Uncharted: tutti i giochi della saga dal peggiore al migliore

di Fabio Ferrari
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Uncharted

Da poco approdata al cinema grazie al film con Tom Holland e Mark Wahlberg, Uncharted è una delle saghe videoludiche più celebri e amate di sempre. Sviluppata da Naughty Dog in esclusiva per Playstation, segue le avventure di Nathan Drake, spericolato e sarcastico cacciatore di tesori che sostiene di discendere dal corsaro ed esploratore inglese Francis Drake. Affiancato dal socio e amico Victor “Sully” Sullivan e dalla giornalista (ed interesse amoroso) Elena Fisher, Nate viaggia per il mondo alla ricerca di città sperdute e reperti storici di immenso valore, scontrandosi ogni volta con nemici senza scrupoli interessati ad accaparrarsi per primi il bottino.

Apprezzata per il coinvolgente gameplay, la splendida grafica, il carisma e l’ottima scrittura dei personaggi, nonché per la storia dal forte sapore hollywoodiano, con un occhio di riguardo a Indiana Jones (di cui Uncharted si può considerare l’erede spirituale), la serie ha saputo guadagnarsi un posto di spicco nell’Olimpo del video gaming e ad oggi si compone di sei capitoli in totale (4 principali più 2 spin-off). Riscopriamoli insieme: ecco tutti i giochi della saga di Uncharted dal peggiore al migliore.

6. Uncharted: Drake’s Fortune

Uncharted: Drake's Fortune

Uscito nell’ormai lontano 2007, il primissimo gioco della saga vede Nathan Drake andare in cerca nientemeno che della mitica El Dorado. Rispetto agli altri titoli del franchise, Uncharted: Drake’s Fortune è indubbiamente quello invecchiato peggio: la grafica è abbastanza datata, la longevità scarsa (si arriva alla fine in poco più di 6 ore), l’ambientazione poco diversificata e il sistema di combattimento presenta alcuni problemi per quanto riguarda l’approccio stealth. Eppure, a distanza di anni, resta ancora un prodotto splendido, in grado di rivaleggiare con certe opere più recenti.

Merito di un’esperienza di gioco tanto semplice quanto appassionante, che alterna sapientemente fasi action ed esplorative, di una sceneggiatura arguta, avvincente ed ironica, ma soprattutto di un trio di protagonisti irresistibile, di cui per la prima volta facciamo la conoscenza: il mentore donnaiolo e senza peli sulla lingua Victor Sullivan, la coraggiosa ed ostinata reporter Elena Fisher e naturalmente Nate, simpatica canaglia abile con le armi e con la battuta sempre pronta. Arrivato in un periodo in cui la saga di Tomb Raider stava ristagnando, Uncharted è riuscito a porsi come valida alternativa alle gesta di Lara Croft, rivoluzionando per sempre il genere dei videogiochi d’avventura in terza persona.

5. Uncharted: L’abisso d’oro

Uncharted: L'abisso d'oro

PS Vita è stata una console portatile sfortunata, che purtroppo non ha avuto il successo che avrebbe meritato. Nella sua breve esistenza non ha sfornato molti giochi, ma quei pochi il più delle volte costituiscono delle vere e proprie perle. Uno è appunto Uncharted: L’abisso d’oro, prequel/spin-off della saga sviluppato da Bend Studio (i futuri creatori di Days Gone). Ambientato alcuni anni prima di Drake’s Fortune, ruota intorno alla ricerca della perduta Quivira, una delle leggendarie Sette Città d’Oro del continente americano.

Nonostante presenti una storia meno intrigante e delle mappe più ridotte rispetto ai capitoli principali, L’abisso d’oro è un titolo sorprendentemente riuscito, che non ha nulla da invidiare ai “fratelli maggiori”. Le animazioni sono di qualità straordinariamente elevata per un gioco portatile e il gameplay riprende le meccaniche storiche arricchendole con le possibilità offerte da PS Vita, in particolare l’uso dei touchpad (sia anteriore che posteriore). Tutto ciò è messo al servizio di un’avventura divertente, più lunga di quelle per PS3 ed ugualmente impegnativa, resa inoltre estremamente rigiocabile dalla ricchezza dei segreti da scoprire.

4. Uncharted: L’eredità perduta

Uncharted: L'eredità perduta

Pensato originariamente come DLC di Fine di un ladro, durante la lavorazione Uncharted: L’eredità perduta è cresciuto così tanto da meritarsi la promozione a gioco stand-alone. Spin-off al femminile collocato cronologicamente dopo il quarto capitolo, ha come protagoniste la collega ed alleata di Drake Chloe Frazier e la mercenaria ed ex nemica Nadine Ross, costrette a lavorare insieme per trovare la Zanna di Ganesh, un’importante ed inestimabile reliquia indiana.

La durata più contenuta rispetto ai predecessori e l’assenza di Nathan Drake non scalfiscono minimamente la grandiosità di un titolo sì minore, ma comunque in grado di regalare sorprese. A cominciare dall’approccio quasi open world, esemplificato da una lunga parte centrale che proietta il giocatore in una mappa di dimensioni straordinarie ed esplorabile liberamente, anche a bordo di una jeep. Enigmi, arrampicate ed intensi scontri a fuoco con temibili avversari impreziosiscono un’opera più che gradevole, che ha il suo principale punto di forza nel rapporto, inizialmente di convenienza e poi di amicizia, tra i due personaggi principali.

3. Uncharted 3: L’inganno di Drake

Uncharted 3: L'inganno di Drake

In Uncharted 3: L’inganno di Drake vediamo Nate imbattersi in una misteriosa società segreta mentre è sulle tracce della mitica città perduta di Ubar, situata da qualche parte nella Penisola Arabica. Questo terzo capitolo è da molti ritenuto un mezzo passo falso all’interno della saga. Comprensibile, considerato che si tratta sostanzialmente di una versione 2.0 di Uncharted 2. Eppure L’inganno di Drake di frecce al proprio arco ne ha molte. Innanzitutto vale la pena menzionare l’eccezionale comparto grafico, che spinge al limite le potenzialità di PS3 anticipando le prodezze del di poco successivo The Last of Us. Un notevole miglioramento visivo che dà il meglio di sé nella resa delle location, le quali si fanno ancora più varie (si va dal sottosuolo di Londra alla Colombia, da un castello abbandonato in Francia al meraviglioso deserto del Rub’ al Khali) oltre a concedere una maggiore libertà di movimento.

Intriganti puzzle da risolvere si alternano poi a numerose e spettacolari sequenze d’azione, tra cui figurano uno scontro in aereo già iconico (tanto da essere citato nel film) e un assalto al convoglio con cavalli chiaramente ispirato a Indiana Jones e l’ultima crociata. Lo script purtroppo presenta diversi buchi di trama e alcuni passaggi superflui (il livello della nave è stupendo, ma di fatto inutile), però compensa ampiamente approfondendo il legame tra Nate e Sully e regalando la villain più riuscita della serie: Katherine Marlow. L’unica vera riserva risiede nel boss finale piuttosto fiacco. Per il resto Uncharted 3 è un gioco bello e sottovalutato, che merita più considerazione di quella che gli viene rivolta.

2. Uncharted 2: Il covo dei ladri

Uncharted 2: Il covo dei ladri

Se Drake’s Fortune era un titolo piacevole ma imperfetto, con Uncharted 2: Il covo dei ladri ci si trova di fronte ad un impressionante salto di qualità. La seconda avventura di Nathan Drake (stavolta alle prese con la ricerca di Shambhala e il mistero delle navi perdute di Marco Polo) è ciò che L’impero colpisce ancora è per Star Wars, o Il cavaliere oscuro per Batman Begins, o ancora Il Padrino – Parte II per… beh, Il Padrino. Un tipico caso di “sequel perfetto”, che prende e migliora ciò che funzionava nel predecessore e lo arricchisce con un sacco di novità interessanti. E così la longevità è raddoppiata, le ambientazioni si moltiplicano (si passa dalla Turchia alle giungle asiatiche, per poi finire sull’Himalaya), la grafica si fa più realistica e dettagliata e il sistema di combattimento viene perfezionato (specialmente la modalità stealth).

Anche la storia è più complessa e coinvolgente, in quanto arricchita da una maggiore attenzione alle psicologie dei protagonisti, da sequenze d’azione memorabili e ancora oggi di forte impatto (spettacolare il livello del treno) e da new entry di spicco. In primis la già citata Chloe Frazier, avventuriera tosta, sensuale e prorompente, divenuta subito uno dei personaggi preferiti dei fan. Uncharted 2 ha costituito un vero e proprio turning point nel mondo dell’industria videoludica, e se non è il migliore della saga, poco ci manca.

1. Uncharted 4: Fine di un ladro

Uncharted 4: Fine di un ladro

Uncharted 4: Fine di un ladro non è soltanto il capitolo più bello della serie, è anche uno dei giochi migliori per PS4 e probabilmente di sempre. Protagonista è un Nate ritiratosi ormai da tempo dal business della caccia ai tesori, che però, dopo aver ritrovato il fratello Sam, a lungo creduto morto, decide di rimettersi in gioco per un’ultima avventura, avente a che fare con Libertalia, colonia perduta fondata dal pirata Henry Avery. Reduci dall’esperienza di The Last of Us, i ragazzi di Naughty Dog realizzano un’opera celebrativa e crepuscolare, in cui più che nei capitoli precedenti la componente emotiva ha un ruolo centrale. Uncharted 4 è un gioco che parla della linea sottile che separa la passione dall’ossessione e di come seguire quest’ultima finisca per ferire le persone che amiamo.

La sorprendente profondità della sceneggiatura non è comunque l’unico aspetto che merita lodi. L’altro è l’elevata qualità tecnica: Fine di un ladro presenta una delle grafiche più iperrealistiche che si siano mai viste nel mondo dei videogiochi, con personaggi digitali incredibilmente espressivi e pressoché indistinguibili da persone reali. Inoltre porta all’estremo quella libertà di movimento già sperimentata nel terzo capitolo, attraverso mappe di enormi dimensioni perlustrabili in tanti modi diversi, grazie anche all’introduzione del rampino. Uncharted 4 rappresenta la conclusione perfetta di una saga perfetta. Non è un caso che sia stato preso come modello principale per l’adattamento cinematografico.

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