I 5 momenti più iconici della presidenza di Sergio Mattarella

di Elisabetta bartucca
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Quasi 40 anni nelle istituzioni, gli ultimi sei dei quali trascorsi a fare il Capo dello Stato richiamando spesso all’ordine maggioranze riottose e parando i colpi di svariate sgrammaticature istituzionali. Sin dal primo giorno del suo insediamento al Colle, il 3 febbraio 2015, Sergio Mattarella, 80 anni il 23 luglio, si è spesso ritrovato nella situazione di dover ricomporre, guidare e sedare gli animi di un paese profondamente diviso. Ma lo ha fatto sempre all’insegna della discrezione e alla possibilità di una rielezione sembra non lasciare spazio: “Sono vecchio, tra otto mesi mi posso riposare”, ha dichiarato di recente parlando agli alunni di una scuola romana, quando manca ormai poco all’inizio del semestre bianco, l’ultimo prima dello scadere del mandato, quello durante il quale non potrà sciogliere le Camere.

Una presidenza segnata dalla mitezza e dai modi pacati, in un momento storico in cui le forze politiche prediligono strilloni e invettive; la stessa sobrietà che ha caratterizzato il suo percorso politico sin dal suo ingresso nel 1983 come deputato per la Democrazia Cristiana, esattamente tre anni dopo la morte del fratello Piersanti assassinato dalla mafia.

In questi anni l’inquilino del Colle spesso appartato, riservato e schivo, ha saputo dare una lezione di compostezza alle giovani generazioni e a quelle più navigate. Qui ci piace ripercorrere i momenti più iconici e significativi della sua presidenza.

1. L’esultanza per la vittoria degli Azzurri agli Europei


Partiamo da una delle ultime immagini, quella di qualche settimana fa in cui sugli spalti di Wembley a Londra per seguire la finale degli Europei, Sergio Mattarella abbandona il proverbiale aplomb per alzare le braccia e esplodere in un sorriso quieto al gol di Bonucci, che ci porterà ai supplementari e successivamente ai rigori. In molti vi rivedranno l’esultanza di Sandro Pertini allo stadio Bernabeu di Madrid nel 1982, quando gli Azzurri vinsero il mondiale di Spagna contro la Germania.
Rimarrà nell’immaginario collettivo anche la battuta ai rigori: “Siamo nella mani, no nelle manone di Donnarumma’”, ma senza perdere la pacatezza che lo contraddistingue.

2. Mattarella si vaccina allo Spallanzani


Ed è successo anche lo scorso marzo quando è entrato allo Spallanzani per ricevere la prima dose di vaccino, dopo aver atteso il proprio turno. Niente foto di rito, solo l’attesa paziente in mezzo alla gente come ha ricordato all’Ansa lo stesso direttore della struttura, Francesco Vaia: “È venuto da noi come un normale cittadino, ha fatto il percorso che normalmente fanno tutti. Ha fatto il vaccino, è rimasto quindici minuti in osservazione e poi è andato via. Come un qualsiasi cittadino. Questo è l’atteggiamento dei grandi uomini”.

3. Il fuori onda del discorso al paese in lockdown


In pieno lockdown a marzo 2020 diventò virale il fuori onda di un suo messaggio al paese, maldestramente messo in rete, in cui dopo diversi tentativi di leggere il discorso si rivolge seraficamente al suo portavoce dicendo “”Giovanni per piacere però scegli una posizione, perché se ti muovi io ti seguo e mi distraggo”, per controbattere poco dopo all’invito di dare una sistemata ai capelli: “Eh Giovanni, non vado dal barbiere neanch’io…”. Insomma, uno di noi, che all’epoca dei fatti ci districavamo tra parrucchieri chiusi e riunioni su zoom. Sono stati i piccoli e spesso inattesi gesti come questo, lontani dal basso profilo iniziale, ad avergli permesso di conquistare sempre maggiore consenso tra gli italiani.

4. L’accusa di impeachment e la formazione del governo Conte I


Non ha mai abdicato alla sobrietà, neanche nei momenti più complicati, che per Mattarella sono iniziati pochi mesi dopo l’inizio del mandato. Nel dicembre 2016 finì per accogliere le dimissioni di Matteo Renzi e si ritrovò a dare l’incarico a Paolo Gentiloni, fino alle nuove elezioni nel 2018 che avrebbero portato dopo una lunga ed estenuante trattativa al governo giallo-verde, guidato da Giuseppe Conte e nato dall’accordo tra Movimento 5 stelle e Lega. Prima di arrivarci si rischiò una crisi istituzionale senza precedenti, un’impasse politica nel corso della quale il suo intervento si rivelò decisivo: il no alla nomina di Paolo Savona al ministero dell’Economia (un’impuntatura di Lega e M5S) perché, come lui stesso precisò, avrebbe potuto “provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro”, gli costò l’accusa di impeachment da parte di M5S e Fratelli d’Italia. Non perse la granitica riservatezza neanche in quell’occasione, si oppose fermamente spiegandone le ragioni in un durissimo discorso. Poco dopo il 31 maggio Conte accettava senza riserve l’incarico di formare un nuovo governo.

5. Il valore della memoria


Un segnale forte fu poi la nomina di Liliana Segre a senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”, la prima nel corso del suo mandato. Una nomina quella della sopravvissuta ai campi di concentramento, all’insegna dell’inclusione, della tolleranza e del valore della memoria, la conferma di un presidente che ha fatto dell’umanità e della pazienza i suoi cardini, senza mai venire meno alla sua funzione di arbitro (come lui stesso si definì durante il discorso di insediamento) e garante dei principi costituzionali e democratici del paese. Sintesi di coraggio e gentilezza.

Tanti auguri presidente!

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