Film di guerra introspettivi: i migliori da vedere

di Francesco Grano
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Genere cinematografico alquanto blasonato, il film bellico tende a seguire una strada dicotomica: quella relativa alla spettacolarizzazione del conflitto e un’altra totalmente contrapposta, che vira ad analizzare e mostrare, sul grande schermo, la profondità psicologica e la fragilità umana dei soldati al fronte. Scopriamo insieme quelli che, a nostro parere, sono i migliori film di guerra introspettivi, in ordine cronologico.

1. Il cacciatore (1978)

Robert De Niro in Il cacciatore

Non un vero e proprio film di guerra in senso letterale  eppure, il capolavoro di Michael Cimino, non può non essere annoverato in questo genere. Il cacciatore è la storia di un genuino quanto affiatato gruppo di amici russo-americani, accomunati dal lavoro nell’acciaieria e dalla passione per la caccia al cervo. Tre di loro partono per il Vietnam. Due tornano in patria segnati psicologicamente, uno diserta e rimane a Saigon, rischiando la vita nel crudele gioco della roulette russa, prova estrema che, i tre, hanno dovuto sopportare dopo essere caduti prigionieri dei Viet Cong. L’opera seconda del regista di Una calibro 20 per lo specialista e L’anno del dragone è un immenso, intimo dramma altamente disarmante, che non si fa remora alcuna a mostrare, in tutta la sua crudezza, la devastazione psichica e fisica che, la guerra, provoca agli uomini.

2. La sottile linea rossa (1998)

La sottile linea rossa

Terzo lungometraggio dell’ascetico quanto “off Hollywood” regista Terrence Malick, La sottile linea rossa trasporta lo spettatore nel cuore della Seconda guerra mondiale, più precisamente nel teatro bellico del Pacifico dove una compagnia di fucilieri dell’esercito americano ha come missione quella di conquistare un avamposto dell’aviazione giapponese su una collina di Guadalcanal. Definire atipico il war movie di Malick uscito nelle sale statunitensi, tra l’altro, lo stesso anno di Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg, è alquanto riduttivo. Crudo nei dettagli del conflitto ma, al tempo stesso, quasi onirico, La sottile linea rossa si immerge nei tormenti interiori dei soldati impegnati a combattere che, ancor prima di essere componenti di una truppa, sono degli uomini che provano sentimenti ed emozioni, dubbi e incertezze, a volte, contrastanti tra di loro.

3. Apocalypse Now Redux (2001)

Marlon Brando in Apocalypse Now

Versione restaurata e con aggiunti ben quarantasette minuti di metraggio inedito in più, Apocalypse Now Redux è la forma ultima dell’opus mare magnum di Francis Ford Coppola uscito, originariamente, nel 1979. Liberamente ispirato al romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad, Apocalypse Now narra la missione del capitano Willard, ufficiale dell’esercito americano in prestito alle operazioni CIA, incaricato di scovare e uccidere il colonnello Kurtz, che ha disertato e si è autoproclamato reggente di una tribù di indigeni in Cambogia. Insieme a un manipolo di soldati, Willard deve risalire il fiume Nung e raggiungere il suo obiettivo. Il capitano, già provato da tre anni di guerra, si trova a dover fare i conti con la più pura follia dell’uomo. Forte di alcune sequenze da antonomasia, come l’attacco degli elicotteri sulle note diegetiche della Cavalcata delle Valchirie di Wagner e il monologo di Kurtz-Marlon Brando, Apocalypse Now è un lucido e annichilente viaggio di solo andata nell’inferno della Guerra del Vietnam, un inquietante spaccato sull’animo umano oramai corrotto e coevo al nero baratro della pazzia, un resoconto senza remora alcuna che mostra gli effetti, allucinanti, della violenza e degli orrori visti, vissuti e commessi.

4. Lettere da Iwo Jima (2006)

Una scena di Lettere da Iwo Jima

“Parte II” del dittico iniziato con Flags of Our Fathers, Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood mette da parte le ombre e le luci dell’iconografia vittoriosa degli Stati Uniti per mostrare, giustamente, anche il punto di vista del nemico. Nel 1944 il generale Tadamichi Kuribayashi viene inviato sull’isola di Iwo Jima per prendere il comando di un ridotto contingente militare formato, per la maggior parte, da giovani soldati senza ancora esperienza in combattimento. Il 19 febbraio del ’45, i Marines americani attaccano l’isola. È l’inizio della battaglia di Iwo Jima. Opera bellica profondamente intimista e con una ben definita personalità (basti pensare che l’intero film è recitato in giapponese), Lettere da Iwo Jima è il memorandum del valore e della tenacia dei soldati dell’impero del Sol Levante, guerrieri fedeli e incapaci di tornare a casa portandosi dietro l’onta della codardia e della resa, una drammatica e poetica messa in immagini di granitici ideali ed estremo sacrificio.

5. Dunkirk (2017)

Fionn Whitehead in Dunkirk

Nel maggio del 1940 migliaia di soldati alleati rimangono asserragliati sulla spiaggia di Dunkerque, circondati dal nemico nazista. La Gran Bretagna organizza e mette in atto l’Operazione Dynamo: è la più grande missione di evacuazione della Seconda guerra mondiale. Decimo lavoro della filmografia del visionario Christopher Nolan, regista della trilogia de Il cavaliere oscuro e del più recente Tenet, Dunkirk è la cronistoria di una disperata quanto complicata ritirata dalla Francia occupata dall’esercito tedesco. Suddiviso su tre linee narrative/temporali, Dunkirk incede con un ritmo sì lento ma, al tempo stesso, “scientificamente” analitico, mettendo lo spettatore di fronte a una carica ansiogena che, minuto dopo minuto, aumenta il senso di impotenza dei soldati anglo-francesi nell’attesa di una disperata fuga. Simile, per alcuni aspetti, a La sottile linea rossa di Malick, Nolan nel suo Dunkirk “gioca” con gli elementi naturali (terra, mare, aria) e con il suono nonché i vuoti sonori, atti ad aumentare quel realismo, a tratti straniante, di una corsa contro il tempo.

6. 1917 (2019)

George MacKay in 1917

Secondo war movie (dopo Jarhead) nella carriera del regista britannico Sam Mendes, 1917 è un riuscitissimo esercizio di stile. Girato in diversi piani sequenza che, montati insieme, risultano come se fossero solo due ininterrotti e con la fotografia di Roger Deakins che ne aumenta il realismo, narra le vicende dei caporali Blake e Schofield, ai quali è affidata una missione altamente rischiosa: raggiungere il generale Mackenzie e comunicargli che l’attacco pianificato contro la linea di difesa tedesca è sospeso poiché il nemico sta preparando una imboscata. Rimasto solo a seguito del mortale ferimento di Blake, al quale ha giurato di rintracciare tra le file di Mackenzie il fratello Joseph, Schofield continua la missione pur di salvare migliaia di commilitoni. 1917 è capace di trasmettere un senso di iperrealismo e, parimenti, di straniamento nei confronti del conflitto (qui la Prima guerra mondiale) facendo detonare, però, il crollo psicologico del combattente al fronte con una carica drammatica spiazzante nel momento in cui si raggiunge il mission accomplished. Ciò che si è visto e vissuto, però, ormai ha scavato dentro l’animo umano in maniera indelebile.

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