Scoperta una tecnica di cottura che aumenta l’amido resistente nel riso basmati, aiutando a stabilizzare la glicemia
Il riso basmati conferma il suo ruolo di alimento strategico per chi desidera gestire i livelli di zucchero nel sangue grazie a un impatto glicemico più contenuto rispetto ad altre varietà di riso. La ricerca scientifica più recente ha messo in luce un metodo semplice ed efficace per cucinare il riso basmati, capace di aumentare la formazione di amido resistente, un tipo di carboidrato che aiuta a mantenere stabile la glicemia, con benefici importanti per la salute metabolica.
Il riso basmati è una varietà a grano lungo, apprezzata per il suo profumo unico e la consistenza leggera. La sua peculiarità più rilevante dal punto di vista nutrizionale è l’indice glicemico (IG) più basso rispetto al riso bianco tradizionale, attestandosi intorno a 58, contro valori che possono superare 90 in altri tipi di riso. Questo significa che il basmati provoca un aumento più graduale e meno pronunciato della glicemia postprandiale, risultando una scelta indicata per chi deve gestire la glicemia, come i soggetti con diabete tipo 2 o con rischio di svilupparlo.
La ragione di questo effetto benefico risiede nella composizione dei carboidrati: il basmati contiene una quantità superiore di amilosio, un componente dell’amido che rallenta la digestione e il rilascio di glucosio nel sangue. Inoltre, la presenza di un tipo particolare di amido, noto come amido resistente, può essere ulteriormente incrementata con un accorgimento specifico durante la preparazione.
Amido resistente: il trucco per cucinare il riso basmati e abbassare l’indice glicemico
L’amido resistente è una frazione di carboidrati che sfugge alla digestione nell’intestino tenue, arrivando nel colon dove svolge un’azione prebiotica, nutrendo la flora batterica benefica. Il suo consumo è associato a un minore impatto glicemico, a una maggiore sensazione di sazietà e a un miglior equilibrio metabolico complessivo.

La formazione di amido resistente nel riso basmati è favorita da un processo chiamato retrogradazione, che avviene quando il riso cotto viene raffreddato rapidamente. Studi recenti dimostrano che lasciando il riso basmati cotto a raffreddare in frigorifero per almeno 12 ore si promuove la ristrutturazione delle molecole di amido in forme meno digeribili, riducendo così la velocità con cui gli zuccheri vengono assorbiti nel sangue.
Per ottenere un riso basmati a basso impatto glicemico è importante seguire alcune indicazioni pratiche:
- Sciacquare il riso sotto acqua fredda corrente per eliminare l’amido di superficie che potrebbe aumentare l’IG e per favorire una cottura più leggera e separata dei chicchi.
- Cuocere il riso con un rapporto acqua-riso di circa 2:1, portando a ebollizione e poi lasciando cuocere a fiamma bassa con coperchio chiuso per 12-15 minuti, fino a completo assorbimento dell’acqua.
- Raffreddare rapidamente il riso trasferendolo subito in un contenitore e ponendolo in frigorifero per almeno 12 ore per favorire la retrogradazione dell’amido.
- Riscaldare il riso prima del consumo, se preferito caldo, utilizzando un pentolino con un po’ d’acqua o il microonde. Il riscaldamento non compromette la presenza di amido resistente.
Oltre al vantaggio di un rilascio più lento degli zuccheri nel sangue, l’amido resistente apporta altri benefici salutari:
- Miglioramento della salute intestinale grazie alla sua funzione prebiotica, che favorisce la crescita di batteri benefici e contribuisce a un microbiota equilibrato.
- Aumento della sazietà, che può aiutare a controllare l’appetito e ridurre il rischio di eccessi alimentari, favorendo così la gestione del peso corporeo.
- Supporto alla prevenzione delle complicanze metaboliche, rendendo più stabile l’assetto glicemico e riducendo le oscillazioni che possono danneggiare organi e tessuti.
