Sophia Loren, una carriera da Oscar: i migliori film da rivedere

di Elisabetta bartucca
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Sophia Loren in Matrimonio all'italiana

Il 2020 ha segnato i suoi 70 anni di carriera, ma non solo: è stato anche l’anno che ha celebrato il suo ritorno sulle scene con un film, La vita davanti a sé, in cui è il figlio Edoardo Ponti ad avere avuto il privilegio di dirigerla conquistando una nomination ai prossimi Oscar per la miglior canzone, Io sì, cantata da Laura Pausini. Una curiosa coincidenza se pensiamo che esattamente trent’anni fa, nel 1991, Sophia Loren riceveva dalle mani di Gregory Peck un Oscar alla carriera, che bissava il successo ottenuto nel 1962 con la statuetta alla Migliore Attrice protagonista per La ciociara di Vittorio De Sica. Un’icona del cinema italiano nel mondo, una leggenda venuta da lontano: l’infanzia difficile a Pozzuoli in piena seconda guerra, il trasferimento a Napoli e gli anni in cui serviva ai tavoli del piano bar improvvisato nel salotto di casa da nonna Luisa, poi a quindici anni la vittoria di un concorso di bellezza le permette di tornare a Roma, dove era nata, insieme alla madre in cerca del successo. Il resto è storia. In questo articolo ripercorreremo la sua incredibile carriera,  ecco i migliori film da rivedere di Sophia Loren.

1. Pane, amore e… (1955)

Fu solo il primo dei titoli che avrebbero segnato l’intensa e duratura collaborazione tra Sophia Loren e Vittorio De Sica, che in Pane, amore e… di Dino Risi la affianca sul set nei panni del maresciallo Carotenuto tornato nella città natale Sorrento, per dirigere la stazione locale dei vigili urbani. Qui scopre che la casa di famiglia è occupata dalla dirompente Donna Sofia, una pescivendola detta “la smargiassa”, al cui fascino non è indifferente. Terzo capitolo della serie diretta da Luigi Comencini e interpretata da Gina Lollobrigida nei film precedenti Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia, il film passerà alla storia per l’iconica scena in cui la Loren e De Sica ballano un mambo, facendone il simbolo scanzonato della commedia all’italiana degli anni ‘50.

2. La ciociara (1960)

Nel 1960 Vittorio De Sica la dirige nel film La ciociara, adattamento dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia. La straziante interpretazione di Cesira che insieme alla figlia dodicenne Rosetta fugge per le campagne laziali per scampare ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, le sarebbe valso l’Oscar come migliore attrice protagonista. Il pianto liberatorio con cui le due donne si abbandonano l’una all’altra dopo essere state violentate in una chiesa scalcinata da un gruppo di soldati, è la scena che consegna al cinema una delle pagine più memorabili e senza tempo. Quel personaggio l’avrebbe consacrata in tutto il mondo: “Quel film mi cambiò la vita – ricordò anni fa in un’intervista al Corriere della sera – De Sica mi ha fatto entrare nelle cineteche, nella storia del cinema: in tutto il mondo dici “La ciociara”, e tutti rivedono la scena dello stupro, madre e figlia violentate nella chiesa, il mio pianto, gli occhi allucinati di mia figlia. Ogni volta anch’io davanti a quelle immagini non riesco a trattenere il pianto”. E pensare che inizialmente a interpretarlo doveva essere Anna Magnani, che però rifiutò suggerendo a De Sica di scegliere la Loren, che all’epoca era stata chiamata per recitare nel ruolo della figlia.

3. Ieri, oggi, domani (1963)

Basato su una struttura a episodi, Ieri, oggi, domani presenta diversi spaccati del paese reale, in cui una vulcanica Loren fa coppia con Marcello Mastroianni e restituisce tre straordinari ritratti di donna. De Sica, che la dirige su un soggetto affidato a Eduardo De Filippo, Alberto Moravia e Cesare Zavattini, vincerà l’Oscar per il miglior film straniero nel 1965. Il titolo di ogni episodio prende il nome dalle sue protagoniste: Adelina, una giovane napoletana che vende sigarette di contrabbando e che per sfuggire al carcere cercherà di rimanere incinta più volte; Anna, una ricca signora dell’alta borghesia milanese, che per evadere dall’aridità del proprio mondo, si consola con l’amore extra-coniugale con un uomo di origini modeste; Mara, una prostituta d’alto bordo che nel proprio appartamento su Piazza Navona riceve i suoi clienti, tra cui un eccentrico bolognese, Augusto, che dovrà trascurare per occuparsi del nipote seminarista dei suoi dirimpettai. Iconica la scena dello spogliarello davanti a Marcello Mastroianni, che sarebbe entrata per sempre nell’immaginario collettivo.

4. Matrimonio all’italiana (1964)

Sarà ancora una volta De Sica a consegnarle un ruolo di rara complessità: pur in una storia declinata in chiave di commedia ispirata al testo teatrale di Eduardo De Filippo Filumena Marturano, la Loren diventa in Matrimonio all’italiana simulacro di una femminilità testarda e disperata conquistando un’altra candidatura agli Oscar. Nel film interpreta un’ex prostituta che lo spavaldo e cinico donnaiolo napoletano Domenico Soriano incontra sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, in una notte che segna l’inizio di una lunga e rocambolesca storia di passione. Filumena rimarrà per anni solo la sua amante, fino a quando stanca di subire umiliazioni, non fingerà di essere in fin di vita per sposarlo e diventare finalmente la signora Soriano. Una beffa dai risvolti grotteschi, perché quello è l’unico modo che la protagonista conosce per garantire un futuro ai suoi tre figli, di cui “don Mimì” è sempre stato tenuto all’oscuro.
Un sovversione dei codici e delle regole del maschilismo italico, che prende vita attraverso la magistrale presa in giro di Filumena ai danni dell’impenitente signorotto, interpretato da Marcello Mastroianni, con il quale la Loren costruì un lungo sodalizio artistico e umano.

5. Una giornata particolare (1977)

In Una giornata particolare di Ettore Scola Sophia Loren si ritrova ancora sul set con Mastroianni. Fu una grande scommessa addomesticare la propria bellezza dirompente all’incedere dimesso della protagonista, Antonietta, una donnina modesta e umile, madre di sei figli e moglie di un marito-padrone, costretta nel piccolo spazio del suo appartamento a palazzo Federici, a badare al focolare domestico. La giornata è quella del 6 maggio 1938, la data della storica visita di Hitler a Roma, una parata imperdibile alla quale il marito di Antonietta, fervente fascista, si prepara a trascinare i figli. La casalinga rimarrà nel silenzio di quel casermone popolare, quasi semideserto, a “portare avanti la casa”; ma in quella giornata Antonietta scoprirà finalmente di valere qualcosa, quando nel tentativo di recuperare il merlo indiano volato via dalla finestra, si ritroverà nell’appartamento del suo dirimpettaio Gabriele, intellettuale antifascista ed ex conduttore radiofonico condannato, si scoprirà, al confino per la sua omosessualità. Il film presentato a Cannes nel 1977 vinse un Golden Globe per il miglior film straniero e portò alla Loren il sesto David di Donatello.

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