Alcune piante d’appartamento, seppur decorative, possono rilasciare sostanze irritanti e peggiorare la qualità dell’aria
Con l’arrivo dei mesi più freddi, molti scelgono di arricchire gli ambienti domestici con piante da interno, trasformando le proprie case in oasi verdi.
Tuttavia, non tutte le piante d’appartamento apportano benefici alla qualità dell’aria: alcune, anzi, possono emettere sostanze irritanti che compromettono il benessere indoor, specialmente in ambienti poco ventilati o in presenza di persone con sensibilità respiratoria.
Piante popolari che possono compromettere la qualità dell’aria interna
Il Ficus benjamina, una delle piante tropicali più diffuse nelle abitazioni italiane, è spesso apprezzato per la sua chioma folta e l’aspetto decorativo. Originario di India, Sud-Est asiatico e Australia, questo albero può raggiungere anche i 30 metri in natura, mentre in vaso resta contenuto a un paio di metri. Nonostante la sua fama di pianta purificatrice, studi aggiornati evidenziano che il Ficus può rilasciare allergeni e composti volatili soprattutto in presenza di sbalzi termici. Inoltre, la sua linfa lattiginosa è un potente irritante e può causare reazioni allergiche anche gravi in soggetti sensibili, in particolare chi è allergico al lattice.

Un’altra pianta molto diffusa è la Sansevieria (nota anche come “lingua di suocera”), apprezzata per la sua facilità di coltivazione e resistenza a condizioni di scarsa luce. La Sansevieria può emettere idrocarburi volatili durante la crescita e, in ambienti chiusi e poco areati, rilascia ossidi di azoto che possono risultare irritanti. Nonostante i suoi presunti effetti purificatori, ricerche recenti indicano che la sua capacità di filtrare sostanze inquinanti in condizioni domestiche è minima e insufficiente a sostituire una buona ventilazione.
Altri esempi di piante potenzialmente problematiche sono la Dieffenbachia, nota per le sue foglie decorative ma capace di rilasciare sostanze irritanti in condizioni di stress ambientale, e il Pothos, che in mancanza di adeguata aerazione può emettere ossidi di azoto. L’oleandro, pianta tossica al contatto, occasionalmente presente in interni, rappresenta un rischio ulteriore per la salute.
La concentrazione di sostanze irritanti aumenta in autunno e inverno, mesi in cui si tende a mantenere chiuse le finestre e l’aria ristagna, soprattutto in ambienti con fertilizzanti chimici o terricci contaminati.
Non tutte le piante sono fonte di emissioni nocive; alcune sono riconosciute per la loro capacità di contribuire a migliorare la qualità dell’aria domestica grazie ad azioni biochimiche che neutralizzano composti tossici. Tra queste spiccano:
- Spathiphyllum (fiore della pace): efficace nell’assorbire formaldeide e benzene, due tra i più comuni inquinanti domestici;
- Chlorophytum (pianta ragno): noto per filtrare il monossido di carbonio;
- Felce di Boston e Palma Areca: utili anche a mantenere il giusto grado di umidità negli ambienti riscaldati artificialmente;
- Pothos dorato, se collocato in zone ben arieggiate, può neutralizzare diversi inquinanti comuni.
Nonostante la popolarità di alcune specie come purificatrici d’aria, è importante sottolineare che molte affermazioni commerciali non sono supportate da ricerche scientifiche affidabili. Ad esempio, la capacità di molte piante di eliminare inquinanti domestici è limitata e quasi mai paragonabile all’efficacia della ventilazione naturale.
Le piante da interno, tuttavia, apportano indubbi benefici estetici e psicologici. Studi recenti confermano che la presenza del verde negli ambienti abitativi contribuisce a ridurre lo stress, migliorare l’umore e aumentare la concentrazione, favorendo un benessere generale.
Per una purificazione significativa dell’aria, si stima che sia necessaria la presenza di almeno una pianta ogni 9 metri quadrati, una quantità non sempre pratica o realizzabile nelle case.
