I 20 migliori attori italiani cinematografici contemporanei

di Alessandro Di Gioia
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La cinematografia italiana è sempre stata ricca di grandi interpreti. Col passare degli anni però, si sente sempre più frequentemente dire che gli attori odierni sono peggiori rispetto ai mostri sacri del passato. Attori come Alberto Sordi, Totò, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Ugo Tognazzi non nascono tutti i giorni e, qualora nascessero, forse farebbero più fatica ad emergere visto che l’industria cinematografica italiana attuale – e non solo – è meno in salute rispetto a quella che ha visto protagonisti i nomi appena citati. Nonostante ciò, abbiamo anche oggi dei grandi attori, capaci di far emozionare e di coinvolgere gli spettatori. Per fare un piccolo punto della situazione, abbiamo deciso di stilare l’elenco dei 20 migliori attori italiani contemporanei. Non è stato semplice scegliere solo venti nomi. Il criterio scelto è stato quello dell’attività e della rilevanza negli ultimi anni, senza andare troppo indietro nel tempo.

1. Diego Abatantuono

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Diego Abatantuono (1955) ha avuto una delle carriere più sorprendenti e inaspettate del cinema italiano. Ha iniziato lavorando come tecnico delle luci presso il Derby Club, locale di cabaret all’epoca centrale per lo gavetta e il lancio delle nuove leve della comicità milanese. Qui, è riuscito a debuttare sul palcoscenico impersonando il personaggio – ormai diventato cult – del Terrunciello, sostituendo il creatore originale Giorgio Porcaro. Nei panni del Terrunciello, Abatantuono ha mosso i primi passi anche nel cinema, ottenendo un grande successo grazie a pellicole come I fichissimi (1981), Eccezziunale…veramente (1982) ed Attila flagello di Dio (1982). La svolta artistica è avvenuta grazie a Pupi Avati, abile nell’intravedere in Abatantuono doti da attore drammatico. Regalo di Natale (1986) è stato infatti lo spartiacque della carriera di Abatantuono, capace da lì in avanti di affermarsi come interprete a 360 gradi, spaziando dal comico al drammatico con grande mestiere e costanza. Il suo palmarès conta ad oggi: cinque candidature ai David di Donatello più un David alla carriera nel 2021, tre Nastri d’Argento e tante interpretazioni in film importanti, tra cui spicca quella in Mediterraneo (1991) vincitore del premio Oscar come miglior film straniero.

2. Roberto Benigni

Roberto Benigni (1952) non ha di certo bisogno di presentazioni. Si tratta probabilmente dell’attore italiano più famoso all’estero, grazie soprattutto al clamoroso exploit de La vita è bella (1997), pellicola con cui conquistò il cuore di tutti gli spettatori del mondo. Basta elencare solo alcuni dei premi raccolti all’epoca dal film: 3 premi Oscar (Miglior film in lingua straniera, miglior attore protagonista e miglior colonna sonora), Premio BAFTA (Miglior attore protagonista), Festival di Cannes (Grand Prix Speciale della giuria). Fino a quel momento, la carriera di Benigni era stata comunque folgorante, essendosi imposto come comico di punta del panorama italiano, grazie sia a film campioni d’incassi come Johnny Stecchino (1991) e Il mostro (1994) sia alle tante – memorabili – apparizioni televisive dissacranti e sovversive. Negli ultimi 15 anni, Benigni ha messo da parte la sua carriera cinematografica per dedicarsi alla divulgazione culturale, portando in giro per il mondo lo spettacolo Tutto Dante, altro grande successo con cui ha sfiorato la candidatura al premio Nobel per la letteratura nel 2007. Sono solo due le sue apparizioni cinematografiche da allora: in To Rome with Love (2012) di Woody Allen e nel Pinocchio (2019) di Matteo Garrone, dove ha dato ulteriormente prova di essere un grande interprete. Benigni è un’attore che può dare ancora tanto al cinema italiano e la speranza è che torni in pista al più presto con una sua nuova pellicola.

3. Alessandro Borghi

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Alessandro Borghi (1986) è senz’altro uno degli attori più lanciati degli ultimi anni. Per lui l’anno della svolta è stato senza dubbio il 2015, quando recitò sia in Non essere cattivo di Claudio Caligari che in Suburra di Stefano Sollima. Negli anni seguenti è stato un volto importante anche per la televisione, dove è stato protagonista – in particolare – di Suburra – La serie e di Diavoli.  La consacrazione è avvenuta nel 2018 grazie alla sua interpretazione di Stefano Cucchi nel film Sulla mia pelle, che gli è valsa il David di Donatello come miglior attore protagonista.  In pochissimi anni, Borghi è stato capace di spaziare attraverso ruoli profondamente diversi, riuscendo a portare in scena personaggi forti e fragili allo stesso tempo. Secondo noi può crescere ancora molto e diventare un interprete sempre più raffinato.

4. Sergio Castellitto

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Sergio Castellitto (1953) è un pilastro del cinema italiano da ormai almeno 30 anni. Nel 1991, sul set de La carne, Marco Ferreri ne parlò in maniera entusiastica, paragonandolo per bravura – in correlazione all’età – al grande Marcello Mastroianni, e non solo. La sua carriera lo ha visto protagonista sia al cinema che in televisione e in entrambe ha dato vita a personaggi indimenticabili. Per il piccolo schermo sono particolarmente degne di menzione le sue interpretazioni in Padre Pio (2000) e in In treatment (2013-2017). Ha diretto anche 6 film, tra cui spicca Non ti muovere (2004) in cui è stato anche interprete assieme a Penelope Cruz.  Castellitto è un attore straordinario e versatile. Sa muoversi perfettamente sia nella commedia che nel dramma, riuscendo – come solo pochi sanno fare – ad andare perfettamente sopra le righe, cavalcando con maestria anche il grottesco e la farsa.

5. Renato Carpentieri

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Renato Carpentieri (1943) nasce come attore di teatro negli anni ’70. Dopo aver calcato i palchi di tutta Italia assieme a personalità importanti come Dario Fo, Carlo Cecchi, Mario Martone e Gabriele Salvatores, ha debuttato sul grande schermo in Porte aperte (1990) di Gianni Amelio, accanto a Gian Maria Volontè. Il suo impegno principale rimarrà sempre il teatro, ma negli anni ha saputo distinguersi come interprete raffinato e di spessore anche nel cinema, dove è stato spesso impiegato come attore non protagonista. Nel 2017, sempre diretto da Gianni Amelio, ha vinto il David di Donatello come miglior attore protagonista grazie alla sua intensa interpretazione ne La tenerezza.

6. Massimo Ceccherini

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Massimo Ceccherini (1965) ha iniziato la sua carriera recitando con e per Alessandro Benvenuti nelle commedie Benvenuti in casa Gori (1990) e Zitti e mosca (1991).  Nel 1994 è stato al fianco di Paolo Villaggio in Cari fottutissimi amici di Mario Monicelli. Il successo cinematografico è arrivato grazie alla collaborazione con Leonardo Pieraccioni, che gli ha permesso di mettersi in proprio dirigendo, recitando e sceneggiando pellicole come Lucignolo (1999), Faccia di Picasso (2000) e La mia vita a stelle e strisce (2003), divertenti ma anche capaci di delineare ritratti generazionali e storico/sociologici. I suoi problemi di dipendenza lo hanno poi relegato quasi sempre in ruoli secondari e ad apparizioni televisive poco significative. Negli ultimi anni è stato chiamato da Matteo Garrone prima come attore ne Il racconto dei racconti (2015), poi anche come sceneggiatore per Pinocchio (2019), segno che il regista romano crede molto in lui, considerandolo un talento sprecato e sottovalutato. Noi siamo con Garrone.

7. Pierfrancesco Favino

pierfrancesco-favinoPierfrancesco Favino (1969) è forse attualmente l’attore più amato e richiesto dal pubblico. La sua carriera è iniziata nella seconda metà degli anni ’90, ed il suo primo film di grande successo è stato L’ultimo bacio di Gabriele Muccino nel 2001. Successivamente, il suo percorso d’attore l’ha visto emergere anche all’estero, dove ha preso parte a produzioni milionarie come Le cronache di Narnia – Il principe Caspian (2008) e World War Z (2013). Nonostante fosse già considerato uno dei migliori attori della sua generazione, ha consacrato davvero il suo talento solo negli ultimi due anni, grazie a tre pellicole e altrettante interpretazioni destinate a restare. Parliamo ovviamente de Il traditore (2019), Hammamet (2020) e Padrenostro (2020). Con quest’ultimo ha vinto la Coppa Volpi al festival di Venezia.  Favino è probabilmente l’attore italiano più vicino al concetto di recitazione dell’Actors Studio statunitense. Le sue interpretazioni – come ad esempio quella di Bettino Craxi in Hammamet – sono dei piccoli grandi manuali di recitazione mimetica, in cui l’attore scompare totalmente dietro al personaggio.

8. Fabrizio Ferracane

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Fabrizio Ferracane (1975) ha avuto fino ad oggi una carriera prettamente teatrale, ma sta diventando un nome sempre più desiderato dai registi cinematografici italiani. Siciliano, ha avuto spesso ruoli in pellicole e serie televisive a sfondo mafioso.  La sua prima candidatura ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento è del 2015, dove è protagonista nel pluripremiato Anime nere di Francesco Munzi. Bissa il successo nel 2019 con Il traditore di Marco Bellocchio, dove è autore di un’interpretazione luciferina e memorabile nei panni del mafioso Pippo Calò. La sua carriera sta vivendo un momento importante, e non abbiamo dubbi che il grande talento che possiede lo porterà ad affermarsi e consolidarsi velocemente nel cinema italiano.

9. Elio Germano

elio-germanoElio Germano (1980) ha iniziato la sua carriera da giovanissimo. Ha esordito a soli 12 anni in Ci hai rotto papà (1993) di Castellano & Pipolo, ed è stato protagonista per i Vanzina ne Il cielo in una stanza (1999). Considerato all’epoca una giovane promessa, ha ripagato più che degnamente le attese, diventando uno degli attori europei più apprezzati. Tra i tanti riconoscimenti avuti in carriera, spiccano sicuramente la Palma come miglior attore a Cannes per La nostra vita nel 2010 e l’Orso d’argento a Berlino per la sua grande interpretazione del pittore Antonio Ligabue in Volevo nascondermi (2020). Ha avuto una carriera assai prolifica, densa di successi e di interpretazioni significative. Germano ha dimostrato negli anni grande eclettismo, senza però mai rinunciare alla sua matrice di autenticità, fattore che lo ha reso uno degli attori più amati in maniera trasversale.

10. Giancarlo Giannini

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Giancarlo Giannini (1942) è uno degli attori italiani più famosi e richiesti all’estero. Ha avuto un inizio di carriera folgorante, grazie alle sue interpretazioni per Lina Wertmuller – di cui è stato un vero e proprio attore feticcio – con cui ha ottenuto velocemente la ribalta internazionale. Con Film d’amore e di anarchia (1973) si è aggiudicato il premio come miglior interprete maschile al Festival di Cannes, mentre con Pasqualino Settebellezze (1975) è riuscito a strappare una nomination agli Oscar come attore protagonista. Il prosieguo di carriera non è stato da meno, recitando per Dino Risi, Luchino Visconti, Elio Petri, Rainer Werner Fassbinder, Mario Monicelli, Tinto Brass arrivando anche a produzioni hollywoodiane dirette da registi come Ridley Scott e Guillermo Del Toro. Il suo palmarès è uno dei più ricchi, potendo vantare ben cinque David di Donatello e di altrettanti Nastri d’Argento, oltre che del già citato Prix a Cannes. Oltre ad essere un grande attore, Giannini è un eccellente doppiatore. Negli ultimi anni si è dedicato molto all’insegnamento.

11. Roberto Herlitzka

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Roberto Herlitzka (1937) è uno degli interpreti teatrali e cinematografici di maggior raffinatezza. La sua carriera sui palcoscenici di tutta Italia l’ha visto protagonista in produzioni di prima importanza, diretto da registi come Orazio Costa, Luca Ronconi, Gabriele Lavia e Antonio Calenda. Per il cinema ha lavorato principalmente in produzioni autoriali, voluto da nomi di prestigio come Lina Wertmüller, Luigi Magni, Giuliano Montaldo e Marco Bellocchio. Con quest’ultimo, grazie alla sua interpretazione in Buongiorno, notte (2003) ha vissuto un’impennata della sua popolarità, diventando – seppur in tarda età – uno dei nomi più gettonati del panorama cinematografico italiano, vincendo David di Donatello e Nastro d’Argento. La collaborazione col regista di Bobbio è proseguita con Bella addormentata (2012), Sangue del mio sangue (2015) e Fa bei sogni (2016). Paolo Sorrentino l’ha voluto con sé ne La grande bellezza (2013) e Loro (2018). Nel 2013 è stato insignito del Nastro d’Argento alla carriera.

12. Luca Marinelli

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Luca Marinelli (1984) ha saputo imporsi velocemente come uno degli attori più talentuosi della sua generazione. Diplomatosi presso l‘Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, ha esordito al cinema direttamente come attore protagonista ne La solitudine dei numeri primi (2010) di Saverio Costanzo, ottenendo subito un buon successo. L’exploit è avvenuto nel 2015, grazie alle sue memorabili interpretazioni rispettivamente in Non essere cattivo e Lo chiamavano Jeeg Robot.  Nel 2019 ha vinto la Coppa Volpi a Venezia grazie al film Martin Eden, interpretazione che gli è valsa il plauso e l’attenzione della critica internazionale. Nel 2018 ha recitato anche nella serie televisiva diretta da Danny Boyle, Trust.  Ad oggi, è uno dei pochi attori italiani capaci di portare pubblico al cinema solo per la sua presenza.

13. Silvio Orlando

Silvio Orlando (1957) ha saputo stupire tutti. Nonostante un volto ed una corporatura principalmente da caratterista, ha saputo via via ritagliarsi spazi sempre più importanti nel cinema italiano, riuscendo ad ottenere anche prestigiosi riconoscimenti internazionali. Il regista che lo ha accompagnato nei primi anni di carriera è stato Daniele Luchetti, col quale ha ottenuto i primi grandi successi come Il portaborse (1991) e  La scuola (1995), David di Donatello per il miglior Film. Nel 1996 oltre a recitare per Sergio Citti ne I magi randagi, è protagonista di un’altra pellicola di grande successo, Ferie d’agosto di Paolo Virzì. Nel 2006 vince il David di Donatello come miglior attore protagonista per Il caimano di Nanni Moretti. Due anni dopo, tocca l’apice della carriera grazie alla sua interpretazione ne Il papà di Giovanna (2008) di Pupi Avati, con cui si aggiudica la Coppa Volpi al Festival di Venezia. Negli ultimi anni sta vivendo un momento di grande popolarità grazie al ruolo del cardinal Voiello nelle due stagioni di The Young Pope, serie televisiva scritta e diretta da Paolo Sorrentino.

14. Michele Placido

Michele Placido (1946) è una delle personalità più versatili del panorama artistico italiano. Attore e regista teatrale e cinematografico, sceneggiatore, drammaturgo e produttore, Placido ha saputo distinguersi in ogni ambito da lui affrontato. Sin da giovane, ha saputo ritagliarsi spazi importanti sia in teatro che al cinema, lavorando rispettivamente per registi come Luca Ronconi, Giuseppe Patroni Griffi, Giorgio Strehler, Mario Monicelli, Sergio Citti e Francesco Rosi, solo per citarne alcuni. La popolarità è però arrivata grazie alla sua memorabile interpretazione del commissario Cattani nella serie televisiva La piovra (1984-1989) che lo ha consacrato come uno dei volti più noti e apprezzati dal grande pubblico. Negli anni, Placido ha saputo continuare a lavorare su più fronti, passando con regolarità dietro la macchina da presa e diventando un regista apprezzato in tutta Europa. Il suo più grande successo in questi vesti è stato sicuramente Romanzo criminale (2005) pellicola capace di dare il via a serie televisive ed affini.

15. Tommaso Ragno

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Tommaso Ragno (1967) è prima di tutto un grande attore di teatro. La sua teatrografia è lunga e prestigiosa, avendo recitato per Giorgio Strehler, Carlo Cecchi, Toni Servillo, Luca Ronconi, Emma Dante e Mario Martone. Il suo lavoro come interprete cinematografico è iniziato nel 1997 con Tutti giù per terra di Davide Ferrario, ma è solo negli ultimi anni che ha avuto l’attenzione del grande pubblico. Nel 2018 ha avuto modo di mettere in luce tutte le sue qualità di grande attore nella serie televisiva di Niccolò Ammaniti Il miracolo, dove ha interpretato un sacerdote in crisi di fede. Sempre per la televisione, ha ottenuto grandi lodi per la sua interpretazione ne La stagione della caccia – C’era una volta Vigata (2019) ed è stato chiamato dai fratelli Coen per impersonare un mafioso italo-americano nella quarta stagione di Fargo (2020).  Da segnalare è anche la sua interpretazione in Lazzaro felice del 2018. La sua grande voce e la sua tecnica lo hanno reso protagonista anche di svariate letture per Radio 3 – in cui ha letto alcuni tra i grandi classici della letteratura – e diversi audiolibri. Il cinema lo sta scoprendo solo oggi come attore di prima grandezza, ma vista la lunga carriera sui palcoscenici di tutta Italia, non possiamo che essere fiduciosi sulla sua conferma definitiva anche nella settima arte.

16. Kim Rossi Stuart

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Kim Rossi Stuart (1969) figlio dell’attore Giacomo Rossi Stuart, ha mossi i primi passi nel mondo del cinema sin da ragazzino. Il ragazzo dal kimono d’oro (1987) e la serie tv Fantaghirò (1991) lo hanno messo subito sotto la luce dei riflettori, anche grazie al suo bell’aspetto, cosa che – oltre al successo – gli ha creato attorno i classici pregiudizi sulla sue capacità recitative. In questi primi anni, per perfezionarsi, ha anche preso parti ad importanti rappresentazioni teatrali, sotto la guida di grandi registi. La maturità è arrivata nella prima metà degli anni 2000, dove ha preso parte a pellicole di successo sia di pubblico che di critica, come Pinocchio (2002), Le chiavi di casa (2004), Romanzo criminale (2005), e  Anche libero va bene (2005) – di cui è anche regista e sceneggiatore – che lo hanno imposto come interprete passionale e raffinato, di grande autenticità. Ha continuato a scegliere i ruoli con cura, non sbagliando un colpo.

17. Sergio Rubini

Sergio Rubini (1959) è uno dei volti più popolari del cinema italiano. Dagli anni ’80 in poi è stato regista ed interprete di tante pellicole, spaziando dal cinema d’autore al cinema popolare sempre con buoni risultati. La sua carriera ebbe una forte impennata nel 1987, quando venne scelto da Federico Fellini per interpretare l’alter ego giovane del regista in Intervista. Un’altra collaborazione importante è stata quella con Gabriele Salvatores, per cui ha recitato in Nirvana (1997), Denti (2000) e Amnèsia (2002).  Rubini è un interprete raffinato e completo, capace di muoversi agilmente in tutte le gamme espressive. Per gli spettatori italiani, e non, è una garanzia di qualità. Dietro la macchina da presa si è distinto particolarmente per il suo film d’esordio La stazione (1990) e La terra (2006).

18. Toni Servillo

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Toni Servillo (1959) ha dovuto attendere parecchio prima di ottenere il successo presso il grande pubblico. Grande attore e regista teatrale, è stato una delle personalità di spicco del panorama campano. Paolo Sorrentino ne intuì le grandi potenzialità anche come interprete cinematografico, volendolo come protagonista per il suo film d’esordio L’uomo in più (2001). La loro collaborazione è stata un’escalation sempre più grande di successi, basti citare Le conseguenze dell’amore (2004), Il divo (2008) e La grande bellezza (2013).  Nel suo palmarès spiccano i 4 David di Donatello come miglior attore protagonista, e i 2 European Film Awards. Il tempo è stato galantuomo ed oggi Servillo è considerato uno degli attori più bravi e completi del panorama internazionale.

19. Filippo Timi

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Filippo Timi (1974) ha una formazione essenzialmente teatrale, sia come attore che come regista e drammaturgo. Dopo essersi fatto le ossa sui palcoscenici di tutta la penisola, si è gradualmente imposto nel panorama cinematografico. I suoi primi  film significativi sul piano della popolarità sono stati Saturno contro (2007) e Come Dio comanda (2008). Il grande successo è stato di poco successivo, ed è avvenuto con Vincere (2009) di Marco Bellocchio, che lo ha visto nei panni di Benito Mussolini.  In tv è protagonista della serie I delitti del Barlume (2013-oggi), con cui ha messo in mostra le sue doti di attore brillante, diventando un punto di riferimento anche per il pubblico generalista.

20. Carlo Verdone

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Cosa possiamo dire di Carlo Verdone (1950) che non si sia già detto? D’altronde, stiamo parlando di uno dei volti più noti del cinema italiano degli ultimi 40 anni. Ha mosso i primi passi nel cinema con un tutor d’eccezione, Sergio Leone, produttore dei suoi primi due memorabili film, Un sacco bello (1980) e Bianco, rosso e Verdone (1981). Ha avuto presto anche la benedizione di Alberto Sordi, che lo ha voluto al suo fianco in In viaggio con papà (1982). Dopo tanti anni, il pubblico lo ama ancora e lo premia al botteghino. Questo, unito alla cocciutaggine dei produttori (di uno in particolare) che hanno visto in lui la classica gallina dalle uova d’oro, lo ha parzialmente limitato nelle potenzialità espressive; infatti, Verdone oltre ad essere un grande attore di commedie, ha nelle sue corde anche il dramma o comunque un tipo di recitazione più complessa e stratificata rispetto a quanto offertoci, in particolare, negli ultimi anni. Nonostante ciò, negli anni ha saputo coniugare riso ed amarezza con efficacia, come ad esempio in Compagni di scuola (1988), Perdiamoci di vista (1994), C’era un cinese in coma (2000) e L’amore è eterno finché dura (2004).

2 commenti

Giuseppe Agosto 5, 2021 - 15:57

Mi fa veramente piacere, non perché è un mio compaesano, ma perché a mio parere e un attore non costruito ma spontaneo.
Complimenti

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Gino pilotino Settembre 16, 2021 - 20:48

Ma Raul Bova? E nel suo genere Checco ,che ha bruciato ogni record al cinema?

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