Le 8 migliori canzoni di Joni Mitchell da ascoltare

di Laura Ressa
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Una foto di Joni Mitchell

Roberta Joan Anderson, in arte Joni Mitchell, nasce a Fort Macleod il 7 novembre 1943 e il suo talento di cantautrice sembra attraversare indenne il passare di decenni e generazioni.

Dopo una gavetta passata a cantare e suonare tra café canadesi e locali statunitensi, Joni Mitchell arriva al successo al termine degli anni Sessanta definendo se stessa e il suo stile musicale. Uno stile che lascerà a bocca aperta e a orecchie tese molte persone ma che non resterà fisso nel tempo, anzi attraverserà varie influenze tra cui il jazz e il folk.

Si può scoprire Joni Mitchell per caso, come avviene spesso, ascoltando magari una sua canzone online, in un film, oppure ritrovando le sue memorabili note in un CD gettato tra le offerte speciali in qualche negozio di musica. A molti capita così di conoscerla. Altre volte è un amico a fare da Cicerone musicale e a far scoprire della buona musica.

In questo articolo vogliamo essere noi i vostri Cicerone a e condurvi per mano alla scoperta delle migliori canzoni di Joni Mitchell, quelle di cui non potrete più fare a meno di ascoltare.

1. River

Struggente dalle prime note, una canzone che rapisce. Il brano è contenuto nell’album Blue del 1971 e riprende le note di Jingle Bells ma in chiave malinconica. Le prime parole della canzone sono “Sta arrivando il Natale, stanno tagliando gli alberi, stanno mettendo su le renne e cantando canti di gioia e di pace. Oh, vorrei avere un fiume su cui poter pattinare via”. Ed è tutto lì, la canzone potrebbe anche finire perché chi ascolta sta già un po’ piangendo, o è in quello stato malinconico in cui a volte, soprattutto quando si sta male, è bello crogiolarsi.
River è una canzone intramontabile con la sua forza e dolcezza, con la voce di Joni Mitchell e quelle note di pianoforte che mixano l’atmosfera del Natale all’atmosfera di un cuore che vorrebbe pattinare via su un fiume ghiacciato.

2. Both Sides, Now

Questo è il brano in cui Joni, molto giovane quando lo scrisse, racconta che ha capito già come funziona la vita. Un brano che ci ricorda cosa significa imparare a guardare sempre i due volti della medaglia. Il testo si apre con un’intenzione chiara: “Pieghe e cascate di capelli d’angelo e castelli di gelato nell’aria. Così guardavo alle nuvole. Ma ora coprono soltanto il sole, piovono e nevicano su tutti. Tante cose avrei fatto ma le nuvole di sono messe di mezzo. Adesso guardo le nuvole da entrambi i lati […] eppure non conosco per niente le nuvole”.
Sembra quasi una resa, ma Joni Mitchell intende dirci: impariamo a guardare le cose da entrambi i lati, sia quello bello sia quello brutto. E non lamentiamoci se non comprendi in tempo le due facce della medaglia, la vita va così e non puoi pretendere di capirla sempre.
La canzone fa da sfondo anche a una scena meravigliosa del film Love Actually. 

3. California

Apparso per la prima volta anche questo nell’album Blue, ciò che colpisce del brano, oltre alla musica, è la frase “California I’m coming home” accompagnata da un vocalizzo prolungato che ci fa sentire stringente il sentimento di chi vuol far ritorno in un luogo che sente come casa. Una vera dedica che somiglia a un diario di viaggio trascinato dal flusso di coscienza ispirato dalla malinconia e dal desiderio di ritrovare il clima che Joni aveva vissuto in California.
Quando scrisse questo pezzo, la cantautrice si trovava infatti in Francia.
James Taylor suona la chitarra nella canzone.

4. Carey

Sempre tratta da Blue, album molto amato dagli estimatori, è la canzone Carey.
All’inizio del 1970 la relazione di Joni Mitchell con Graham Nash era da poco terminata e lei decise di andare in Grecia per una pausa. I viaggi europei della cantautrice compresero anche Francia e Spagna e fecero per lei da spartiacque tra la vita reale e il crescente successo che Joni stava ottenendo nel mondo della musica.
Dopo alcuni giorni passati ad Atene, Joni si recò a Creta, noleggiò insieme ad un’amica un’auto e si diresse a Matala, sulla costa meridionale dell’isola. Lì incontrò Cary Raditz, un americano dai capelli rossi, che lavorava come cuoco al caffè Mermaid. Joni ha scritto la prima versione di “Carey” proprio a Matala.
La sensazione che si prova ascoltandoi questa canzone è proprio quella di un viaggio: musica e testo corrono insieme e ci trascinano. Ideale per quei viaggi in cui guardi fuori dal finestrino, come molti brani di Joni Mitchell.

5. The Circle Game

Questa è la canzone con cui ci si innamora definitivamente di una musicista magica e mistica come Joni Mitchell.
Va ascoltata con calma, rilassati. Con la mente sgombra di ogni pensiero e lasciandosi trasportare dalle note. The Circle Game è uno splendido ritratto della vita, delle umane vicende che compongono il tempo che passa su questa terra.
Come al luna park, sulle giostre, la nostra vita gira in tondo: è il gioco del cerchio, del girare senza poter tornare però indietro. Una frase meravigliosa della canzone dice “non possiamo tornare indietro, possiamo solo guardare da dove proveniamo e proseguire in tondo nel gioco del cerchio”.
Girare in tondo ricorda inevitabilmente il passare del tempo, degli anni, delle stagioni. Il cerchio della vita gira e prima o poi si conclude ma, nel corso del giro, molte cose accadono. E Joni Mitchell ce le racconta: ci racconta qui le stagioni della vita.

6. Woodstock

Come suggerisce il titolo, Joni in questo brano parla del grande concerto di Woodstock del 1969.
Tratto dall’album del 1970 “Ladies of the Canyon”, la canzone nasce da ciò che la cantautrice aveva sentito raccontare da Graham Nash a proposito del famoso Festival del ’69.
Joni non poté partecipare a Woodstock e compose il pezzo nella sua camera d’albergo a New York City.
Il racconto inizia con il narratore che incontra sulla strada un compagno di viaggio verso Woodstock («Well, I came upon a child of God, he was walking along the road») e si conclude al loro arrivo a destinazione («by the time we got to Woodstock, we were half a million strong… »).

7. I Don’t Know Where I Stand

So che mi manchi, ma non so dove mi trovo. Sono queste le parole del ritornello di “I don’t Know Where I Stand”, pubblicata nel 1969 nell’album Clouds.
Note malinconiche e struggenti ma al tempo stesso meravigliose e senza tempo: la frase più nostalgica dice “Ho preso una matita e ho scritto ‘Ti amo’ con la mia grafia migliore. Volevo inviarlo, ma non so dove mi trovo”.
La canzone parla di smarrimento, di perdita, di voglia di mandare un messaggio a qualcuno a cui non si ha il coraggio di scrivere. Qui la voce di Joni è di una delicatezza estrema, quasi soffiata e distante.

8. Chinese Cafe/Unchained Melody

Un vecchio classico che si intreccia in un nuovo brano, questo è Chinese Cafe, brano apparso nell’album del 1982 Wild Things Run Fast.
Il punto di partenza è Unchained Melody un classico dei Righteous Brothers (che viene ricordato per essere parte della colonna sonora del film Ghost) al quale Joni ha aggiunto il suo tocco personale, modificandolo.
Quel che viene ripetuto e che resta impresso di questo brano è la frase “Nothing lasts for long”, “Nulla dura per sempre”. La canzone racconta una Joni che chiacchiera e ricorda i tempi andati con l’amica Carol. Si parla di figli, di età adulta e poi torna con la mente a quella vecchia canzone che suonava al juke-box (da qui il titolo Unchained Melody).

 

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