta dietro dagli esordi. Non è l’unica contestazione mossa dai tanti detrattori. C’è chi l’accusa di essere un prodotto costruito a tavolino, chi le rinfaccia di non avere voce, ritenendo ai limiti dell’imbarazzante le sue performance dal vivo, chi la bolla come gatta morta in grado di suscitare al massimo qualche prurito erotico, chi ritiene che le sue canzoni siano noiose e ripetitive. Ma accanto a costoro si sviluppa un grosso nucleo di profondi estimatori, di fan adoranti, persino negli ambienti più “alternativi”. Lana diviene anche un’icona del mondo LGBTQ+ e un marchio via via sempre più riconoscibile. Nonostante il successo commerciale, Honeymoon sarà comunque considerato come l’album più “debole” della sua discografia., pur dimostrando una grande coerenza interna.

6 – Love (da “Lust For Life”, 2017)

Per ritrovare slancio, Lana si apre a una serie di collaborazioni eccellenti, che caratterizzeranno, daranno lustro e susciteranno interesse attorno a Lust For Life, pubblicato a luglio del 2017. L’idea nasce dal tentativo di contaminare un assetto stilistico ritenuto da più parti un tantino statico, e in tal senso azzeccata è la scelta del duetto con uno dei nomi più hype del momento, The Weeknd, con il quale confeziona il singolo che dà il titolo all’album. Altri ospiti importanti coinvolti nelle operazioni sono A$sap Rocky, presente in due tracce, Stevie Nicks (con la quale concretizza una sorta di passaggio del testimone) e Sean Lennon. Nonostante un simile dispiegamento di forze, a tratti pare che Lana resti comunque più convincente quando si adagia su posizioni più “minimaliste”, quando resta la sua voce a tenere la scena, assieme a poco altro, come nel caso dell’avvolgente Change. Con Lust For Life riesce però nel non facile intento di puntare verso nuovi orizzonti senza perdere un grammo della propria identità. Resterà comunque un disco di passaggio. Per la definitiva consacrazione e lo sdoganamento verso platee ancor più vaste, occorrerà attendere il capitolo successivo.

7 – Venice Bitch (da “Norman Fucking Rockwell”, 2019)

Dopo due album interlocutori, arriva il momento della verità. Lana è attesa al varco, e stavolta non sbaglia, centrando uno dei dischi più apprezzati del 2019, Norman Fucking Rockwell, anticipato di qualche mese dal singolo Venice Bitch, il brano più lungo e strutturato mai registrato dalla cantante americana, con una coda strumentale dai contorni vagamente psichedelici che lascia trasparire l’intenzione di spingersi verso nuove coordinate stilistiche. In realtà il resto del disco non si discosterà troppo dal consueto mood interpretato dalla Del Rey, ma le composizioni questa volta spiccano per l’intensità degli arrangiamenti e per la profondità dei testi. Lana con sempre maggiore autorevolezza riesce a raccogliere in un formato canzone tutte le illusioni e le speranze della propria generazione, descrivendo un’America “on the road”, osservata attraverso le lenti del nuovo millennio. Languide composizioni nelle quali quasi mai ci sono vincitori, e dove spesso a regnare sono nostalgia e disillusione.

8 – Mariners Apartment Complex (da “Norman Fucking Rockwell”, 2019)

Norman Fucking Rockwell è per quasi metà suonato senza alcun apporto ritmico, eppure è un disco assolutamente coinvolgente, in grado di trascinare l’ascoltatore in una dimensione parallela, a tratti persino onirica. La potenza degli arrangiamenti è evidente – ad esempio – in un brano come Mariners Apartment Complex, che riprende tutta la grandeur e il glamour dei pezzi lenti di Lana Del Rey, elevandoli all’ennesima potenza. Il personaggio da lei interpretato, che finora non si accontentava del ruolo di fidanzatina d’America, bensì ambiva a diventarne l’audace e sensuale amante, in grado di creare scompiglio all’interno di qualsiasi famiglia medio-borghese, adesso cambia maschera e diviene il prototipo di una nuova femminilità consapevole. Quello che dipinge Lana in Norman Fucking Rockwell è un affresco rappresentante il definitivo crollo del tanto agognato “american dream”, proprio nel bel mezzo dell’era Trump. Un vero e proprio attentato mediatico nel cuore dell’America repubblicana.

9 – Let Me Love You Like A Woman (da “Chemtrails Over The Country Club”, 2021)

La pandemia ritarda di qualche mese la pubblicazione di Chemtrails Over The Country Club, annunciato durante l’estate del 2020, anticipato da tre singoli centellinati fra un lockdown e una zona rossa, ma distribuito per intero soltanto a metà marzo del 2021. Nel 2020 uscirà comunque Violet Bent Backwards Over The Grass, uno spoken word album nel quale Lana interpreta alcuni dei propri scritti contenuti nell’omonima raccolta di poesie. La sua voce è accompagnata dal commento sonoro eseguito da Jack Antonoff, suo abituale collaboratore e producer. A dicembre del 2020, la cantante registra live per il seguitissimo Tonight Show di Jimmy Fallon la nuova Let Me Love You Like A Woman, in vesti da diva anni 50, circondata da pochi musicisti e un coro femminile. E’ il perfetto antipasto per Chemtrails Over The Country Club, un disco minimale, tutto giocato sull’essenzialità, suonato con ricercata discrezione, nel trittico dei suoi migliori. Gli apprezzamenti sono da subito lusinghieri, la risposta dei fan è incredibile (nel giro di poche ore dalla pubblicazione in rete è possibile trovare decine di cover postate dai suoi estimatori) e l’album si arrampica subito fino al primo posto della chart inglese e al secondo di quella americana, superato soltanto dal fabbricatore di hit Justin Bieber. Lana Del Rey pare aver finalmente messo tutti d’accordo.

10 – White Dress (da “Chemtrails Over The Country Club”, 2021)

White Dress, una delle canzoni più emozionanti mai interpretate da Lana Del Rey, è la traccia che apre Chemtrails Over The Country Club. Il brano è sviluppato su due diversi registri vocali, tanto da sembrare quasi un duetto con sé stessa. La voce pare più volte sul punto di spezzarsi, come un cristallo prezioso, poggiata su un tema dal sapore jazzy, a tratti davvero commovente. La Del Rey ci racconta di Orlando, della Florida, dei suoi 19 anni trascorsi ascoltando White Stripes e Kings Of Leon, quando si sentiva una dea potendo trascorrere le proprie giornate con una semplicità poi smarrita. Emerge una forte malinconia per il passato, e quel titolo, White Dress, rappresenta il rimpianto per un’innocenza oramai scivolata via, per sempre. Il tutto assume contorni ancor più vividi in un periodo di restrizioni e limitazioni come quello che la pandemia ha riservato all’intera popolazione mondiale. A poche ore dalla diffusione di Chemtrails Over The Country Club, l’artista americana ha annunciato la pubblicazione di un altro disco nel giro di poche settimane. Il primo giugno sarà infatti reso disponibile Rock Candy Sweet, il prossimo capitolo discografico firmato da Lana Del Rey.

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