Le migliori canzoni di Franco Battiato

di Alessandro Puglisi
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Franco Battiato

Ascoltare Franco Battiato è un’esperienza, non è solo un’attività. E ciascun ascoltatore ha fatto o farà il suo personale viaggio nell’opera del cantautore siciliano. Noi abbiamo deciso di fargli un omaggio affettuoso, parlando di quella che è una trasformazione, un passaggio di stato, e parlandone con gioia. Ci piace dunque proporre un “invito al viaggio”, per citare lo stesso cantautore. Per questo motivo vi proponiamo qui le migliori canzoni di Franco Battiato.

1. Sequenze e frequenze

Oltre 16 minuti di durata per questo brano che apre l’album Sulle corde di Aries del 1973. Il pezzo si muove sulla scia della tensione sperimentalista di Fetus Pollution, i due album precedenti, e precede la prima trasformazione di Battiato, che si avrà con l’album Clic nel 1974. Nel testo troviamo riferimenti all’infanzia, che punteggiano tutta la produzione di Battiato, e non solo quella musicale. Pensiamo, infatti, al suo film del 2003, Perdutoamor. Ci piace ricordare anche le parole che usa Aldo Nove nella sua splendida biografia di Battiato, uscita nel 2020. Lo scrittore, parlando del suo primo contatto con Sequenze e frequenze, dice: “I suoni erano inauditi, ma facevano parte di me“.

2. L’oceano di silenzio

L’oceano di silenzio chiude l’album Fisiognomica del 1988, che rappresentò una virata decisa dopo Mondi lontanissimi (1985). In mezzo vi erano state le esperienze di Echoes of Sufi Dances (1985), in lingua inglese, e Nomadas, del 1987, in spagnolo. Si tratta di un profondissimo invito alla meditazione, a scoprire come in un’oceano di silenzio possa scorrere “lento il tempo di altre leggi”.

3. Stranizza d’amuri

Unico brano in lingua siciliana in questo nostro omaggio. Non è strettamente necessario, però, conoscere la lingua in cui è cantato questo pezzo per apprezzare la capacità del cantautore di tratteggiare, in pochi versi, un mondo intero; ritornano i richiami all’infanzia, tra la Ferrovia Circumetnea, i saggi ginnici e l’anno scolastico che volge al termine. Altro che farfalle nello stomaco, qui si parla proprio di una “scossa al cuore”, che può fare il paio con il titolo del bell’album live, registrato nel 2005 al Nelson Mandela Forum di Firenze, Un soffio al cuore di natura elettrica.

4. Sui giardini della preesistenza

In questo brano, contenuto in Caffè de la Paix (1993), Franco Battiato riflette sul concetto di preesistenza, come esistenza dell’anima prima della nascita, “prima della caduta sulla Terra / prima della rivolta nel dolore”. La canzone è un atto di omaggio a uno stato di beatitudine, contrapposto al “sonno”, richiamando gli insegnamenti di Gurdjieff, tra i punti di riferimento spirituali più importanti per Battiato.

5. Un’altra vita

Brano solo in apparenza più facile e immediato degli altri proposti, questo Un’altra vita, che chiude il Lato A dell’LP Orizzonti perduti del 1983. Vogliamo ricordare almeno due versi che sintetizzano benissimo la riflessione “politica” del cantautore: “E la sera ritorno con la noia e la stanchezza / non servono più eccitanti o ideologie”.

6. Povera patria

Povera patria è il brano di apertura dell’album Come un cammello in una grondaia (1991). In questo pezzo la critica affilata a certi costumi sociali e politici dell’Italia sfocia in una magnifica apertura sul finale: “Si può sperare / che il mondo torni a quote più normali / che possa contemplare il cielo e i fiori / che non si parli più di dittature”.

7. Magic Shop

Gustosissima riflessione sulla “commercializzazione” imperante. Anche in questo caso, come in Povera patria, Battiato non si risparmia. Si tratta della seconda traccia di L’era del cinghiale bianco (1979), che segue la title track. Qui ascoltiamo la versione live inclusa nel doppio album live Last Summer Dance (2003).

8. La porta dello spavento supremo

Tra le collaborazioni più luminose fra Battiato e il filosofo Manlio Sgalambro, questo brano incluso in Dieci stratagemmi (2004) definisce con chiarezza e lucidità i termini di questo passaggio che attende tutti. Lo fa in un pezzo rarefatto, quasi minimalista che si apre con la voce dello stesso Sgalambro e chiude un album forse meno apprezzato di altri, ma che noi vi invitiamo a recuperare. Brani come Fortezza Bastiani e Odore di polvere di sparo valgono ogni secondo che dedicherete loro. 

9. Centro di gravità permanente

Qui non serve dire molto. Basterà il celebre attacco: «Una vecchia bretone / con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù».

10. Lode all’inviolato

Lode all’inviolato è tra le riflessioni, in testo e musica, più alte di Franco Battiato. E probabilmente della storia della canzone italiana. Ritorna la decisa opposizione al sonno, di cui parlavamo (“Degna è la vita di colui che è sveglio / ma ancora di più di chi diventa saggio”), in questo brano, penultima traccia di Caffè de la Paix. Da ascoltare e riascoltare.  

11. L’esistenza di Dio

In questa canzone, traccia finale di L’ombrello e la macchina da cucire (1995), viene proposto all’ascoltatore il dilemma su come porsi nei confronti di uno degli interrogativi centrali dell’esistenza umana. Un brano coinvolgente, anzi travolgente, in cui si va da Lessing a Guglielmo di Ockham, a cui fa riferimento Sgalambro nel suo Dialogo teologico, passando per il brano Rind de Hore dalla colonna sonora del film documentario Latcho Drom (1993) di Tony Gatlif.

12. La cura

Per molti la canzone d’amore più bella della storia della musica italiana. Probabilmente non a torto. Apparsa per la prima volta nell’album L’imboscata del 1997 (che contiene vari altri pezzi splendidi, tra cui Di passaggio e Strani giorni), e negli anni coverizzata a più riprese, è decisamente tra i brani più celebri di Battiato, e non potevamo non includerla in questa selezione.

13. Il mantello e la spiga

In Il mantello e la spiga Franco Battiato si confronta con uno dei temi a lui più cari, la reincarnazione. La canzone si trova nell’album Gommalacca (1998), raccolta aperta da Shock in my town. Da ricordare, in particolare, quattro versi: “Correvi con la biga nei circhi / e fosti pure un’ape delicata / il gentile mantello che coprì le spalle di qualcuno. / Lascia tutto e seguiti”.

14. Running against the grain

Nell’album Ferro battuto, del 2001, troviamo, come traccia iniziale, questa Running against the grain, cantata con Jim Kerr, voce dei Simple Minds. Il ritornello è rimasto nella testa di chi scrive per lunghissimo tempo: “E intanto la mia vita fugge in diagonale / ritorna prepotentemente un desiderio morale / la mia vita cerca fughe in diagonale / per accelerare le calde influenze del sole”. Un brano outsider da recuperare.

15. Passacaglia

Passacaglia è stato il primo singolo tratto dall’album Apriti sesamo (2012). Riprende una composizione barocca, attribuita, con tutta probabilità in maniera erronea, a Stefano Landi. Ritorna qui un motivo che attraversa in maniera forte la produzione di Battiato, e che abbiamo già osservato in altri pezzi, tra cui Sui giardini della preesistenza: “Vorrei tornare indietro / nella mia casa d’origine / dove vivevo prima / di arrivare qui sulla Terra”. 

16. Aspettando l’estate

Brano inserito nell’album Il vuoto del 2007, fra altri brani notevolissimi, tra cui Niente è come sembra Stati di gioia. In esso sembrano venire a congiungersi varie suggestioni tematiche che hanno caratterizzato il percorso di Battiato; dall’impermanenza alle dimensioni che trascendono l’esperienza umana, dall’amore romantico all’immersione nel Creato. A ulteriore conferma che gli album più recenti del cantautore non sono inferiori a quelli “storici”, sono solo diversi.

17. Torneremo ancora

Come ultimo brano di questa nostra scelta, vogliamo inserire la title track dell’ultimo album in studio di Franco Battiato, Torneremo ancora (2019). La raccolta mette assieme quindici brani, di cui quattordici già editi, registrati nel 2017 con la Royal Philarmonic Orchestra di Londra, e Torneremo ancora è l’unico inedito. Potremmo dire che questa canzone rappresenta un po’ il testamento di Battiato, ma preferiamo ascoltarla come uno dei molti passi che hanno condotto il cantautore nato nel 1945 ad essere quello che è.

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