Old: cinque buoni motivi per vedere il film di M. Night Shyamalan

di Francesco Grano
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Gael García Bernal in Old

A distanza di due anni dall’uscita di Glass, capitolo conclusivo della trilogia iniziata con Unbreakable e continuata con Split, M. Night Shyamalan torna nelle sale cinematografiche con Old, il suo quattordicesimo lungometraggio. Alzando nuovamente l’asticella dell’aspettativa e della novità, il nuovo lavoro dell’autore di Il sesto senso e Lady in the Water si conferma come un prodotto ben realizzato e capace di tenere alta l’attenzione nonché la curiosità dello spettatore. Di seguito, scopriamo quali sono cinque buoni motivi per vedere il film di M. Night Shyamalan e per renderci conto di come, questo regista, sia finalmente tornato ai fasti del passato.

1. La trama: un vero giallo

I coniugi Prisca e Guy Cappa sono ai ferri corti. Prima del divorzio, decidono di concedersi un’ultima vacanza in un resort tropicale insieme ai figli Maddox e Trent. Giunta a destinazione la famiglia riceve come suggerimento da parte del direttore della struttura di recarsi in una spiaggia poco distante, considerata un vero paradiso. Accompagnati lì i Cappa vengono raggiunti dalla coppia formata da Jarin e Patricia Carmichael e dal chirurgo Charles, seguito da sua madre Agnes, la moglie Chrystal e dalla figlia Kara. Sulla spiaggia è presente anche il rapper Mid-Size Sedan, alquanto taciturno e schivo. L’iniziale idillio del gruppo di vacanzieri, però, viene turbato dal rinvenimento del cadavere di una ragazza, la quale si era avventurata sulla spiaggia insieme al rapper. I primi sospetti difatti ricadono su di lui e, in preda al panico, l’intero gruppo tenta la fuga in massa. Tuttavia, una strana forza non gli permette di oltrepassare la scogliera facendoli svenire. Ma le stranezze aumentano sempre di più: i loro figli crescono molto più velocemente del normale e gli adulti iniziano a invecchiare.

Una delle prime scene di Old

2. Un occhio al passato e un altro al presente

La particolarità del nuovo film di M. Night Shyamalan risiede nella sua duplice natura, quella di film che abbonda di situazioni degne di un certo cinema mistery anni Cinquanta e Sessanta e quella a noi più coeva: infatti, di fronte alla location e ai veri e propri enigmi che minuto dopo minuto Old mette in scena, non è possibile non pensare a un cult come la serie Lost (non a caso, anche qui vi è un’ambientazione esotica che fa da sfondo a tutto ciò che accade nella trama). Un Giano bifronte, quindi, questo nuovo lavoro di Shyamalan e che, se confrontato con la sua precedente produzione, è la conferma di come il regista continui a sottolineare la sua conoscenza del cinema di genere del passato e, al tempo stesso, di come vada incontro ai gusti dello spettatore smaliziato ed esigente di oggi.

Aaron Pierre in Old

3. La capacità di cambiare genere

Un’altra pregevole caratteristica del cinema di Shyamalan è quella di riuscire, in ogni suo lavoro, a cambiare genere con sorprendente maestria: pensando a opere come Il sesto senso o ancora The Village, qui il plot inizia da una situazione alquanto drammatica o normale per poi virare verso il paranormale nel primo caso e verso il fantastico nel secondo caso. Anche in Old si ri(trova) tutto questo: un gruppo eterogeneo di persone si ritrova, dopo un iniziale incipit che rispecchia toni di (quasi) normalità nonostante alcuni (e non eccessivamente celati) indizi, ad affrontare una realtà di puro mistero, orrore e incapacità di uscire da una situazione di stallo. Personaggi che devono sopravvivere a una forza ben più grande, impalpabile e non visibile che, minuto dopo minuto, consuma i loro corpi e le loro menti. Considerando l’alternanza tra horror e sci-fi, Old potrebbe essere inteso, in senso lato, come un vero e proprio body horror: difatti, ciò che spaventa e fa sprofondare i personaggi nel terrore più assoluto è l’inarrestabile “mutazione” corporea di ognuno di loro, alla quale si assiste impotenti.

I protagonisti di Old

4. Un film capace di generare domande

Al di là delle messa in scena di un certo orrore che, nonostante tutto, rimane piuttosto celato (ripercorrendo una certa poetica letteraria à la Lovecraft), anche se non mancano almeno due-tre scene in cui l’effetto shock non è indifferente, dal momento in cui gli inspiegabili avvenimenti prendono il via, per lo spettatore è impossibile non iniziare a porsi le stesse domande che i protagonisti si stanno ponendo. Parallelamente tutto quello che si vede sul grande schermo e che i personaggi vivono oltre la quarta parete potrebbe trattarsi di un incubo, di una sorta di mondo in cui i paradossi temporali sono all’ordine del giorno o ancora un limbo all’interno del quale le esistenze di tutti i presenti sono condannate a un lento e inesorabile declino. Interrogativi, questi, che sorgono spontanei poiché Shyamalan, anche questa volta, tira fuori un film particolarmente cerebrale, non un prodotto di mero intrattenimento ma qualcosa che vive sulla politica del MacGuffin hitchcockiano e, al tempo stesso, sulla capacità di tenere alta la tensione scena dopo scena.

5. Un’elevata suspense fino al plot twist finale

La suspense in Old è a fiumi, letteralmente. A partire dall’avvio della situazione anormale fino alla fine dell’intero lungometraggio, la tensione cresce scena dopo scena fino a diventare quasi palpabile, percepibile come quella che, i personaggi in scena, vivono ognuno in maniera personale. In effetti questa non è una novità poiché chi è avvezzo al cinema di Shyamalan sa benissimo che tutto ciò che si vede fino a un certo punto, nel momento in cui ci si avvia verso il finale, subisce un vero e proprio ribaltamento con tanto di plot twist, dopo il quale tutto ciò che c’era in precedenza assume un valore ben diverso. Un escamotage narrativo quasi da mascella calata,  un disarmante svelamento che contribuisce a fare di Old uno dei titoli imperdibili di questa stagione.

Embeth Davidtz e Emun Elliott in Old

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