In arrivo una tassa sui chilometri percorsi per le auto elettriche: il nuovo sistema potrebbe colpire chi ha investito nella mobilità sostenibile.
Chi ha scelto di passare all’elettrico per ridurre le emissioni e risparmiare potrebbe presto trovarsi di fronte a una sorpresa amara.
In alcune grandi città europee, a partire da Londra, si sta studiando una nuova tassa basata sui chilometri percorsi dalle auto elettriche, un sistema che dovrebbe compensare il calo delle entrate derivanti dalle accise su benzina e diesel.
Una misura che, secondo molti, rischia di trasformarsi in una vera e propria stangata per gli automobilisti “green”, andando a colpire proprio chi ha investito nella mobilità sostenibile.
Una tassa sui chilometri per riequilibrare i conti pubblici
La proposta nasce da un problema concreto. Con la crescita del numero di veicoli elettrici, gli Stati stanno incassando sempre meno dalle accise sui carburanti, da decenni una delle principali fonti di gettito fiscale. A lanciare l’allarme è stato il governo britannico, che si trova a fare i conti con un deficit in aumento e con una perdita stimata in miliardi di sterlin.
Secondo alcune anticipazioni, Londra starebbe valutando un sistema di tassazione proporzionale ai chilometri percorsi, ispirato ai modelli già in vigore in Islanda e Nuova Zelanda. In pratica, ogni automobilista elettrico pagherebbe in base alla distanza effettivamente percorsa.
La cifra ipotizzata è di tre pence per ogni miglio, pari a circa 3,4 centesimi di euro ogni 1,6 chilometri. In media, la spesa annuale si aggirerebbe intorno alle 250 sterline per veicolo, cioè circa 283 euro all’anno.

La notizia ha scatenato immediate reazioni da parte delle associazioni di categoria e dell’industria automobilistica. La Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT) ha definito la proposta “una mossa sbagliata nel momento sbagliato”. Secondo gli esperti, introdurre una tassa di questo tipo proprio mentre i governi cercano di incentivare le immatricolazioni di veicoli elettrici rischia di rallentare la transizione ecologica, disincentivando i consumatori e penalizzando un settore già in difficoltà.
Molti temono inoltre che una tassa sui chilometri possa aprire la strada a controlli più invasivi sulla mobilità dei cittadini, dal momento che per calcolare la percorrenza reale sarebbe necessario un sistema di monitoraggio digitale dei veicoli.
Sebbene la misura sia ancora in fase di studio, il caso londinese potrebbe presto fare scuola. Anche altri Paesi europei, tra cui Germania, Francia e Italia, stanno osservando con attenzione la situazione, consapevoli che il passaggio massiccio all’elettrico comporterà inevitabilmente una perdita di entrate fiscali.
