Rottamazione Cartelle esattoriali, mai sentito parlare della regola dei 5 giorni? Ecco che cosa succede con le nuove norme
Comprendere davvero come funzioni la rottamazione delle cartelle esattoriali è, per molti contribuenti, un esercizio di pazienza al limite dell’eroico. Le norme cambiano nel tempo, si intrecciano con circolari, delibere, chiarimenti ministeriali, e il linguaggio utilizzato scoraggia chiunque non abbia una formazione giuridica.
Eppure, dentro questa foresta di norme, esistono piccoli snodi che fanno la differenza e che, paradossalmente, sono proprio quelli meno conosciuti.
Si tratta di dettagli che non finiscono quasi mai in prima pagina, che non compaiono nei titoli dei telegiornali e che, invece, possono determinare l’esito della domanda di rottamazione. Sono le regole che nessuno spiega ma che tutti dovrebbero conoscere, perché racchiudono l’essenza di un meccanismo pensato per offrire un po’ di respiro ai contribuenti in difficoltà.
Tra queste, ce n’è una che sorprende sempre chi la scopre per la prima volta. Una regola che ruota attorno a una manciata di giorni, cinque per l’esattezza, e che proprio per questo rischia di sfuggire a chi non ha l’occhio allenato ai meccanismi della riscossione. È in quella finestra temporale che si gioca una parte cruciale della rottamazione.
Chi segue da vicino la materia fiscale sa bene che ogni nuova edizione della rottamazione delle cartelle porta con sé un carico di aspettative, timori e inevitabili confronti con le misure precedenti. La quinta versione, la cosiddetta rottamazione quinquies, non fa eccezione.
Rottamazione quinquies, in cosa differisce davvero dalla quater
Sta nascendo come un intervento presentato da molti come più morbido e meglio calibrato rispetto alla quater, ma la realtà è più sfumata: privilegia alcuni contribuenti, ne mette in difficoltà altri e introduce meccanismi che meritano un’analisi attenta per evitare sorprese nelle fasi di adesione.

Per comprendere le differenze, basta ricordare il funzionamento della precedente misura. La quater aveva fissato regole stringenti, a partire dalle due maxi rate iniziali, pensate per raccogliere da subito una parte consistente del credito residuo.
Quelle scadenze ravvicinate avevano messo alla prova migliaia di contribuenti, tanto che la possibilità di pagare entro i canonici cinque giorni lavorativi successivi era diventata una vera ancora di salvezza. Con la nuova rottamazione, lo scenario cambia radicalmente: spariscono le rate iniziali pesanti, la durata si allunga e il meccanismo punitivo perde parte della sua rigidità, anche se non senza contropartite, come l’abolizione proprio di quella piccola finestra di tolleranza che molti avevano utilizzato per evitare la decadenza.
La quinquies spalanca le porte a tanti contribuenti rimasti esclusi o decaduti in passato, ma al tempo stesso le richiude per chi è perfettamente in regola con la quater. Per questi ultimi, le cartelle già incluse non potranno essere trasferite nel nuovo piano, obbligando di fatto a proseguire nel percorso già avviato.
Una scelta che crea situazioni molto diverse tra persone che, almeno sulla carta, si trovano nella stessa condizione debitoria. Se si accede a rottamazione quinquies, dunque, è importante ricordarsi che la finestra di cinque giorni di tolleranza non esiste e che un mancato pagamento può precludere l’intero iter.
